lunedì, 15 Agosto, 2022
Politica

Draghi: sull’energia summit straordinario. Ucraina e Moldavia candidati Ue

Geopolitica ed energia in tempo di guerra. Per i capi di Stato dei 27 Paesi Ue e per il Consiglio europeo sono ore di impegno e di nodi da sciogliere in un clima di rotture, ipotesi di accordo, tensioni e soluzioni da individuare. Il Consiglio europeo e i leader Ue hanno vissuto una giornata intensa, con decisioni sull’energia che ha visto l’Italia protagonista.

Draghi: summit sull’energia

Il presidente del Consiglio italiano, Mario Draghi, ha chiesto al Consiglio europeo di convocare un summit straordinario sull’energia nelle prossime settimane. La proposta, è sostenuta da altri Paesi membri, tra i quali la Francia. Prima dell’inizio del Consiglio europeo il premier italiano ha avuto un incontro con il presidente francese Macron a Bruxelles presso gli uffici della delegazione italiana.

“Ribadirò, insieme al Presidente del Consiglio italiano, l’ormai urgente richiesta di iniziative coraggiose a livello europeo, come l’imposizione di un tetto al prezzo all’ingrosso del gas. Questo è un tema di cui discutiamo da molto tempo, purtroppo finora non c’è stata la mobilità necessaria”. Lo ha detto il premier greco Kyriakos Mitsotakis prima dell’inizio del vertice Ue. “Mi auguro che ora tutti i membri del Consiglio europeo riconoscano la necessità di una risposta europea coordinata”, ha aggiunto.

Tetto ai prezzi 
Il riferimento al price cap entra nell’ultima versione della bozza di conclusioni del Consiglio europeo. Il testo, – come riferisce l’Ansa – nel paragrafo dei temi economici, al punto 23, vede l’aggiunta nel quale si legge che il Consiglio “nel contrasto all’uso come arma del gas da parte della Russia e richiamando le conclusioni del 31 maggio, invita la Commissione a perseguire nei suoi sforzi nell’assicurare le forniture energetiche a prezzi accessibili”. Le conclusioni del vertice di maggio invitavano la Commissione ad esplorare le opzioni per calmierare i prezzi, inclusa quella di un price cap temporaneo. “Già il fatto che si ventili” la possibilità di fare il price cap “fa da deterrente ai mercati che possono pensare di fare i picchi fuori controllo”, ha detto il ministro della Transizione Ecologica, Roberto Cingolani.

Scenari in evoluzione

Le decisioni avranno tutte un impatto nei rapporti non solo dentro l’Unione ma con i Paesi dell’Europa Orientale e con la Russia. L’agenda dei lavori prevedeva la Concessione all’Ucraina e alla Moldavia dello statuto di Paesi candidati alla adesione dell’Unione dei Balcani Occidentali e l’allargamento dell’Europa; e il futuro dei rapporti tra Europa allargata con la Federazione Russa.
Nel pieno di una guerra che si trova al suo 120 giorno ad Est dell’Europa, il Consiglio Ue dovrà trovare oggi una una delicatissima quadra, forse impossibile da mettere a punto in 24 ore. Ieri la giornata è stata dominata da voci contrastanti.

Gli sforzi del cancelliere Scholz

Il leader tedesco ha cercato parole di forte incoraggiamento per l’Ucraina.
“È un Consiglio europeo storico. Mostreremo ancora una volta la nostra solidarietà all’Ucraina, ma prenderemo anche una decisione importante per la prospettiva europea dell’Ucraina”. “L’obiettivo è quello di creare le condizioni necessarie per intraprendere questa strada condizionale per l’Ucraina”. Per Olaf Scholz, “Ciò avrà conseguenze per l’Europa, ma ovviamente anche in modo molto diretto per l’Ucraina, i suoi sforzi e le sue iniziative”.

La diplomazia di Macron

Il presidente della Francia, Emmanuel Macron, ieri di fronte alle ipotesi di inclusione e allargamento di nuovo Paesi nella Ue, ha preso tempo per mettere a punto una strategia capace di far prevalere le soluzioni giuste. “Le prossime ore e i prossimi giorni sono importanti”, ha sottolineato Macron, “Vediamo se riusciamo ad arrivare a un accordo tra la Macedonia del Nord e la Bulgaria, è ancora un po’ presto”.

Le tensioni prevalgono

A sottolineare le difficoltà degli incontri è il presidente serbo Aleksander Vucic. “Oggi non è arrivato nessun risultato concreto ma c’è stata una buona discussione, e non voglio sottovalutarne l’importanza: la politica non gira sempre intorno ai risultati. Ma certo, la Nord Macedonia e l’Albania non hanno avuto l’apertura dei negoziati, la Bosnia non ha avutolo status di candidato, il Kossovo non ha ottenuto la liberalizzazione dei visti”, ha sottolineato Aleksander Vucic in conferenza stampa dopo l’incontro con i leader Ue. Vucic ha poi detto di essere d’accordo con la proposta di Macron per una “comunità politica” poiché è l’unico modo per i Balcani di “essere ascoltati”.

La delusione dell’Albania

Il premier albanese, Edi Rama, al termine del vertice Ue-Balcani, non ha nascosto il suo dissenso per come sono andati i lavori.
“Lasciatemi esprimere il mio profondo lutto per l’Unione europea. Mi dispiace per loro e spero che li possiamo aiutare”, ha commentato Rama, “Michel mi ha detto che avevo tre minuti per l’intervento, gli ho detto che si concretizzassero le cose ci basterebbero trenta secondi. Ma se non si procede, allora tre minuti non bastano”, ha aggiunto.
“Dicono che Vladimir Putin è malato. Forse, forse non sta molto bene, ma sicuramente questo posto non sembra molto in salute”. “L’aggressione russa” all’Ucraina, continua, “sta ricevendo un aiuto non richiesto da un Paese Nato, la Bulgaria”, che bloccando l’avvio dei negoziati di adesione con Macedonia del Nord e Albania “aumenta il risentimento” nella regione.
“Continueremo il percorso di adesione”, aggiunge Rama,”sperando che nel prossimo secolo saremo membri. La verità” è che il problema “non è semplicemente la Bulgaria, che è una disgrazia, ma lo spirito distorto dell’allargamento. Ventisei Paesi sono impotenti tutti insieme” davanti al veto messo da un singolo Paese, la Bulgaria.

Il caso Bulgaro

Il primo segnale che le tensioni avrebbero dominato la giornata è arrivato nel primo pomeriggio di ieri quando la conferenza stampa dei leader dell’Ue e dei Paesi dei Balcani Occidentali, prevista in tarda mattinata è stata annullata. La discussione tra i leader è stata “franca”, hanno riferito fonti Ue, il che vuol dire, in linguaggio diplomatico, che si sono dette cose anche “molto dure”. La presidente della Commissione Europea, Ursula Von der Leyen, era comunque attesa al prevertice del Ppe.

Il risentimento della Macedonia

“Ho espresso l’insoddisfazione del mio governo e della popolazione”, ha voluto sottolineare il premier della Macedonia del Nord, Dimitar Kovacevskis, “per le dinamiche del processo di adesione e l’avvio dei negoziati. La Macedonia del Nord è candidato da quasi 18 anni. Abbiamo firmato l’accordo di associazione 21 anni fa. Nel marzo 2020 il Consiglio europeo ha deciso per l’avvio incondizionato dei negoziati tra la Macedonia del Nord e l’Unione europea. Ma siamo qui e i negoziati non sono ancora partiti. Ciò che succede ora è un problema serio per la credibilità dell’Ue. Stiamo perdendo tempo prezioso che non abbiamo a disposizione”. “La Macedonia del Nord e l’Albania”, ha fatto presente Dimitar Kovacevskis, “ma anche tutta la regione, non possono restare bloccati in questa situazione a causa di un Paese non riesce a coordinarsi e sbloccare il nostro percorso europeo. Non dobbiamo permettere che problemi bilaterali diventi multilaterali”.

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