lunedì, 29 Novembre, 2021
Attualità

Mascia: sciopero della fame contro i sussidi dannosi per l’ambiente

È al suo 40esimo giorno di sciopero della fame, anche se a tempi alterni per questioni di salute, perché il suo è un vero sciopero della fame, due caffè e un ginseng al giorno, niente cappuccini o altri surrogati. Una forma di protesta contro i famosi Sad, quei 19 Miliardi che l’Italia destina a sussidi ambientalmente dannosi, tra finanziamenti diretti e incentivi fiscali a strumenti nocivi per l’ambiente, il clima e la salute collettiva. Parliamo dell’attivista climatico Gianfranco Mascia, giornalista e scrittore, già fondatore del Popolo Viola, cui abbiamo chiesto di spiegarci le ragioni della sua iniziativa.

Perché questo sciopero della fame?
All’inizio mi sono rivolto al ministro della Transizione ecologica, oggi che la Legge di Bilancio è passata all’esame delle Camere, mi rivolgo direttamente ai parlamentari chiedendo loro un bel regalo di Natale:  si mettano, cioè, una mano sul cuore e sulla coscienza, per il bene di tutti, e destinino anche solo una piccola quota di quei 19 Miliardi in Bilancio a fini più costruttivi per la salvaguardia dell’ambiente.

Ha qualche idea in particolare in mente?
È evidente che le energie rinnovabili siano una certezza, una soluzione anche dal punto di vista occupazionale. Investire nella ricerca per nuova tecnologia verde, come batterie a più lunga durata per le auto elettriche o accumulatori di energia solare oppure aumentare il numero di pannelli solari sui tetti o anche solo snellire quella burocrazia che spesso ritarda o impedisce la realizzazione di impianti eolici o altre forme di produzione di energie rinnovabili sono tutte strade auspicabili.

Ma qualcuno anche tra le categorie fragili, come gli agricoltori, potrebbe avere grossi contraccolpi dalla fine dei sussidi…
La lotta alla crisi climatica non deve assolutamente trasformarsi in crisi sociale. Quindi, quando parliamo di destinare i soldi dei Sad a qualcosa di più costruttivo per l’ambiente non parliamo certo di eliminare di punto in bianco i sussidi al gasolio dei trattori degli agricoltori, quelli possono rimanere ma non il sostegno a chi continua a portare avanti trivellazioni nel nostro Paese. Di contro, la Green economy crea forme di economia circolare che aiuta la distribuzione delle risorse e crea nuova occupazione.

Tra le alternative ai fossili, il ministro Cingolani ha aperto anche al nucleare, lei che ha partecipato alla promozione del Referendum contro questa forma di energia come vede l’ipotesi?
Sono anni che si parla della quarta generazione di questa tecnologia, che si parla del passaggio dalla fissione alla fusione, ma ancora manca tanto dal punto di vista della ricerca e della sicurezza. E noi tutto questo tempo non lo abbiamo. Se prima avevamo circa dieci anni davanti per frenare l’aumento del surriscaldamento del pianeta prima che diventi irreversibile, ora ne rimangono sette.

È rimasto deluso dai risultati della Conferenza Onu sul clima di Glasgow?
Sul piano degli Stati generali, qualche piccolo passo in avanti è stato fatto, ma è l’Italia che mi ha deluso profondamento non aderendo a diversi appelli come quello contro il nucleare o a quello che ci avrebbe obbligato a non vendere più auto a combustione dopo il 2035. Mi sono sembrati molti proclami e pochi fatti. Lo stesso Ministro, se si va a ben guardare, non ha mai emanato neanche un decreto dalla sua investitura.

Fino a quando pensa di andare avanti con la sua protesta?
Sicuramente fino alla fine dell’iter parlamentare della Legge di Bilancio, sperando che arrivi quel regalo di Natale di cui parlavamo prima. E approfitto per ringraziare anche i miei compagni e compagne di viaggio, una cinquantina di persone, con cui mi alterno in una sorta di staffetta quando la salute mi costringe a interrompere momentaneamente il digiuno, affinché il nostro appello sia sempre lì sotto gli occhi di chi ci amministra e può decidere.

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