lunedì, 29 Novembre, 2021
Società

Oggi la conclusione della tre giorni de La Discussione. Oltre il bipolarismo un centro forte e verde

La transizione su cui riflette il convegno de La Discussione parte dall’analisi di ciò che non ha funzionato nella politica italiana. E il punto di svolta da cui si parte è la fine della. Prima Repubblica e, in particolare, la scomparsa della Democrazia cristiana.

 LA Dc è morta e non potrà più tornare dice Rocco Buttiglione. E aggiunge: bisogna tornare allo spirito del partito popolare ripartire dalla politica locale, dal dialogo diretto con la gente riportando la passione politica dove essa oggi. L’alta astensione colpisce in maggioranza la componente moderata dell‘elettorato che oggi non sa più dov’è il centro del sistema politico. Su questo punto c’è una grande convergenza tra i relatori. Guido Crisetto, in collegamento telefonico, lo dice chiaramente serve un grande centro forte. Ma non una nuova Dc precisa Nello Musumeci. Almeno però il nome potrebbe tornare nelle liste elettorali insiste Totò Cuffaro che con passione rivendica il diritto di far valere le ragioni di un partito che ha pagato troppo per i suoi errori. C’è un vuoto, una mancanza di offerta politica sostiene Augusto Minzolini perché l’area moderata non è adeguatamente presente nell’agone politico mentre il fallimento di populismo , sovranismo e demagogia è apparso evidente nell’incapacità della gestione della pandemia. È stato a che il fallimento di una politica dell’effimero, della proiezione nevrotica sui social media, dell’incompetenza aggiunge Paola De Micheli. In questa diagnosi spietata sui difetti del bipolarismo che non ha funzionato e che va superato inevitabile porsi il problema della legge elettorale. Ne serve una che faccia leva sull’identità e non sulla confusione politica afferma con decisione Giuseppe Gargani e non può essere una legge maggioritaria in tutto o in parte. Si deve tornare al sistema proporzionale dunque per assicurare la rappresentanza di forze capaci di esprimere una visione politica coerente. E questo è indispensabile se si vuol ricostruire un’area moderata. Che non  dovrebbe accontentarsi del 20% dei consensi ma puntare molto più in alto, afferma Ubaldo Livolsi descrivendo le sfide dei prossimi anni. Serve una crescita robusta basata sul lavoro e capace di disperare le diseguaglianze  aumentate in modo preoccupante e inaccettabile. Diseguaglianze che sono anche il prodotto di una globalizzazione che va guidata e gestita con maggiore oculatezza, sottolinea Buttiglione che ricorda la necessità che la politica sia un passo più  avanti rispetto al.popolo. E che sappia individuare strumenti nuovi per governare la transizione ben descritti da Paolo Prisco. Un nuovo ruolo dello Stato si imporrà e dovrà far tesoro dell’esperienza migliore delle Partecipazioni statali ha affermato Vincenzo Sanasi d’Arpe ricordando che la transizione ecologia è una cambiamento di portata storica pari a quello della rivoluzione industriale. Non saranno necessarie solo ingenti risorse economiche ma serviranno anche energie morali he dovranno sempre mettere al  centro della politica il fine del bene comune e della persona intesa come individuo che dialoga e si inserisce in una comunità ha affermato don Gianni Fusco.

La transizione ecologica, insiste don Fusco, deve essere basata su un’ecologia antropologica. Quindi verde deve essere anche popolare e personalista. Una sfida che deve essere al centro di una nuova visione dell’ambientalismo su cui con passione si è soffermata Paola Balducci insistendo sulla necessità riunire tutto l’ambientalismo italiano, superando vecchi steccati e dando vita ad una grande aggregazione moderata e riformatrice. Un Balena verde? Perché no? Oggi le conclusioni 

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