venerdì, 15 20 Novembre19
Politica

Abbiamo bisogno di programmi chiari, credibili e realizzabili

Inizialmente avevamo creduto che il premier Giuseppe Conte fosse un uomo di cultura anche politica, e che potesse aiutare il movimento 5S a darsi una veste di partito di governo, ora che lo stiamo vedendo  all’opera, in questo governo bis, ci accorgiamo che, purtroppo, per lui e soprattutto per gli italiani, non riesce ad andare oltre operazioni di facciata che vorrebbero dare ad intendere che lui ha un carattere fermo e deciso. Ma sono solo parole e dichiarazioni social. Lo stiamo intuendo anche da come vorrebbe impostare il rapporto con il senatore Matteo Renzi, giovane volpone politico e ultimo vero premier italiano, anche se con difetti e pregi.

Le riunioni di Palazzo Chigi, che francamente lasciano poco più di quello che trovano, quando trovano, sono poco più che un’assemblea scolastica dove studenti e supplenti prof. si mescolano cercando di dare un senso a quel tempo che trascorrono insieme.

Presumere di poter fare il Presidente del Consiglio in Italia è un pensiero che molti hanno cavalcato ma che pochi hanno realizzato veramente.

Ci dispiace per il Prof. Conte ma il Conte bis è ancora in una lenta incubazione e a nostro avviso difficilmente, così proseguendo, vedrà la luce che sperava. Non si cambiano i caratteri dei politici, quando se ne trovano di disposti a collaborare, e neppure si cambiano i pre-concetti delle persone scaraventate nella politica dall’ultimo ciclone elettorale che ha investito inaspettatamente anche il M5S stesso.

I cosiddetti Grillini conoscevano molto dei metodi di opposizione ma troppo poco dei meccanismi di governo. Anche Peppe Grillo era impreparato, tanto che è stato a lungo a guardare e, forse, a studiare come articolare, con Casaleggio junior, l’ipotesi di uscita da questa imbarazzante situazione nella quale si sono cacciati, loro malgrado.

Ora deputati e senatori del M5S stanno cercando di imparare, come sta facendo anche Giuseppe Conte, ma l’Italia non ha il tempo di farli crescere.

L’Italia piange tasse, povertà e lavoro. Non c’è mese che nelle famiglie italiane non arrivi una comunicazione dell’Agenzia delle Entrate o di Equitalia, o che qualcuno torni a casa dicendo che probabilmente perderà presto il suo lavoro. Per non parlare dei giovani, che a tavola mangiano in fretta e scappano subito con una scusa, per non farsi chiedere su come sta andando. Giovani sull’orlo della crisi di nervi per una vita senza un minimo di speranza. Giovani che non riescono neppure a dialogare con il padre e la madre, non per il gap generazionale, ma perché si vergognano di dire che non trovano nulla fuori di quella porta di casa.

E torniamo al Conte il bis. Il correttivo alla manovra che stanno tentando di fare è unicamente il disperato tentativo di comunicare agli italiani che stanno facendo di tutto per portare l’Italia fuori dalle paludi dove era prima delle elezioni del 2018 e dove l’hanno trovata nell’agosto del 2019, come se loro non ci fossero stati. Qualcuno del governo tenta di dare risposte alle domande delle interviste che gli vengono fatte ma si capisce dai loro occhi che l’unico sforzo che stanno facendo è quello di tentare di costruire frasi grammaticalmente accettabili e che possano sembrare almeno sensate.

Forse è meglio, per tutti, che si vada nuovamente a votare su programmi chiari, credibili e realizzabili se questi non dovessero essere alla base dell’odierna manovra finanziaria.

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