martedì, 22 Settembre, 2020
Politica

L’anno che verrà

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Il 2019 è stato un anno turbo-veloce per la politica italiana: l’ascesa inarrestabile della destra con Salvini al comando e Meloni al galoppo, le elezioni europee con l’exploit della Lega e il dimezzamento dei 5 Stelle, l’improvvisa crisi di governo di mezza estate, la metamorfosi politica di Giuseppe Conte diventato leader suo malgrado, il ritorno in gioco del troppo ingiustamente massacrato PD, la toccata e fuga di Renzi fautore del governo giallo-rosso e fulmineo scissionista dal Pd, il precoce declino e i dolori del giovane Di Maio, la svolta moderata dell’ayatollah Beppe Grillo, la nascita di Azione di Carlo Calenda.

E tutto questo mentre finiva la storica era Draghi alla BCE, una Commissione europea al femminile e ambientalista si avviava a cambiare la marcia di un’Europa stanca del rigorismo fine a se stesso, in un mondo affaticato da guerre commerciali tra Cina e Stati Uniti e con la Russia sempre più presente nello scacchiere del Mediterraneo a poche miglia dalle nostre coste.

Il 2020 potrebbe essere un anno di riflessione. In Italia il Governo dovrebbe andare avanti in assenza di un’alternativa e per evitare elezioni anticipate che tutti dicono di non temere (ma non è vero) e che molti vorrebbero solo per continuare a inviare in Parlamento 630 deputati e 315 senatori. Ma servirà comunque una nuova legge elettorale con i tempi biblici che il cambio di queste regole richiede.

Ci saranno elezioni regionali, cui si attribuisce un significato politico spropositato. Si celebrerà il referendum sul taglio dei parlamentari, esito scontato, se non gli saranno abbinati altri referendum. Nel frattempo negli Stati Uniti si consumerà lo psicodramma del processo del Senato al presidente Trump, esito scontato anche questo, ma con inevitabili ripercussioni sulla corsa alla Casa Bianca del 4 novembre.

L’economia mondiale starà alla finestra, a ritmo rallentato dal conflitto sempre più forte tra Washington e Pechino, in attesa di capire chi succederà a Trump, quali scenari si delineeranno dopo l’uscita del Regno Unito dall’Europa, con l’inversione di marcia della locomotiva tedesca – fiaccata dalla crisi dell’auto e dal frantumarsi di due pilastri del sistema bancario- che forse smetterà di immolarsi al culto dello “Schwarze Null” e comincerà a fare un po’ di deficit di bilancio con la benedizione della stessa Bundesbank.

Chi non subirà cambiamenti sarà Zar Putin: con un crescente ma dominato dissenso interno,  continuerà a tessere la tela della riconquista del prestigio e della presenza strategica Russa in Medio Oriente e nel Mediterraneo, proponendosi come modello di democrazia totalitaria alternativa alla liberaldemocrazia e punto di riferimento di incoerenti sovranisti che dimenticano le dinamiche imperiali in cui non c’è spazio per altra sovranità se non quella  della capitale dell’Impero.

Come sarà il 2020 per l’Italia? L’economia arrancherà senza infamia e senza lode, il debito crescerà di poco, non ci saranno le riforme strutturali  da sempre necessarie, tanti giovani diplomati e laureati prenderanno la strada dell’emigrazione, ci sarà il redd relationem finale nei 5 Stelle e si arresterà l’ascesa di Salvini, complici anche le vicende giudiziarie che si affollano introno a lui.

Nascerà qualche nuovo partito, sport nazionale. Ma un equilibrio politico stabile non si vedrà all’orizzonte. Continueremo a vivere alla giornata e questo non è un bene. Auguri!

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