lunedì, 15 Agosto, 2022
Agroalimentare

Esportazione di cereali. L’UE contesta il blocco dell’Ungheria. Giansanti (Coldiretti): rifornimenti assicurati ma la Fao è in allarme

Geo politica, economia e scambi commerciali sempre più determinanti nei rapporti tra Paesi dell’Unione. È il caso della decisione dell’Ungheria di introdurre rigide limitazioni alle esportazioni di cereali a causa della guerra in Ucraina.
La Commissione europea, riferisce in una nota Confagricoltura, ha formalmente chiesto al governo ungherese di ritirare il provvedimento con il quale, all’inizio di marzo, sono state introdotte rigide limitazioni alle esportazioni di cereali.

Un bando ingiustificato

“Nella lettera firmata dai commissari UE all’Agricoltura e al Mercato Interno”, evidenzia Confagricoltura, “si sottolinea che le misure varate, in sintesi la preventiva autorizzazione delle autorità statali, hanno l’effetto di un vero e proprio bando alle esportazioni”.
Secondo i dati della Commissione, l’Italia importa annualmente dall’Ungheria circa un milione di tonnellate di grano tenero e 1,5 milioni di tonnellate di mais.

Regole infrante

Oltre ad infrangere le regole del mercato unico, sottolinea la lettera della Commissione, il decreto varato dall’Ungheria è immotivato anche sotto il profilo strettamente economico. “Con una produzione di grano tenero e mais che ammonta ad oltre 200 milioni di tonnellate, l’Unione è tra i principali esportatori di cereali a livello mondiale”, ricorda la Confederazione.

L’intervento Ue sui rifornimenti

“Grazie ad una politica agricola comune (PAC) finora orientata sulla produzione e sulla competitività delle imprese”, commenta il presidente di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti, “i rifornimenti per i cittadini europei continuano ad essere assicurati, anche se dobbiamo fare i conti con un aumento senza precedenti dei costi che, senza adeguati interventi da parte della UE e del governo, può limitare i cicli produttivi”.
“L’Unione europea ha anche una responsabilità in termini di sicurezza alimentare nei confronti dei Paesi meno avanzati”, prosegue Giansanti, “In un recente rapporto del WTO si rileva che in Africa e nel Medio Oriente le importazioni di grano da Ucraina e Federazione Russa coprono il 50% del fabbisogno di cereali”.

Programmi Fao e Ucraina

In alcuni Paesi africani già si registrano aumenti dei prezzi per i cereali tra il 50 e l’80%. Quasi la metà del grano gestito dal Programma alimentare mondiale della FAO arrivava dall’Ucraina. “Senza un programma straordinario di aiuti”, conclude il presidente di Confagricoltura, “c’è il rischio di una crisi alimentare su scala
internazionale che avrebbe pesanti conseguenze di ordine sociale e sul fronte dell’immigrazione clandestina”.

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