lunedì, 17 Giugno, 2024
Sanità

La sanità pubblica sfida il Governo. “Disinteresse e fuga dagli ospedali”

Il tema al centro dell'incontro di oggi tra Meloni e Terzo polo che chiede 6 miliardi in più

“La sanità pubblica si fermerà ore, giorni, settimane per non fermarsi per sempre”, scrivono con totale disappunto  tutte le Associazioni di categoria e i sindacati confederali a nome di medici e dirigenti ospedalieri. I camici bianchi del Sistema sanitario nazionale, si dichiarano delusi dal nuovo Esecutivo e annunciano lotta dura contro il silenzi del governo rispetto alle loro richieste. In mancanza di segnali immediati e concreti, porteranno nelle piazze la loro insoddisfazione e la loro rabbia.

Le promesse non mantenute

Il tema sottolineato è il mancato riconoscimento della situazione di difficoltà e precarietà in cui lavorano medici e personale sanitario pubblico. “Alla sanità del 2023 vengono destinate certo più risorse, ma per bollette e vaccini e farmaci anti Covid, non per servizi e personale”, fanno presente le Associazioni di categoria, “Anche la promessa indennità di Pronto Soccorso viene rinviata al 2024. Niente per il Contratto di lavoro 2019-2021, che prevede incrementi pari a un terzo del tasso inflattivo attuale, e nessun finanziamento per quello 2022-2024”.

Sanità pubblica in caduta

Le condizioni di lavoro dei dirigenti medici, veterinari e sanitari, secondo le sigle sindacali sono: “divenute insopportabili, anche a causa di una pandemia non ancora superata, alimentano uno stato di crisi della sanità pubblica che ha ridotto il Sistema sanitario nazionale a malato terminale”. In più continua l’esodo dei Medici dalle corsie. “Le fughe di massa dei professionisti, insieme con l’insoddisfazione e lo scontento di chi non fugge, suonano un allarme che, però, non arriva alle orecchie del Ministro della Salute e del Governo che non vedono”, accusano i medici, “organici drammaticamente ridotti al lumicino al punto da mettere a rischio l’accesso dei cittadini alla prevenzione e alle cure, insieme con la loro qualità e sicurezza”.

Fuga degli specialisti

Le richieste non sono solo economiche, l’appello lanciato preme per nuove assunzioni, per l’ammodernamento delle strutture e le tecnologie. “Servono investimenti per le retribuzioni e per le assunzioni, perché la carenza di specialisti non può essere colmata dalle cooperative dei medici a gettone”, evidenziano le sigle sindacali, “pagati per lo stesso lavoro il triplo dei dipendenti e gratificati di una flat tax che porta a livelli intollerabili anche il differenziale contributivo. Una miscela che agisce da potente calamita.

Delusi dal silenzio del Governo

L’aspetto più cocente rimane il distacco dell’Esecutivo dopo un accenno di intesa e piena disponibilità. “Le premesse erano state migliori”, osservano le Associazioni di categoria della sanità, “un Governo nuovo, politico in quanto nato dalla volontà elettorale, un medico ministro, un tecnico. Ma ad oggi di tecnico, e di nuovo, abbiamo visto ben poco”, segnalano con rammarico, “Abbiamo registrato solo una dichiarazione circa l’opportunità di aumentare la retribuzione, non ancora seguita da fatti concreti. Nemmeno una convocazione da parte del Ministro, o un accenno, benché richiesto più volte e in più tempi. Non una sola parola”, sottolineano i medici, “sul rinnovo di un contratto di lavoro che impolvera nelle stanze del Ministero dell’Economia e Finanze candidato ormai a gestire anche la salute”.

La “Caporetto” sanitaria

Messi in ginocchio i medici ora annunciano che difenderanno il loro ruolo e il Sistema sanitario pubblico. “Se questa è la considerazione in cui vengono tenuti migliaia di professionisti che hanno evitato al Paese una Caporetto sanitaria, essi reagiranno con un corale “basta”, annunciano al Governo e Ministero, “ai turni eccessivi, al lavoro oltre l’orario dovuto, a fare in tre il lavoro di sei, a rubare tempo alla vita. Per godersi, finalmente, 5 milioni di giornate di ferie arretrate, recuperare 10 milioni di ore di straordinario, stare a casa a Natale e Santo Stefano. Senza farsi mancare Capodanno e Befana”.

Insoddisfazione e rabbia

I dirigenti medici, veterinari e sanitari, in mancanza di segnali immediati e concreti, ora “porteranno nelle piazze la loro insoddisfazione e la loro rabbia”, annunciano “Se per guadagnare attenzione e rispetto occorre fare come altre categorie hanno fatto, noi siamo pronti.
Pronti”, assicurano determinati, “dallo stato di agitazione a tutte le iniziative necessarie per difendere e tutelare la sanità pubblica e il lavoro del suo capitale umano. Da troppo tempo si sta seminando vento. Nessuno si meravigli se si raccoglie tempesta. La sanità pubblica si fermerà ore, giorni, settimane per non fermarsi per sempre”.

Un aiuto dal Terzo Polo

A scendere apertamente in campo in favore delle Organizzazioni sindacali dei medici, veterinari e dirigenti sanitari, è il  Terzo Polo di Calenda e Renzi, che hanno presentato in Senato una “contromanovra” di Bilancio. Maggiori fondi per la sanità pubblica. “Potenziare il fondo sanitario nazionale di 6 miliardi”, al fine sottolineano “di coprire i maggiori costi energetici con 2 miliardi;
coprire i costi legati all’inflazione con altri 2 miliardi; adeguare gli stipendi degli infermieri con 1 miliardo e aumentare le borse di studio per gli specializzandi con un ulteriore miliardo”.

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