martedì, 24 Maggio, 2022
Agroalimentare

Coldiretti: ortofrutta, pasta e pesce, costi in aumento del 26% Settori nel mirino di speculatori

Dopo i caro bollette per gas ed elettricità arrivano gli aumenti record dei prezzi alimentari con punte del 29,6%. A far registrare l’impennata sono prodotti ortofrutticoli, poi pasta e pesce.
E’ quanto emerge dallo studio Coldiretti sui dati Istat relativi all’inflazione che vede sul podio anche la pasta (+10,8%) ed i frutti di mare (+9,8%) con il caro energia che impatta sul gasolio utilizzato per
rifornire i pescherecci, che rischiano di rimanere in banchina.

Rincari, mix esplosivo

“Una classifica che è il risultato”, calcola la Coldiretti, “dal mix esplosivo del rincaro dei costi energetici e dei cambiamenti climatici che impattano sull’ offerta di un bene essenziale come il cibo sul quale
con la pandemia da Covid si è aperto uno scenario di accaparramenti, speculazioni e incertezza che deve spingere il Paese a difendere la propria sovranità alimentare”.

Energia per l’agricoltura

La produzione agricola e quella alimentare in Italia assorbono oltre il 11% dei consumi energetici industriali totali per circa 13,3 milioni di tonnellate di petrolio equivalenti (Mtep) all’anno, secondo la
Coldiretti sulla base dei dati Enea sugli effetti dei rincari della bolletta energetica sugli approvvigionamenti alimentari degli italiani.

“La produzione di pere nel 2021”, sottolinea la Coldiretti, “si è attestata a 276 milioni di chili contro i 770 milioni di chili di cinque anni fa, con una riduzione del 64%. Il crollo del raccolto al minimo
storico”, continua la Coldiretti, “è avvenuto per effetto dell’andamento climatico sfavorevole come le gelate primaverili che hanno messo a dura prova le coltivazioni e per gli attacchi di agenti patogeni e parassiti
alieni, come la cimice asiatica.

I rischi dell’import

Una situazione amplificata dal massiccio ricorso all’importazione di pere dall’estero con il consistente rischio, osserva la Coldiretti, che vengano spacciate per pere italiane. “Si tratta della punta
dell’iceberg”, commenta la Confederazione, “della situazione di vulnerabilità in cui si trova la produzione agroalimentare di fronte all’impatto del rincaro della bolletta energetica e agli andamenti climatici anomali che hanno tagliato i raccolti con crolli che vanno dal 25% per il riso al 10 % per il grano, dal 15% per la frutta al 9% per il vino provocando peraltro danni per oltre 2 miliardi di euro nel 2021 tra perdite della produzione agricola nazionale e danni alle strutture e alle infrastrutture nelle campagne”.

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