domenica, 14 Agosto, 2022
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“Dai lavoratori extra-Ue 11mld di contributi all’Inps”. Gli italiani che emigrano sono più degli immigrati

Stando alle statistiche, non esiste più l’Italia che conta un numero di immigrati uguale a quello degli emigrati italiani all’estero.  È maggiore il numero di connazionali che hanno scelto una residenza diversa rispetto a quelli che la richiedono a noi. “L’unica Italia a crescere è, oggi, quella che mette radici all’estero – ha spiegato Delfina Licata, della Fondazione Migrantes -. L’Italia è uno Stato in cui la popolazione autoctona tramonta inesorabilmente e la popolazione immigrata – complice la crisi economica, la pandemia, i divari territoriali e l’impossibilità di entrare legalmente – non cresce più”.

Extra Ue versano 10,8mld, ne ricevono 1,2

E per sfatare un altro falso mito a carico degli immigrati, è bene sapere che senza il loro apporto contributivo ci ritroveremmo in una situazione molto più critica per l’Inps. “I lavoratori extra Ue versano 10,8 miliardi di contributi su 163 miliardi totali – ha dichiarato il presidente dell’Inps, Pasquale Tridico, durante il convegno organizzato da Inps-Migrantes su “Italia, pensioni e mobilità: storie di partenze e di ritorni” -. E percepiscono solo 1,2 miliardi di prestazioni pensionistiche su un totale 300 miliardi.
Significa che contribuiscono molto più di quanto percepiscono“. Il lavoro oggi di cittadini di altre nazionalità che diventano o potrebbero diventare italiani in futuro, restando in Italia o ritornando nei loro luoghi di origine, rappresenta una ricchezza inestimabile, avverte il Presidente della Commissione Cei per le Migrazioni, l’arcivescovo Gian Carlo Perego.

Vantaggi economici per pensionati fuori Italia

L’Italia assiste alla partenza di lavoratori giovani e meno giovani, nonché di pensionati che spendono altrove il proprio trattamento pensionistico. I motivi che spingono a migrare gli italiani che hanno conseguito il diritto a pensione sono sostanzialmente due. Si tratta di genitori di persone emigrate che decidono di raggiungere i figli per aiutarli nella gestione dei nipoti o, semplicemente, per evitare il senso di solitudine oppure, prassi sempre più diffusa, per conseguire vantaggi economico-fiscali previsti da alcuni Paesi.
Nei luoghi che in passato hanno rappresentato le mete di migrazioni degli italiani le comunità di pensionati connazionali registrano un trend in forte decremento, mentre è iniziata, dagli anni 2000, la liquidazione di pensioni di “nuova generazione” in nuove destinazioni. L’Asia e l’Europa sono le aree continentali con le percentuali più elevate di pensioni di vecchiaia, che superano in tutte le aree il 60% del totale.

Tra i giovani adulti sono più le donne a lasciare il Paese

Pertanto, dall’analisi dei pagamenti delle pensioni all’estero si possono trarre interessanti spunti di analisi sulle evoluzioni socioeconomiche nel nostro Paese. I cittadini italiani residenti oltre confine negli ultimi sedici anni sono aumentati dell’82%, le donne in particolare lo hanno fatto dell’89,4%. Un processo che è, allo stesso tempo, di femminilizzazione e di familiarizzazione. A partire, infatti, sono sicuramente tante donne alla ricerca di realizzazione personale e professionale, ma vi sono anche tanti nuclei familiari con figli al seguito, legati o meno da matrimonio.
Le donne italiane in mobilità si distinguono essenzialmente in tre profili: le vedove, che a volte rientrano per medio-lunghi periodi prima di fare ritorno all’estero (solitamente nello stesso Paese in cui sono state emigrate per diversi anni oppure in nuovi Paesi dove sono residenti figli e nipoti); le nonne, che raggiungo figlie, figli e nipoti; e le giovani/giovani adulte che partono da altamente qualificate o con titoli di studio medio-alti.

La pandemia ha rallentato le migrazioni degli italiani

La pandemia ha sicuramente rallentato il “rischio” dello spostamento, soprattutto da parte dei profili più fragili. Se nell’ultimo anno l’aumento della popolazione AIRE è stato del 3%, questo dato diventa il 6,9% dal 2019, il 13,6% negli ultimi cinque anni e ben l’82% dal 2006, anno della prima edizione del Rapporto Italiani nel Mondo edito dalla Fondazione Migrantes.
“Il nostro paese vive un momento molto delicato e saranno decisivi i passi che saranno compiuti alla luce della dinamica demografica che ci sta condizionando sempre di piu’ e della strutturalità della mobilità, in uscita e in entrata, che condiziona i nostri territori. Per questo diventa essenziale – ha sottolineato monsignor Perego – l’analisi e la lettura di questo legame”.
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