mercoledì, 27 Gennaio, 2021
Politica

Sardine, 5 stelle e Pd: sarà davvero primavera

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Hanno scelto, chissà se consapevolmente, la fatidica data delle Idi di marzo per tenere le loro assise nazionali: le Sardine a Scampia, i 5 Stelle a Torino si riuniranno tra il 13 e il 15 marzo per decidere il loro futuro.

Ancora non si sa la data del congresso del Pd annunciato da Zingaretti come imminente subito dopo le elezioni Emilia Romagna.

Insomma avremo una primavera congressuale intensa che segue di pochi mesi il congresso lampo, senza se e senza ma, con cui Salvini ha rottamato in 24 ore definitivamente la vecchia Lega Nord di Bossi e ha celebrato la sua leadership incontrastata ai vertici di un partito più nazionalista che nazionale.

Dai 3 prossimi congressi ci si attendono importanti novità.

Cominciamo con le Sardine. Il movimento nato spontaneamente per iniziativa di alcuni brillanti ragazzi e diventato subito punto di riferimento di quanti delusi da questa e quella politica sperano in una spinta innovativa che spazzi via la retorica e la virulenza della politica che ha dominato questi ultimi due anni e porti una ventata di aria fresca e di idee nuove nell’atmosfera stagnante della politica italiana.

Le Sardine hanno destato molto interesse e generato anche grandi aspettative, forse ampiamente superiori agli obiettivi che i loro fondatori si erano dati. Ma ormai la “turbodemocrazia” funziona così: c’è tanta sete di novità che appena appare qualcosa all’orizzonte subito viene considerata la scolta di cui si sentiva bisogno e sovraccaricata di significati e desideri.

Non che sia male tutto questo, ma quest’ansia di nuovo, di cui ci siamo occupati su La Discussione, può far invecchiare precocemente iniziative politiche hanno bisogno di tempo per maturare.

Il caso delle Sardine è emblematico: in meno di un mese sono state costrette a trasformarsi da movimento spontaneo locale a fenomeno nazionale e soggetto politico da cui ci si aspettano soluzioni a problemi annosi.

Il fenomeno delle Sardine è un unicum, diverso dai primi meet-up dei seguaci di Grillo. Sono costrette a crescere in fretta e darsi in breve tempo dei contenuti e a Scampia dovranno scegliere il loro modello organizzativo e decidere in cosa differenziarsi dalla “forma partito” tradizionale, dal modello di movimento verticistico come i 5 Stelle e da quello del partito monocratico senza dibattito interno, come la Lega salviniana.

I 5 Stelle a Torino dovranno affrontare la sida più dura: con una serie di pesanti sconfitte accumulate nel volgere di pochi mesi, senza un capo politico e con profonde divisioni interne i seguaci di Grillo dovranno scegliere una linea politica, dopo il fallimento del loro populismo, e darsi un’organizzazione democratica seria e non basata su opacità e sinedri.

Non sarà facile per loro trovare una strada che dia un senso pieno alla loro presenza nello scenario politico italiano. la loro idea di essere una “terza via” tra la destra nazionalista e una sinistra debole e priva di spinta propulsiva dovrà riempirsi di contenuti, ben più solidi dei No che hanno accompagnato prima la grande vittoria nel 2018 e poi le cocenti delusioni di questi due anni.

Il Pd sarà probabilmente il partito che dovrà cambiare di più, per ricostruire un’ ampia area riformista che non sia sbilanciata verso il tradizionale massimalismo di certa sinistra  ma neanche paralizzata dalle timidezze e dai ritualismi di un partito che non ha il coraggio di fare grandi scelte.

Il Pd ha subito due scissioni pesanti e un forte calo elettorale: no può cavarsela con dei pannicelli caldi ma deve spingersi in mare aperto con coraggio indicando una ritta a tutte le varie componenti di centro “illuminato” e di sinistra che vogliono riformare profondamente l’Italia tenendola agganciata all’Europa.

I 3 congressi dovranno tenere conto uno dell’altro perché ogni diverso posizionamento di ciascuno dei tre soggetti, Sardine, 5 Stelle e Pd, non potrà non avere ripercussioni sulle scelte che saranno fatte.

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