mercoledì, 16 Ottobre 2019
Lavoro

Agricoltura, nei campi la vera strage

Nuova conta delle sciagure in agricoltura. Lunedì scorso è toccato a un ragazzo di 21 anni, Arturo Orlando, morto in un incidente sul lavoro. Era alla guida di un trattore in una zona agricola del comune di Monte San Pietro, sul primo Appennino bolognese. Originario della provincia di Salerno, Arturo Orlando stava aiutando il fratello in alcuni lavori agricoli. A causa del dislivello del terreno il trattore si è ribaltato travolgendo il giovane, che è deceduto sul colpo. Ancora quindi un morto in agricoltura e ancora un giovane di appena 21 anni.

L’agricoltura torna sulle cronache nazionali perché è un settore che presenta rischi infortunistici e sanitari molto elevati. Si può dire che gli agricoltori – a dispetto delle pubblicità che mostra sempre uno scenario armonioso e sereno – lavorano in condizioni quasi estreme di pericolo: dai terreni impervi che causano i ribaltamenti di mezzi, agli incidenti meccanici, a quelli legati alla pulizia delle strutture, all’uso dei prodotti chimici, fino al nuovo e allarmante pericolo dei cinghiali che oltre a devastare i raccolti rappresentano una costante minaccia per i lavoratori nei campi, con un costante aumento di lavoratori aggrediti da animali selvatici.

Guardando i dati Inail, infatti, feriti e morti in agricoltura hanno superato anche quelli dell’edilizia. Il primo problema del settore è il numero di addetti, 3 milioni di cui nella stragrande maggioranza sono lavoratori stagionali quindi occupati generici, poco formati, privi di quella memoria o “gergo” del lavoro che una occupazione stabile può dare.

Ogni anno si contano oltre cento morti in agricoltura per ribaltamento del trattore, il Veneto è la regione più colpita con una media di 9 casi all’anno. Un inarrestabile fenomeno che rappresentata un’emergenza sanitaria, che per le associazioni di categoria, va affrontata con urgenti ed appropriate misure di prevenzione. Il 2019, inoltre, si sta delineando come un anno nero per incidenti, in questo ultimo scorcio di anno il

bilancio rischia di aggravarsi ulteriormente riportando il settore agricolo a detenere un doppio triste primato sia per incidenti in generale (32,10 per mille addetti) sia per quelli con esiti gravi o mortali è il settore dell’agricoltura. Solo per incidenti col trattore si registra ogni anno un centinaio di morti.

Unico modo per cercare di ridurre i sinistri per uscire dalla emergenza è la prevenzione.

Di questo si parlerà alla 19esima edizione di Ambiente Lavoro, il Salone della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, organizzato da Bologna Fiere in collaborazione con Senaf dal 15 al 17 ottobre. In particolare, focus il 17 ottobre con il convegno “La prevenzione in agricoltura: verso il nuovo piano nazionale”, promosso dall’associazione Ambiente e lavoro.

Secondo l’Osservatorio Asap sulle “Morti Verdi” i decessi per incidenti col trattore nel 2017 sono stati 178. Contemporaneamente, i dati provvisori del primo semestre 2019 tratti dagli open data Inail, non depurati per itinere e infortuni non riconosciuti, pur nella incertezza legata ai piccoli numeri e alla stagionalità dei lavori agricoli, sembrano segnalare un incremento (da 37 nel primo semestre 2018 a 57 nel primo semestre 2019).

Una singolarità della infortunistica in agricoltura che a rimanere spesso vittime di incidenti, l’85% delle volte, sono i titolari delle imprese. Per incentivare la sicurezza è stata organizzata una iniziativa nazionale nata dalla 

collaborazione tra Inail Verona e Confagricoltura di Verona, per diffondere la cultura della sicurezza sul lavoro nelle aziende agricole. Il nome dato al progetto è “Autonomi in Sicurezza” e mira a coinvolgere le imprese agricole puntando alla formazione dei lavoratori e all’informazione di tutti i datori di lavoro. Infatti proprio i proprietari delle aziende risultano essere maggiormente soggetti agli infortuni, l’85% secondo le statistiche. L’utilizzo errato dei dispositivi di protezione individuale, delle attrezzature, macchinari vecchi e poca formazione tra le principali cause di infortuni, a tutto ciò si unisce una generale tendenza sottovalutare i fattori di rischio sul lavoro agricolo. Altro aspetto che gioca negativamente è il lavoro nero, con il caporalato. A scendere in campo per arginare un fenomeno considerato una vera sciagura è la Confagricoltura

“Contro la piaga del lavoro nero e degli infortuni sul lavoro la nostra arma è l’informazione” spiega Gianfranco Corradi, presidente di Confagricoltura Modena, “al di là di una necessaria revisione della legge sul caporalato che rischia di complicare anziché semplificare, il nostro obiettivo è quello di diffondere fra gli associati la cultura delle pratiche aziendali di prevenzione dei rischi, oltre che di veicolare e diffondere i contenuti prescritti da norme complesse”. Infine l’inedito pericolo di aggressioni di cinghiali, un nuovo e allarmante fenomeno che si sta diffondendo a macchia d’olio, e non ci sono ancora mezzi idonei per contrastarlo.

“L’escalation dei danni”, fa presente la Coldiretti, “delle aggressioni e degli incidenti che causano purtroppo anche vittime, è il risultato della incontrollata proliferazione degli animali selvatici con il numero dei cinghiali presenti in Italia che ha superato abbondantemente il milione, con una diffusione che ormai si estende dalle campagne alle città”.

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