sabato, 15 Giugno, 2024
Il silenzio delle parole

Le parole giuste per governare

Le parole giuste per ottenere consenso elettorale, e quindi per governare, sono certamente quelle che ci raccontano del come vivere il futuro, la qualità della vita, le regole sociali, ma incredibilmente queste parole apparentemente così decisive vengono dopo altre parole, quelle che riguardano la reputazione dell’offerta di governo.

Mi spiego. Un programma di governo può essere ricco di appeal ma debole, senza progetto credibile e senza numeri per vincere, e allora cos’è? Un’idea astratta di programma, per dirla in metafora, come un bel nullatenente, privo di tutto, che cercasse di incontrare una ricca ereditiera. Esito improbabile da feuilleton letterario.

È dalla reputazione che bisogna partire, dalle chances di vittoria dell’offerta politica, dalla tenuta nel tempo di una coalizione elettorale, senza tutto questo qualsiasi programma elettorale vale meno che niente.

Mettiamoci nei panni di un elettore: perché votare chi non è credibile? Perché votare chi è privo delle utili alleanze per vincere? Della tenuta per governare con continuità? Soltanto in presenza di queste condizioni l’elettore potrebbe valutare nel merito la bontà di una proposta di governo.

Elezioni in Lombardia e Lazio, abbiamo registrato un crollo della partecipazione al voto, soltanto 4 elettori su 10 sono andati a votare. E a valutare la qualità dell’astensione appare sicuramente penalizzata l’area di centrosinistra.

Il Centrodestra a differenza del diretto competitore, si è presentato al voto unito, e voilà i giochi son fatti. È la prova di quanto sopra, prima lo standing, per dirla all’anglosassone, poi la qualità della proposta di governo.

E allora quali le parole, le locuzioni verbali, i messaggi giusti per vincere le elezioni, prima ancora dei contenuti?

Per cominciare il rispecchiamento con l’avversario, chi è più forte e credibile, in ogni senso e dimensione.

Poi il progetto. Esiste un progetto? È fondato su un qualche realismo? Se la risposta è positiva significa che a monte esiste anche la necessaria unità fra le forze di progetto.

Dopo, ma davvero dopo andiamo a vedere la qualità dell’offerta politica.

Il vento tira verso il Centrodestra, lì il cemento della coalizione c’è e in Italia è diffusa l’opinione che se la destra vince governa anche.

È crollata la credibilità del Centrosinistra, non esiste un progetto e prima ancora soggetti politici capaci di mettersi a lavorare insieme per costruirlo.

Al mutare radicale di questa scena, o quanto meno al raggiungimento di una parità di condizione fra i competitors elettorali, cambieranno disponibilità al voto da parte degli elettori e attenzione ai contenuti dei programmi politici.

Rispettato dalle forze politiche il principio di realtà, cambierà l’Italia.

Parleremo di come realizzare crescita e giustizia sociale, di come coniugare politiche dell’ambiente ed energia, di come garantire equilibrio fra nord e sud d’Italia o di equilibrio fra europeismo e politiche nazionali, fino a spingerci ai temi della pace e della giustizia in un mondo globalizzato, dei problemi migratori, del come fondare un nuovo ordine mondiale.

Due canoni di linguaggio.

Si dia agli elettori il primo e gli elettori torneranno a votare e a valutare il secondo canone, quello delle politiche come entità concrete che rispondano ad un principio di realtà.

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