venerdì, 28 Gennaio, 2022
Politica

Lavoro. Il Gol di Draghi 5 miliardi per 3 milioni di occupati

Un piano ambizioso

Il piano Garanzia di Occupabilità dei Lavoratori, l’ambizioso programma per l’occupazione, arriva alla prova dei fatti. Il progetto che ridisegna l’impianto delle politiche attive per il lavoro, rappresenta una delle riforme di punta del Governo Draghi, che malgrado la portata delle innovazioni e della dote finanziaria, 4 miliardi e 900 milioni fino al 2025; rischia di passare sotto silenzio. Del Gol si parla poco, eppure gli obiettivi concordati con l’Europa sono rilevanti, “almeno 3 milioni di beneficiari”. Inoltre il Piano rappresenta una vera rivoluzione nei numeri e per i risultati concreti attesi. Un punto di forza è nella platea delle persone da coinvolgere che avranno anche percorsi personalizzati secondo i loro curriculum e interessi.

Gli obiettivi

Con il via libera della Conferenza Stato-Regioni, cambieranno molte cose, secondo le indicazioni del ministro Andrea Orlando, ad esempio, “contribuirà a migliorare la competitività del Paese, la tenuta sociale,
a difendere i lavoratori e la capacità produttiva nazionale di fronte alle sfide legate alle transizioni tecnologiche e ambientali”. Il piano Garanzia di Occupabilità dei Lavoratori, infatti ha molte ambizioni,
come quella di essere un sistema semplice e innovativo, che aiuti i lavoratori a cercare e a difendere il posto di impiego e le imprese a riqualificare la manodopera.

Il Piano prevede il potenziamento di cinque percorsi: reinserimento lavorativo; aggiornamento (upskilling), riqualificazione (reskilling), lavoro e inclusione, ricollocazione collettiva, in caso di crisi aziendali. Entrando nel dettaglio con i fondi assegnati a ciascuna Regione o provincia autonoma si dovrà attuare cinque macro percorsi disegnati sul curriculum del beneficiario e, in particolare: un percorso lineare di reinserimento lavorativo per i soggetti facilmente occupabili con servizi di orientamento al lavoro; un percorso di aggiornamento per adeguare le competenze per chi già è formato ma necessita di riallinearsi con il mercato del lavoro; un percorso di riqualificazione proprio per chi necessita di una più intensa attività di formazione per rimettersi in asse con le richieste dei datori di lavoro; un percorso di lavoro di inclusione per coloro che si trovano maggiormente in difficoltà, come i percettori del Reddito di cittadinanza, in cui vengono eventualmente coinvolti servizi territoriali, come quelli educativi, sociali, sanitari e di conciliazione; un percorso di ricollocazione collettiva in ipotesi di crisi aziendale.

L’entrata in funzione

I tempi di attivazione subiranno una accelerazione, riguarderanno 3 milioni di persone, e di queste il 75% devono essere donne, disoccupati di lunga durata; persone con disabilità; giovani under30, lavoratori
over55. Almeno 800mila dovranno essere coinvolti in attività di formazione, di cui 300mila per il rafforzamento delle competenze digitali. L’obiettivo del ministro è di una partenza entro l’autunno, prima della scadenza indicata dal Pnrr che fa riferimento al quarto trimestre 2021.

Il piano come ammortizzatore sociale per chi è in difficoltà

Il progetto inoltre ha differenti target di applicazione, secondo una strategia che punta a personalizzare gli interventi, differenziando le platee di lavoratori su cui intervenire. Potranno beneficiare di Gol i lavoratori in Cig (gli addetti in Cigs per prospettata cessazione, in Cigs per accordo di ricollocazione, i lavoratori autonomi con partita Iva chiusa, lavoratori in Cigs di aree di crisi complessa, o comunque con sussidi di lunga durata). Ma saranno ammessi anche i beneficiari di Naspi e Dis-coll, del reddito di cittadinanza, i lavoratori fragili o vulnerabili (Neet, meno di 30 anni, disabili, donne in condizioni di svantaggio, over55), i disoccupati senza sostegno al reddito, i cosiddetti working poor, in condizioni di precarietà.

Novità per gli autonomi

La legge di Bilancio, inoltre, estende le misure di assistenza all’inserimento occupazionale previste dal Gol anche ai lavoratori autonomi che cessano la loro attività professionale. Questi servizi di assistenza saranno realizzati dai centri per l’impiego e dagli organismi autorizzati alle attività di intermediazione in materia di lavoro, mediante lo sportello dedicato al lavoro autonomo, anche stipulando convenzioni non onerose con gli ordini e i collegi professionali e le associazioni costituite. Ci sarà il coinvolgimento delle associazioni comparativamente più rappresentative sul piano nazionale dei lavoratori autonomi iscritti e non iscritti ad albi professionali.

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