domenica, 3 Marzo, 2024
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Meno stimoli monetari? Mercati ancora tranquilli

La decisione della Fed di ridurre gli acquisti dagli attuali 15 miliardi a 30 miliardi di dollari dal prossimo gennaio, fino ad esaurirsi a marzo, non ha spaventato i mercati.

Questo è l’opinione diffusa di molati analisti, tra cui Andrea Delitala e Marco Piersimoni, rispettivamente Head of Euro Multi Asset e Senior Investement Manager di Pictet Asset Management, come riportato da FinancialLounge.com.

Nei trimestri precedenti il Presidente della Fed, Powell, aveva portato avanti il nuovo paradigma del Flexible Average Inflation Targeting, il FAIT, in nome della pazienza e della flessibilità. Con l’ultima riunione Powell ha affermato che un’inflazione troppo alta potrebbe nuocere al raggiungimento della piena occupazione.

La mediana dei “dots” per il 2022 –  ovvero i puntini con cui i governatori indicano nelle proiezioni economiche trimestrali le loro previsioni “personali”- indica un costo ufficiale del credito tra lo 0,75% e l’1%, rispetto allo 0,25 di settembre scorso.

La “mancata” reazione del mercato, che si è mostrato pronto ad assorbire senza scosse questo aggiustamento di tiro, potrebbe spiegarsi da un lato con l’apprezzamento di una parziale svolta, indice che a fronte di un’inflazione più stabile potrebbe essere considerata il modo giusto per mantenere la stabilità dei prezzi. Dall’altro, le parole di Powell non fanno escludere che la linea della tolleranza possa essere riassunta al verificarsi delle necessità. Parola d’ordine, quindi flessibilità.

Bce, la sfida tra crescita e prezzi

Contrariamente a quanto accade negli Usa, in Europa non sembra che siamo di fronte ad un aumento importante della domanda; nonostante l’ambizioso piano del NextGeneration Eu il paragone con il maxi piano americano non regge nelle dimensioni ed il pil non ha ancora raggiunto livelli ben delineati, ma è sicuramente ancora sotto i livelli del 2019. La curva dei rendimenti in calo e il calo moderato del cambio dell’euro richiedono una Bce che dia il segnale di essere pronta ad agire. Anche qui, anche se per aspetti diversi, è necessario il segnale della flessibilità, come emerso dalla riunione di metà mese.

La Bce, pur avendo comunicato di voler iniziare a ridurre gli stimoli, ha ribadito che non intende che non intende aumentare i tassi per il prossimo anno. Nel valutare la situazione europea occorre tener presente infatti che tassi più elevati pongono problemi pesanti sui bilanci dei singoli Stati che hanno aumentato il debito per far fronte alle esigenze straordinarie della pandemia.

Questo significa che potenzialmente il differenziale dei tassi overnight  tra dollaro ed euro (attualmente a 50 bps, a fine 2023 dovrebbe assestarsi a 2,5, per poi riallinearsi nel 2024 quando la Bce inizierà la salita.

Mercati azionari, cosa aspettarsi dopo la “sbornia”?

Opinione diffusa tra gli investitori istituzionali è che la crescita degli utili del 2021 sarà difficilmente ripetibile. Secondo Yardeni Research, che aveva predetto un +25% (poi effettivamente realizzatosi) di crescita dell’EPS nel 2021, nel 2022 la crescita dell’EPS delle azioni dello S&P 500 dovrebbe attestarsi intorno ad un +10%, tornando così a tassi di crescita più sostenibili e vicini alla media storica trentennale dello S&P500. Se ci sarà più volatilità , tra conseguenze della variante Omicron che sembrano essere già assorbite dal mercato e politiche monetario tendenzialmente più restrittive, il mercato dovrebbe avere gli strumenti per scontarla.

Conclusioni? Sempre provvisorie

Quanto affermato da Powell nella riunione del 15 dicembre scorso può essere esteso, con i dovuti adeguamenti, a tutte le economie sviluppate.

Indicatori importanti come il tasso di disoccupazione ed il tasso di utilizzo degli impianti, sembrano indicare un’ulteriore crescita per l’economia globale del 2022, anche se a ritmi meno forsennati.

Al di là dei micro movimenti di breve, è sempre valida la marmorea legge del rally azionario e del rally dei profitti. Se le aziende continueranno a fare profitti il mercato dovrà tenerne conto.

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