mercoledì, 19 Giugno, 2024
Società

Giustizia e dintorni

Il diritto non si amministra a colpi di referendum.

Soprattutto quando si chiamano i cittadini a doversi prendere una laurea in giurisprudenza per comprendere i quesisti sui quali votare.

È stato fatto anche in passato, ma la predisposizione dei quesiti referendari falliti domenica scorsa è stata tra le più micidiali per qualsiasi soggetto, come chi scrive, che studia e pratica il diritto da svariati anni.

Ma i politici italiani si stanno specializzando, chi più chi meno, in tutti i partiti, a scivoloni tecnico-giuridici  di cui pur qualcuno dovrà parlare, come bene ha fatto il Direttore di questo Giornale a proposito dei referendum defunti.

Vi sono infatti politici che fanno nascere o terminare i virus coi decreti, e virologi che fanno i giuristi e decidono – come fa oggi qualcuno – che le scuole sono più contagiose delle discoteche. Gli esami dei nostri studenti sono un diritto costituzionale, e quello alla salute prevede trattamenti non vessatori, come quello di togliere loro fiato e concentrazione per fargli sostenere gli esami con quello che ormai i virologi più assennati, oltre che due Sottosegretari di Stato, definiscono un inutile orpello: la mascherina.

Se parliamo poi di “giustizia”, concetto alto e nobile, dobbiamo tornare a ripetere che le riforme le fa il Parlamento, cui i cittadini le hanno già demandate senza bisogno di referendum. Si stanno discutendo, alcune degne di nota, altre vanno riviste, ma tutto sommato il progetto Cartabia – insigne giurista – va bene, e nessuna segreteria di partito ne capisce di più del nostro attuale Ministro di Giustizia.

Ma è Giustizia anche quella che si deve concedere a cittadini spaventati sempre di più dalle conseguenze di una guerra non voluta, e cui non possiamo permetterci di accedere. Dopo l’estate, senza condizionatori perché non ce li possiamo permettere, e con personale ridotto e alberghi chiusi causa reddito regalato senza lavorare (altra in-Giustizia), i cittadini vorranno scaldarsi, nonché usufruire dei servizi essenziali che si bloccheranno a causa del caro energia, che ha già raggiunto livelli insostenibili (tranne che, ovviamente, per i paesi ricchi sia di energia che col debito pubblico inferiore al nostro, in pratica tre quarti del mondo!)

Molte imprese stanno già chiudendo, dati alla mano. E a quei lavoratori, francamente, non interessa niente né di Putin né di Zelensky. Nemmeno a noi, ora che c’è il blocco del gas. Mi spiace, tengo famiglia!

Sarebbe “giusto” anche fare la pace, partendo da volontà reciproche.

Altra cosa “non Giusta” è la politica monetaria della Bce che, di colpo, si accorge che deve tagliare i viveri a paesi sull’orlo della recessione da Covid e da guerra. Lo sta per fare anche la Fed, banca di un Paese che ha finalmente deciso di limitare la vendita interna delle armi, purtroppo non quella internazionale.

Giustizia è anche quella delle magistrature, che la amministrano nell’ambito di quanto loro concesso dalla Costituzione e dai codici di rito, non dalle correnti politiche cui è loro vietato di appartenere. I magistrati non hanno altri padroni che la Repubblica, e noi cittadini. Referendum o no, questo è il principio sacrosanto dell’azione giudiziaria.

Il cahier de doleances è infinito. Dai cittadini che aspettano aiuti e finanziamenti per i quali sono finiti gli stanziamenti, a quelli che attendono la semplificazione delle procedure per accedervi e che le “promesse da PNRR” vengano mantenute.

Vi sono poi le forze dell’ordine senza potere, per cui le nostre città diventano violente e insicure come non mai, dato che non ci si può – per fortuna – fare giustizia da soli, ma non va sottovalutato che molti ci stanno già pensando (si veda il caso Milano dell’altro ieri). E a settembre è facile immaginare pericoli di tenuta sociale, soprattutto se ci dovessimo mai inventare – a fronte dell’influenza che come ogni anno arriverà a ottobre inoltrato – provvedimenti restrittivi che hanno mostrato di fare solo danni, dato che la scienza per fortuna (e lode a Lei!) ci ha donato vaccini e cure.

Potremmo continuare, ma è tedio.

Quando all’indimenticato Giulio Andreotti alcuni giovani chiesero consiglio su come chiamare una nascitura Rivista, egli suggerì: “Concretezza”. Fondiamola oggi, passando per le regole, quelle che i nostri padri ci hanno insegnato e che abbiamo purtroppo dimenticato.

*Ranieri Razzante – Giurista

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