giovedì, 14 20 Novembre19
Esteri

L’Iran protegge la sua influenza in Libano ed Iraq

L’Iran si sta organizzando con i suoi principali alleati, in Iraq e in Libano, al fine di agevolarne il cambiamento politico date le proteste, ormai crescenti, in entrambi i Paesi.

I manifestanti in Libano e in Iraq principalmente si oppongono alla corruzione governativa e contestano soprattutto il sostegno dell’Iran per le fazioni sciite che rappresentano la struttura chiave di potere.

Tuttavia l’Iran, cerca con ogni mezzo, di mantenere la sua influenza in entrambi i Paesi.

La tattica utilizzata dall’Iran, al fine di soffocare le proteste e, quindi, fornire un importante supporto ad entrambi i governi consiste nell’utilizzare le Guardie Rivoluzionarie islamiche, da sempre Corpo scelto iraniano.

Nel mese di ottobre, le proteste più significative sono scoppiate in Iraq e in Libano – Paesi in cui l’Iran ha sempre cercato di interferire, ormai da decenni al fine di poter inserire fazioni sciite filo-iraniane all’interno di posizioni chiave di potere. In Iraq, le fazioni sponsorizzate dall’Iran come grandi oppositori al regime di Saddam negli anni 1980 e 1990, ora occupano posizioni di grande potere sia all’interno dell’Assemblea Nazionale che nelle milizie riserviste irachene le quali non al comando militare nazionale iracheno. In Libano, l’Iran è riuscito, attraverso le sue molteplici interferenze, ad ottenere una percentuale significativa nei seggi in Parlamento libanese rappresentati dagli Hezbollah libanesi. Alcune forze armate dell’esercito nazionale libanese stanno rientrando dalla vicina Siria dopo aver salvato con successo il regime del Presidente Bashar Al Assad che altrimenti rischiava di essere rovesciato senza il loro intervento congiunto alle forze russe e turche.

Le proteste sia in Iraq che in Libano non sono stateaccese in diretta opposizioneall’influenza iraniana, anche se, soprattutto in Iraq, andavano in quella direzione. I motivi che hanno scatenato tali proteste riguardavano in primo luogo la dilagante corruzione della classe dirigente dei due Paesi oltre che condizioni sociali ed economiche estremamente precarie. In particolare i manifestanti accusavano Hassan Nasrallah, leader Hezbollah, di essere fortemente coinvolto in una cattiva gestione governativa oltre che di corruzione. In Iraq durante le proteste i manifestanti hanno rivendicato la necessità di ridurre l’influenza iraniana dando fuoco al Consolato iraniano a Karbala.

I leader iraniani hanno riconosciuto che i disordini riguardavano gli investimenti iraniani al fine di diffondere la loro influenza nei due Paesi. Dopo un iniziale tentennamento il Governo iraniano ha ammesso l’esistenza di un accordo con i suoi alleati al fine di apportare alcuni cambiamenti nella leadership di entrambi i Paesi dove si sono verificate le proteste. Il leader supremo iraniano Grande Ayatollah Ali Khamenei dichiarando che nei disordini popolari tra cui quelli del 2017/18 e la rivolta del 2009, le tattiche di “soppressione”, intimidazione e coercizione avevano aiutato l’Iran a mettere ordine, in qualche modo la dichiarazione voleva indurre i governi iracheno e libanese a promuovere e legittimare l’uso della forza nei due Paesi.

L’obiettivo dell’Iran è sempre quello di minimizzare gli episodi di violenza che si sono verificati durante le manifestazioni qualificando le perdite come dei danni collaterali. In verità l’intento dell’influenza iraniana non è certo quello di incoraggiare la leadership irachena e libanese a cambiamenti, soprattutto, nella struttura politica dei due Paesi. Tuttavia sembra che i due leaders, libanese ed iracheno, siano arrivati al “capolinea”. È indubbio che se il leader iracheno Abdul Mahdi dovesse cadere l’Iran si preoccuperebbe immediatamente di sostituirlo con un leader vicino all’Iran come è l’attuale governo di Baghdad.

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