lunedì, 8 Agosto, 2022
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Previdenza. sindacati pronti al nuovo confronto: flessibilità in uscita e aumento delle pensioni

Dopo i danni di quota 100 e in vista della fine di quota 102. Draghi pronto al confronto

“Momento di agire”. I sindacati sono pronti ad arginare quella che definiscono: “una situazione drammatica”. Salari e pensioni sono una priorità che, scandisce il leader della Cgil, Maurizio Landini, “Anche al Governo”,  osserva, “si stanno rendendo conto che la situazione è esplosiva, manca una mensilità piena ai lavoratori”.
“Il 2 maggio abbiamo avuto un incontro con il presidente del Consiglio”, ricorda ancora Landini, “poi non ci sono state altre convocazioni. Stiamo andando verso una situazione drammatica”.

Pensioni lo stop, cosa accade

Per sindacati e Governo sarà un confronto determinante e difficile.
Finora sono state fatte simulazioni di età di uscita, i costi delle varie opzioni, e le possibili soluzioni che restino nel perimetro indicato dal premier Draghi: quella di una riforma che non pesi sui conti pubblici. Operazione difficile. Lo stato dell’arte vede i “danni” provocati da Quota 100; mentre oggi è in vigore Quota 102: (64 anni + 38 di contributi) che scadrà a fine dicembre. Attive ci sono anche altre due misure considerate necessarie dai sindacati, le proroghe di Opzione Donna e APE Sociale, in questo ultimo caso c’è uno scivolo a 62 anni per dipendenti di imprese in crisi.

Il passaggio di Quota 102

L’impianto della riforma voluta dal premier è nel sistema contributivo. “Tanto versi tanto avrai”, per evitare disequilibri economici e ingiustizie sociali. Ma c’è anche un altro obiettivo ed è quello di realizzare una riforma condivisa. I sindacati chiedono che sia garantita la flessibilità di uscita dal mondo del lavoro. Per Cgil, Cisl e Uil è necessario lasciare l’opzione agevolata riservata alle donne e alle categorie svantaggiate. Con una uscita graduale da Quota 100 a Quota 102. Percorso che deve essere ancora completato nel corso dell’anno, mentre il tempo stringe.

Il problema “Giovani”

I sindacati hanno molto insistito sulle tutele da dare ai giovani. La priorità è assicurare un inserimento nel mondo del lavoro stabile.
Abbattere quindi le carriere discontinue e gli stipendi bassi, in modo da garantire future pensioni più remunerate. I sindacati hanno insistito anche sui temi legati al reddito dei pensionati, come la rivalutazione degli assegni e la 14esima, fino alla pensione complementare.

Le ipotesi in discussione

Le proposte dei sindacati e quelle di Governo per ora sono distanti.
Cgil, Cisl e Uil con la Lega puntano a Quota 41 che prevede la pensione anticipata, con 41 anni di contributi. In questo caso l’importo è calcolato con sistema misto o retributivo. Quota 41 infatti ricalca un’altra misura già in vigore, la “Pensione Precoci”, attualmente ci vogliono 42 anni e dieci mesi per gli uomini e 41 anni e dieci mesi per le donne. Il piano che Lega e sindacati hanno in mente è di poter portare in discussione una Quota 41 per tutti, senza limiti di età e di categoria. Il Governo potrebbe però una asticella, cioè dare l’ok ma solo per alcune tipologie di maestranze, quelle che svolgono lavori gravosi. L’idea che il Governo, sempre secondo indicazioni ufficiose, prevede di realizzare è più in linea ad Opzione Donna. Nel merito una pensione anticipata con un intero calcolo contributivo. Con degli aggiustamenti che prevedono un pensione a 64 anni di età con assegno previdenziale maturato pari ad almeno 2,8 volte l’assegno sociale; oppure pensione a 64 anni di età e 36 anni di contributi, senza limiti sul valore dell’assegno. Un’altra idea è una uscita a 64 anni con penalizzazione minima dell’assegno. Con l’eccezione per soggetti e categorie più deboli.

Interesse per il calcolo Inps

Una via di mezzo è la proposta Inps, capace di ridurre i costi ed evitare contrasti. In pratica si può uscire a 63 anni ma solo con un calcolo della quota contributiva della pensione. Ad esempio: 63 anni di età con almeno 20 anni di contributi ed un importo minimo di 1,2 volte l’assegno sociale. Al raggiungimento dell’età per la pensione di vecchiaia, 67 anni, il pensionati percepirebbe anche la quota retributiva maturata.

Costi, ricerca di un equilibrio

Capitolo anche più delicato e da affrontare è quello delle risorse finanziarie. Il Governo ha posto una linea di demarcazione per la riforma pensioni 2023. Ad indicarla il ministro dell’Economia, Daniele Franco, presentando gli obiettivi previdenziali inseriti nel DEF (Documento di Economia e Finanza), ha ricordato che la riforma deve essere fatta: “nel pieno rispetto dell’equilibrio dei conti pubblici, della sostenibilità del debito e dell’impianto contributivo del sistema, occorrerà trovare soluzioni che consentano forme di flessibilità in uscita ed un rafforzamento della previdenza complementare”.

Governo e sindacati

La prossima settimana la Cgil terrà l’Assemblea nazionale. Sarà l’occasione per il sindacato di Landini di tornare alla carica per dare la precedenza ad un ritorno al tavolo della trattativa. Da Palazzo Chigi filtra l’interesse del premier Mario Draghi a riavviare il confronto. Il tema più che la previdenza però rischia di essere la crisi, la guerra in Ucraina, l’inflazione, l’aumento dell’energia e generi alimentari.
Quindi i conti e un welfare da mettere al riparo.

Fonte foto: governo.it

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