giovedì, 30 Giugno, 2022
Attualità

Gianni Lettieri: “Se non crescerà il Meridione non crescerà l’Italia”

Il Presidente di Atitech interviene sui temi del Mezzogiorno e dell'attuazione del Pnrr

Riportiamo di seguito un estratto della video intervista de La Discussione a Gianni Lettieri, Presidente di Atitech.

Presidente Lettieri, qual è il suo timore e qual è la sua visione rispetto a questa emergenza davvero inaspettata, la guerra Russia – Ucraina?
È una tragedia inaspettata, arrivata proprio quando stavamo venendo fuori dal disastro pandemia, il mio timore è che duri troppo. In Europa non ce lo possiamo permettere, le nostre aziende, i nostri mercati, le nostre famiglie, subiranno pesanti conseguenze, più di ogni altro continente, in USA neanche se ne stanno rendendo conto. Il costo più alto lo paga l’Europa e le nostre imprese. Le faccio un esempio veloce sulla nostra azienda: abbiamo tre aerei a Capodichino, di compagnie russe, che sono fermi; finiti ma che non possono ritirare, immagino cosa possa significare per tante aziende manifatturiere. Le diplomazie europee hanno sottovalutato il problema Russo/Ucraina, commesso qualche errore di valutazione, si poteva gestire diversamente. Ciò che sta facendo Putin è ingiustificabile ma penso che la guerra si poteva evitare. È giusto il sostegno che stiamo dando all’Ucraina, ma le diplomazie Europee devono agire tempestivamente per arrivare alla pace, con proposte concrete; dal punto di vista economico il trascorrere del tempo porta seri problemi, soprattutto per l’impennata dell’inflazione. Le aziende erano abituate a lavorare da anni con i tassi d’interesse bassi che adesso cominciano a salire, il debito avrà costi più alti e frenerà gli investimenti. Così come l’incremento delle materie prime, contribuiranno a peggiorare i conti creando sempre maggiori difficoltà alle famiglie, che devono anche fronteggiare il raddoppio delle bollette e dei costi di beni di prima necessità, come gli alimentari.

Ma pensa che oggi le diplomazie sono ancora in tempo?
Assolutamente si, bisogna crederci. Condivido la decisione di Draghi di andare negli Stati Uniti per parlare riservatamente con Biden sull’evoluzione della guerra. Probabilmente dopo questo colloquio la diplomazia agirà in modo più veloce ed efficace.

Progetti futuri per Atitech?
Atitech è cresciuta molto negli ultimi anni. È stata conclusa l’acquisizione del 70% di SEAS, società di manutenzione di linea con sede a Bergamo e basi in tutta Italia; il restante 30% è rimasto ai due soci fondatori, che continueranno a gestire l’azienda. Inoltre, è stato chiuso il contratto con IAI – società aerospaziale Israeliana – per la conversione dei 737 Boeing da passeggeri a cargo. Adesso siamo molto impegnati su Fiumicino, abbiamo partecipato al bando di gara per la vendita del ramo maintenance di Alitalia in amministrazione straordinaria.

Cosa significa per Atitech?
Significa rilevare tutta la parte di manutenzione che Alitalia faceva su Fiumicino. Hanno messo in vendita tre parti dell’azienda: noi abbiamo partecipato al bando e adesso stiamo portando avanti una trattativa per chiudere, e firmare a breve il contratto di acquisizione del ramo manutenzione, con circa 1000 persone. Questo è il progetto a breve termine, che auspichiamo di concludere nei prossimi 15-20 giorni. Abbiamo un altro progetto importante: Olbia. Circa 7-8 mesi fa Atitech comprò, dalla liquidazione in bonis di Air Italy, i laboratori e tutto il magazzino, valorizzati circa 30 Mil di Euro. Ci fu chiesto dalle istituzioni di non abbandonare le professionalità della compagnia e di valutare la possibilità di fare una iniziativa su Olbia nei due hangar sull’aeroporto un tempo utilizzati da Meridiana e Air Italy. Il progetto che abbiamo presentato alle istituzioni riguarda una iniziativa unica in Italia, la manutenzione e gli allestimenti di business jet. Insomma stiamo lavorando per riportare in Italia una infrastruttura importante per il Paese, la manutenzione aeronautica a 360 gradi, dai motori ai componenti, dalla linea alla fusoliera.

A livello di sistema Paese cosa ritiene debba avere priorità nell’agenda governativa da qui a un anno?
La priorità è di spendere bene e velocemente i fondi del Pnrr: abbiamo un’occasione unica, imperdibile, per riequilibrare il Paese e per colmare il gap che ancora separa il Sud dal Nord dell’Italia. Serve all’Italia intera, non solo al mezzogiorno, e se non crescerà il meridione non crescerà il Paese. Non dimentichiamo che per decenni il Pil del Nord è cresciuto al 3/4% l’anno, quindi un buon numero, ma sommato a quello del mezzogiorno, faceva crollare miseramente quello nazionale al di sotto dell’uno per cento. Vi è, dunque, l’assoluta necessità di unire il Paese, anche sulla produttività. Quello che però mi preoccupa nell’attuazione di questo ambizioso e necessario programma, è il grado di preparazione di molte istituzioni del mezzogiorno. È vero che vi è una pesante mancanza di risorse umane ma sappiamo anche che, storicamente, non è mai esistita una grande capacità progettuale e di spesa al sud. È sufficiente osservare quanti miliardi di euro di fondi strutturali della Comunità Europea non siano stati spesi. Questi fondi poi, non solo sono stati disimpegnati, ma sono andati a beneficio di Paesi concorrenti del nostro Meridione, soprattutto dell’Est Europa.

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