venerdì, 1 Luglio, 2022
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L’Italia cerca gas. Bonomi: riscrivere il Pnrr

Dopo Algeri, Di Maio a Doha

La crisi energetica cui va incontro l’Italia assumerà un rilievo drammatico. Questo lo scenario tratteggiato dagli analisti economici, che sottolineano come la necessità di energia sarà sempre più stringente, costosa e, soprattutto impossibile da mitigare in tempi brevi. Nel contempo pur volendo decide da domani una svolta producendo dai giacimenti nazionali, serviranno anni prima che sia reale una alternativa pratica all’importazione di gas russo.

La Russia è il primo esportatore mondiale di gas con 240 miliardi di metri cubi all’anno, di cui il grosso, 150 miliardi, va verso l’Unione europea. Il secondo produttore è gli Stati Uniti, che esporta 140 di miliardi di metri cubi. A fare una sintesi dei consumi in Italia è il presidente Mario Draghi che al Parlamento ricorda. “L’Italia importa circa il 95% del gas che consuma e oltre il 40% proviene dalla Russia”, osserva il premier, Rispetto alla prospettiva di un’interruzione delle forniture di gas dalla Russia, il presidente del Consiglio sottolinea: “la situazione per i prossimi inverni, ma anche nel prossimo futuro più immediato, rischia di essere più complicata”. In altri versi una conferma di ciò che ipotizzano gli analisti, che descrivono la crisi attuale, peggio delle crisi degli anni 70, se davvero dovesse interrompersi il flusso di gas, e poi di petrolio, dalla Russia. I risvolti per l’Italia sarebbero difficili ad iniziare dal blocco delle attività industriali e agroalimentari.

Il Governo cerca la via d’uscita

Da giorni con l’attacco della Russia all’Ucraina, il Governo cerca una via d’uscita all’impatto di prossimi concreti problemi per le forniture energetiche. “È importante valutare ogni evenienza, visto il rischio di ritorsioni e di un possibile ulteriore inasprimento delle sanzioni”, sottolinea Draghi, dando il via libera alla ricerca di nuove fonti di approvvigionamento per cercare di non farsi travolgere da un’eventuale emergenza energetica. Tra questi il carbone con la riattivazione di alcuni impianti, e alimentare le centrali elettriche. Ipotesi che trova la decisa contrarietà degli ambientalisti.

Il gas russo per ora arriva

Un calo di è registrato tra il 21 e 23 febbraio scorso – giorni di inizio dell’offensiva della Russia verso l’Ucraina – quando le forniture erano scese intorno ai 20 milioni di metri cubi di gas. Negli ultimi giorni l’erogazione è tornata a livelli alti con 70-80 milioni di metri cubi di gas al giorno. Le sanzioni dell’Occidente e dalla Ue tuttavia peseranno nell’acuire le tensioni commerciali. Se la Russia risponderà con altrettante restrizioni, il flusso di gas sarà con ogni probabilità ridotto se non bloccato, allora sarebbe un problema serio. “Se dovessero venir meno queste forniture, sarebbe un disastro, per noi sarebbe il collasso energetico”, evidenzia Davide Tabarelli, presidente di Nomisma Energia, “La Russia, che ci consegna ogni anno 29 miliardi di metri cubi, è il nostro primo fornitore di energia ed è per noi impossibile sostituirli tutti”.

Fonti alternative non bastano

Con l’obiettivo della Transizione ecologica si è pensato che le fonti alternative avrebbero potuto giocare un ruolo importante. Tutto questo rimane una certezza ma in una prospettiva di prossimo futuro, nell’immediato dal Governo, forze politiche e mondo delle imprese arriva un ripensamento, almeno sui tempi di attuazione. “Oggi ci troviamo tutti in questa carenza di capacità”, spiega ancora Tabarelli, “perché abbiamo creduto che fosse facile e sufficiente affidarsi alle rinnovabili, ma queste non ci sono nelle stesse quantità di cui avremmo bisogno. È un problema drammatico”.

Bonomi riattivare i nostri giacimenti

Sull’emergenza energia interviene il Presidente di Confindustria Bonomi: “Dobbiamo tamponare subito con l’apertura delle centrali a carbone, ma è una misura temporanea, anche perché la produzione non sopperisce completamente le nostre necessità. Noi abbiamo chiuso le trivellazioni nell’Adriatico nel 2003 dove c’è un giacimento di 30 miliardi di metri cubi ma la Croazia sta già attingendo a quel giacimento, noi no. Dobbiamo pensare a una strategia di medio e lungo periodo con la creazione di impianti di gnl e le energie rinnovabili. Il Pnrr va riscritto e allungato nella sua estensione temporale, serve a noi e a tutta l’Europa. La transizione green è possibile solo con investimenti molto importanti ma al momento non ci sono e bisogna dire che avrà elevati costi sociali, cosa che nessuno dice”

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