sabato, 25 Giugno, 2022
Ambiente

“Disuguaglianze e Diversità”, Terzo settore a confronto su periferie, degrado e Pnrr

La coesione e la giustizia sociale, al centro delle politiche finanziarie della Ue, passano necessariamente anche per la qualificazione delle periferie urbane, tema particolarmente avvertito nelle grandi città come Roma. Il PNRR può essere una grande occasione per affrontare il problema. “È urgente una maggiore co-programmazione territoriale e una politica integrata e pubblica che metta davvero al centro le periferie – avverte Stefano Ciafani, presidente di Legambiente, al Forum del Terzo Settore su “Disuguaglianze e Diversità” -. Il processo di transizione ecologica deve partire proprio dalle periferie, lavorando su efficientamento energetico, mobilità sostenibile, riqualificazione degli spazi urbani e del verde, contrasto della povertà energetica ed educativa”.

Disuguaglianze ambientali e sociali più evidenti nelle periferie

È nelle periferie che emergono maggiormente le disuguaglianze ambientali e sociali, compensate fortunatamente da un importante attivismo sociale e culturale. Le associazioni spingono, dunque, per un confronto con le istituzioni sugli strumenti di intervento messi a disposizione dal PNRR e offrire suggerimenti su soluzioni concrete. Molte, infatti, le buone prassi di questi ultimi anni di attivismo sociale nate proprio nei contesti periferici: dalla Comunità energetica e solidale di Napoli Est ai Giardini di Pitagora di Crotone, dal progetto Piazza dei Mestieri a La rete dei “Numeri pari”, fino alla Fondazione Charlemagne, al lavoro della Rivista impresa sociale e del Welforum.it.

La via maestra è la co-programmazione con le fasce deboli

Se le differenze territoriali sono effetto di povertà e distanza dai servizi essenziali e di qualità, di degrado e inquinamento, producono disuguaglianze sociali e culturali e determinano veri e propri fenomeni di ingiustizie territoriali. “Diventa fondamentale parlare di periferie al plurale – dice Legambiente – che possono anche collocarsi al centro della città storica, ma sempre segnano una “lontananza” dal centro in quanto luogo metaforico della ricchezza e del benessere”. “Ancora una volta non si tratta di scoprire un nuovo dispositivo magico – commenta Fabrizio Barca, co-coordinatore del Forum Disuguaglianze e Diversità – Si tratta, piuttosto, di estrarre da queste esperienze i tratti di un’azione di sviluppo da portare a sistema. Esiste un ‘metodo nuovo’ fatto di co-programmazione e partecipazione anche dei più vulnerabili”.

Cosa si intende per ricchezza comune

Il degrado ambientale, dunque, genera nuove e ulteriori differenze sul piano sociale, perché impoverisce progressivamente il patrimonio di ricchezza comune e la qualità di vita delle persone. Inoltre, i costi della riparazione sottraggono risorse alla spesa pubblica riducendo le disponibilità per il welfare. Infine, di fronte alle aree degradate e inquinate, chi può se ne va, causando moderne forme di segregazione sociale, culturale e politica. Per ricchezza comune si intendono i servizi pubblici (asili nido, servizi per l’infanzia, scuole, servizi sanitari, servizi di mobilità, biblioteche, servizi culturali etc.), i parchi e le aree verdi, gli spazi comuni (es. piazze) e i luoghi di aggregazione, la qualità e salubrità dell’ambiente (aria, rumore, acqua, modalità della mobilità, etc.). Le disuguaglianze relative alla ricchezza comune riguardano la possibilità delle persone di accedere o meno a questa ricchezza.

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