domenica, 3 Luglio, 2022
Politica

Putin: pagate il gas con i rubli. Berlino: violazione dei contratti. Draghi: su energia, risposta europea

Oggi e domani Consiglio europeo, presente anche il presidente americano Biden. Via libera dell'Unione europea aa alcuni aiuti di Stato alle imprese

Alla vigilia del vertice europeo, Putin lancia la sua ultima provocazione per tentare di aggirare il peso delle sanzioni economiche: la Russia non accetterà più i pagamenti degli acquisti europei del suo gas in dollari ed euro. Serviranno i rubli. Immediata la risposta del governo tedesco che contesta alla Russia la violazione degli accordi contrattuali. Il tema oggetto di valutazione da parte di Draghi che ha illustrato al Parlamento la posizione del Governo in vista del vertice europeo di oggi e domani. L’escalation della guerra in Ucraina, le sanzioni alla Russia, l’affievolimento della ripresa, il costo dell’energia, gli aiuti alle imprese per il caro carburante sono i temi illustrati da Draghi.
 “Il consiglio Ue si confronterà sull’aumento dei prezzi dell’energia”, ha esordito Draghi sottolineando la “necessità di altri interventi e di una risposta europea”. “Serve un approccio condiviso”, ha insistito Draghi, “sugli stoccaggi per rafforzare il potere contrattuale verso i fornitori, la creazione di un tetto Ue al prezzo del gas è al centro di un confronto con la presidente della Commissione”

Promessa alla Nato, 2% del Pil

Rafforzare l’Industria della difesa è un altro obiettivo che per Draghi ha la priorità. “Nel percorso verso una difesa comune è essenziale sviluppare capacità adeguate per essere un fornitore di sicurezza credibile”. “Io tengo a mente”, ha osservato Draghi, “che i fondatori dell’Unione europea, fra cui De Gasperi, avevano come obiettivo la pace nel continente europeo, e proprio per questo abbiamo progettato la comunità europea di difesa e vogliamo creare una difesa europea. Proprio per questo”, ha evidenziato il Premier, “vogliamo adeguarci all’obiettivo del 2% del Pil, che abbiamo promesso nella Nato”.

La ripresa si affievolisce

Il tema “ripresa” ha avuto un posto d’onore perché convergono le preoccupazioni di tutti, ad iniziare da
quelle di Draghi, seguito nel pomeriggio dalle osservazioni del Ministro dell’economia Daniele Franco. “Le speranze in una forte ripresa si affievoliscono”, ha spiegato il premier, “occorre una risposta Ue, sia sul piano economico, sia su quello dell’energia”. Per Daniele Franco, come conseguenza della guerra, “L’attività economica rallenterà, e per l’Italia la revisione rispetto alle ultime stime della Commissione europea potrebbe essere rilevante, e l’inflazione continuerà a salire”.

Il pessimismo del ministro

La crisi ucraina per Daniele Franco, “può colpire la nostra economia attraverso diversi canali”. Se infatti l’esposizione diretta delle aziende italiane a Russia e Ucraina è contenuta, ha ricordato il ministro, “la dipendenza economica e strategica è invece considerevole”. In generale, comunque, “l’outlook macro rimane positivo ed è essenziale che la ripresa economica non perda slancio”. Per questo ci troviamo “in un momento critico”.

Conti senza entusiasmi

Mantenere il “rimbalzone” del 6.6% del Pil appare ora un obiettivo del tutto fuori portata. Al ministero dell’Economia si tirano le somme del quadro macroeconomico tendenziale, e le stime governative sulla crescita di quest’anno si fermano intorno alla quota del 3%. Un livello che in altri tempi avrebbe scatenato l’entusiasmo ma oggi rimane il senso di una delusione. Il dato subirà ancora aggiustamenti e sarà alla base al Documento di economia e finanza che, come sottolineano gli analisti, documento sul quale si costruisce il nuovo obiettivo programmatico e si fissano i livelli di deficit e debito per quest’anno e per i prossimi tre. Certo il 3% di crescita non è poco ma non basterà per tutte le riforme che l’esecutivo era pronto a varare, ad iniziare dalla riforma della previdenza, fisco e giustizia. Il peso dall’inflazione e dell’invasione russa in Ucraina si fanno sentire e le proiezioni economiche sono molto caute anche per gli altri Paesi Ue, le ultime indicazioni parlano di una caduta 1,5 punti di Pil per l’Eurozona. Per l’Italia la stima scende dal 4,3% al 2,7%,. Ed inoltre, tutti gli scenari sono soggetti a “forti rischi al ribasso”.

Imprese, ok agli aiuti di Stato

L’Italia su temi strettamente nazionale, dovrà in larga parte cavarsela da sola, tuttavia ieri da Bruxelles è arrivata una notizia che molte imprese attendevano. Saranno possibili gli aiuti di Stato per sostenere le imprese e i settori più colpiti dal caro energia. “Dobbiamo mitigare l’impatto economico di questa guerra e sostenere aziende e settori gravemente colpiti”, ha spiegato la vicepresidente Ue, Margrethe Vestager, “E dobbiamo agire in modo coordinato. La Commissione consentirà di utilizzare la flessibilità prevista dalle norme sugli aiuti di Stato per far fronte a questa situazione senza precedenti, proteggendo nel contempo la parità di condizioni nel mercato unico”.

Tre tipi di aiuti economici

L’Unione, così come si è delineato l’accordo: “consentirà agli Stati membri di concedere aiuti di importo limitato alle imprese colpite dall’attuale crisi o dalle relative sanzioni e controsanzioni russe, garantire che sufficiente liquidità rimanga disponibile per le imprese”.
Tre i tipi di aiuti. I Paesi membri potranno istituire regimi per concedere fino a 35mila per le imprese colpite dalla crisi attive nei settori dell’agricoltura, della pesca e dell’acquacoltura, e fino a 400mila euro per le imprese colpite dalla crisi attive in tutti i altri settori. “Questo aiuto non deve necessariamente essere collegato a un aumento dei prezzi dell’energia”, si puntualizza da Bruxelles, “può essere concesso in qualsiasi forma, comprese le sovvenzioni dirette”. Le altre possibilità sono quelle del sostegno temporaneo alla liquidità sotto forma di garanzie statali alle banche per garantire che continuino a erogare prestiti alle imprese, e schemi compensatori per le imprese per fare fronte ai costi aggiuntivi sostenuti a causa dei prezzi eccezionalmente elevati di gas ed elettricità, in particolare per quelle aziende ad alta intensità energetica. Quest’ultimo sostegno può essere concesso in qualsiasi forma, comprese le sovvenzioni dirette. L’aiuto complessivo per beneficiario non può superare il 30% dei costi ammissibili, fino a un massimo di 2 milioni di euro. Quando l’impresa subisce perdite operative, possono essere necessari ulteriori aiuti per garantire la continuazione di un’attività economica. Bruxelles indica che gli Stati membri possono concedere aiuti eccedenti tali massimali, fino a 25 milioni di euro per i consumatori ad alta intensità energetica e fino a 50 milioni di euro per le imprese attive in settori specifici, come la produzione di alluminio e altri metalli, fibre di vetro, pasta di legno, fertilizzante o idrogeno e molti prodotti chimici di base.

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