sabato, 2 Marzo, 2024
Cronache marziane

La ricetta Lagarde e i suoi effetti

Qualche giorno fa, circolando per Villa borghese, mi sono imbattuto nell’albero entro la cui cavità il Marziano nasconde la navicella mediante la quale effettua i propri viaggi nel tempo e nello spazio.

Ho dato solo un’occhiata fuggevole e poi, accortomi che il veicolo era in procinto di alzarsi in volo, mi sono avvicinato per meglio capire cosa stesse accadendo: Kurt mi ha visto e – spento il silenziosissimo motore – è saltato giù, chiedendomi cosa facessi da quelle parti; avrei potuto rivolgere a lui la medesima domanda, ma preferito non imbarcarmi in una inutile discussione, vista la permalosità del soggetto e così mi sono limitato a chiedergli se fosse in partenza e per dove.

La risposta è stata sorprendente, perché mi ha detto che non aveva alcuna intenzione di muoversi in questi giorni, visto lo spettacolo che il duello parlamentare maggioranza-opposizione stava offrendo di sé – dalla Giustizia al Fisco – ma soprattutto perché voleva approfondire le conseguenze delle scelte infelici che i governatori delle banche centrali si apprestavano ad effettuare, alzando ulteriormente il costo del danaro per frenare l’inflazione.

Sembra infatti che i principi e le leggi dell’economia siano universali e superino non solo gli Stati e le organizzazioni superstatali, ma si estendano anche agli altri mondi e comunque almeno al pianeta Marte, ove è da tempo condivisa la definizione usata da Carlyle per indicare questa disciplina (governata dalla mano invisibile che muove domanda e offerta) come “la scienza triste”-

A quel punto però non ho saputo resistere alla curiosità di capire cosa diavolo stesse facendo Kurt dentro la sua navicella, se non doveva partire: ho così scoperto che il Marziano stava elaborando – per ritrasmetterla in tempo reale ai governanti del suo pianeta – una grande quantità di dati, per dimostrare a costoro come combattere l’inflazione, alzando i tassi di interesse, è quasi come voler vincere una guerra sganciando una bomba atomica: si può distruggere il nemico, ma gli effetti di quella distruzione ricadranno presto anche su chi la fa esplodere.

Stiamo infatti assistendo ad una gara al rialzo dei tassi, fra il Governatore della Federal Reserve e la Governatrice della BCE, che dimostra come l’esperienza del 2008 abbia insediato ad Entrambi assai poco e non di più a chiunque altro cerchi – dichiarando di voler combattere l’inflazione – di rendere la propria valuta (il dollaro, l’euro, lo yen o altro) più remunerativa per gli investitori e per tutti gli altri che la prescelgano come mezzo di pagamento per le transazioni internazionali.

Anche stavolta il Marziano ci ha visto bene, perché è di questi giorni il fallimento di due piccole (ma importanti per i rispettivi territori) banche nordamericane, ma anche la crisi finanziaria del Credit Swiss: tutti segnali che dimostrano come stiamo avvicinandoci sempre di più all’avveramento delle condizioni che portarono – ora è un quarto di secolo – al fallimento di Lehman Brothers: episodio da cui nacque la più grave crisi del secondo dopoguerra e di cui abbiamo da poco finito di pagare le conseguenze.

Ma si sa, anche l’economia, come tutti i fenomeni umani è soggetta a quello che Nietszche chiamava “l’eterno ritorno dell’eguale” e che i cultori della Scienza Triste definiscono invece come “cicli economici”

Ecco perché sugli altri pianeti si studiano gli errori degli abitanti della terra: per evitare di ripeterli.

La questione non presenta solo aspetti di ordine economico, ma anche di carattere giuridico, perché coinvolge il problema di conciliare l’autonomia delle banche centrali con le politiche economiche di ciascun ordinamento: il dibattito si viene così a spostare dal diritto interno di ciascuno Stato a quello sovranazionale o federale.

Per quel che riguarda l’Unione Europea, occorrerebbe promuovere una Direttiva del suo Parlamento che imponga alla BCE di non abusare della esclusiva discrezionalità, a suo tempo concessale in materia, ma di doversi necessariamente confrontare con il Consiglio dell’Unione prima di procedere al ritocco del tasso di interesse praticato nel prestare denaro alle banche e alle altre istituzioni finanziarie che a Lei ricorrono.

Ben comprendo che le regole dell’economia impongono talvolta – ma solo talvolta – di reagire con grande rapidità: in tali casi la BCE potrà anche intervenire senza previo concerto con il Consiglio, ma ove Quest’ultimo non dovesse successivamente condividere le scelte effettuate in nome dell’urgenza, sarà utile prevedere l’attivazione una procedura, in esito della quale dovrà stabilirsi se quanto accaduto consenta di mantenere ancora il rapporto di fiducia con colui (o colei!) che quelle non condivise scelte ha compiuto sotto la propria responsabilità.

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