mercoledì, 30 Novembre, 2022
Attualità

Fondi anti crisi. Uil e Cgil: troppo pochi. La Cisl chiede più “sforzi”

Sindacati delusi dal Governo minacciano iniziative di protesta

La Uil parla di “elemosina”, la Cgil di misure “insufficienti”, la Cisl che si “faccia di più”. A conti fatti il decreto Aiuti bis, varato ieri dal Consiglio dei ministri, benché metta sul tavolo 14.3 miliardi e dia sostegni a tutte le categorie, e alle fasce più povere di popolazione, non piace ai sindacati. Con osservazioni di merito diverse, – Uil e Cgil che criticano l’inadeguatezza delle misure, e la Cisl che non rinuncia a valorizzare quello che già c’è in attesa di altro – i sindacati hanno parole dure. Ieri sono risuonate particolarmente pungenti le osservazioni e i calcoli della Uil (fatti su fonte Inps) accompagnate dalle parole del segretario PierPaolo Bombardieri “Le misure annunciate dal Governo per i lavoratori e i pensionati sono un’elemosina”. Si tratta di quei tagli sui contributi che secondo la Uil non danno poi quei risultati concreti in buste paga e pensioni.

Cifre esigue, proiezioni Inps

“Le misure annunciate dal Governo”, evidenzia Bombardieri, “relative alla decontribuzione dell’1% per i lavoratori fino a 35 mila euro di reddito e l’anticipo della rivalutazione del 2% per le pensioni nel trimestre ottobre dicembre 2022 sono chiaramente insufficienti a dare sostegno ai redditi dei lavoratori e pensionati”. A dimostrazione presenta uno studio per illustrare che “siamo di fronte a una cifra assolutamente esigua, poche decine di euro: un’elemosina”.

Palazzo distante dai cittadini

Le osservazioni di Bombardieri sono indirizzate alla politica dei leader. “Questo conferma”, dice polemico, “che tra il “Palazzo” e la vita reale, purtroppo, c’è una distanza enorme: emerge l’incapacità di cogliere la realtà fatta di persone che soffrono”.

Poco in busta paga

La Uil chiede al Governo di destinare maggiori risorse a questa operazione che, ricorda Bombardieri, “quando fu annunciata, giudicammo positiva, ma che così attuata diviene irrilevante. L’annunciata ulteriore decontribuzione pari all’1% per i redditi fino a circa 35 mila euro lordi avrebbe un effetto irrilevante sui redditi dei lavoratori, in particolare per quelli con lavori discontinui o retribuzioni più basse”.
La Uil presenta una sintesi. Un lavoratore con un reddito annuo lordo pari a 8.000 euro per le mensilità percepite da luglio a dicembre avrebbe un beneficio complessivo di 36,92 euro lordi, circa 6 lordi in più al mese. Nella fascia di reddito medio dei lavoratori dipendenti del settore privato, pari a circa 20.111 euro annue, il beneficio per il secondo semestre 2022, sarebbe complessivamente di 92,82 euro lordi, 15,47 lordi mensili.

Pochissimo ai pensionati

Per le pensioni, l’anticipo parziale della rivalutazione pari al 2% determinerebbe un incremento degli assegni previdenziali è così sintetizzato. Una pensione media di 952 euro mensili avrebbe un aumento pari a 19 euro lordi, 57 euro complessivi nel trimestre da ottobre a dicembre. Un aumento, quindi, di circa 10 euro lordi al mese ogni 500 euro di pensione percepita.

La Cgil fondi insufficienti

Il decreto Aiuti bis “sul piano quantitativo del tutto insufficiente. Su 14,3 miliardi di manovra c’è un miliardo per i lavoratori e un miliardo e mezzo per le pensioni”. A dirlo è il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini. “Ridurre il cuneo contributivo in questa misura significa ogni mille euro ridurre dieci euro lordi al mese, per le pensioni ogni 500 euro ridurre dieci euro lordi. Cifre assolutamente insufficienti ad affrontare il problema. Questo decreto, così com’è, non va bene”.

Tassare gli extra profitti

Landini sottolinea la necessità di tagliare gli extra profitti per aumentare salari e pensioni. “Abbiamo poi posto il tema degli extra-profitti. In questo caso non intervenire è uno schiaffo in faccia a chi paga le tasse. Per capirci, le entrate di Eni che balzano in alto arrivano dai rincari delle bollette pagati dalle persone. Su questo bisogna intervenire subito. Perché, ripeto, è uno schiaffo a lavoratori e pensionati e a chi ha sempre pagato le tasse. Le forze politiche ci riflettano: non pensino solo a cosa faranno dopo, ma anche a cosa fare adesso per essere credibili”.

La prossime iniziative

Il leader della Cgil annuncia una serie di manifestazioni, sia di natura sindacale che più politica.
“Noi non ci fermiamo, stiamo ragionando su una serie di iniziative”, spiega Landini, “faremo una grande assemblea di tutti i delegati a settembre per fare una nostra proposta per il Paese. Poi l’8 e 9 di ottobre, a un anno dall’assalto fascista alla Cgil, può essere l’occasione per trasmettere la nostra idea di Finanziaria e per costruire una rete europea antifascista”.

In arrivo mesi difficili

Attento alla crisi sociale e a non esasperare i toni, il segretario della Cisl, Luigi Sbarra che sottolinea come sia necessario uno “sforzo in più” che superi i provvedimenti presi e che apra al taglio di extra profitti. “Ulteriori risorse”, per il leader della Cisl, che possono essere prese “con la tassazione deli extra-profitti delle grandi imprese, per associare a queste misure altre che abbiamo richiesto”. La preoccupazione è per i prossimi mesi quando finita l’estate, terminate le elezioni, si alzeranno i problemi economici.
“Il Paese ha davanti mesi complicati”, sottolinea Sbarra, “A settembre bisogna ragionare sulla nota di aggiornamento del Def, a ottobre c’è la legge di stabilità ed entro dicembre bisogna centrare 55 i obiettivi del Pnrr per portare a casa la seconda tranche del Next generation Eu che vale 20 miliardi”, ricorda infine Sbarra, “sono appuntamenti decisivi che la crisi di governo rischia di complicare. Una crisi insensata e inaccettabile che arriva nel pieno di una tempesta sociale, economica e sanitaria”.

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