lunedì, 6 Dicembre, 2021
Cronache marziane

Kurt ai tempi della Brexit

Sarà stata la durezza della pandemia, oppure le conseguenze umorali scaturite dall’essermi trovato – pochi minuti prima e mio malgrado – improvvisamente in mezzo ad una folla di scalmanati che ce l’avevano con il Green Pass, mentre l’odore delle bombe carta si univa a quello dei lacrimogeni e la polizia urbana chiudeva le strade agli automobilisti secondo criteri tuttora incomprensibili, almeno per me; fatto sta che  – tornato a casa dopo dopo un sabato da dimenticare – ho malamente reagito di fronte alle critiche del Marziano, che – quotidiani alla mano – mi mostrava le foto delle lunghe code ai distributori di benzina oltremanica e mi faceva osservare quanto la Brexit si fosse rivelata un errore, ricordandomi che io mi auguravo, a suo tempo, il successo del relativo referendum, per punire un’Europa a trazione franco -tedesca che stava allora preparando per l’Italia una cura simile a quella già sperimentata per la Grecia e i suoi bilanci.

Poiché la discussione fra noi due stava rapidamente degenerando (sicuramente per colpa mia, lo riconosco, ma non sempre si può essere pronti ad un dialogo sereno e nessuno di noi è blindato contro i momenti di malumore), Kurt si è improvvisamente volatilizzato – lasciandomi a sbraitare  sostanzialmente con me stesso – ed è tornato soltanto oggi per riprendere il dialogo, dopo essersi Lui proiettato nel futuro delle prossime elezioni politiche nel Regno Unito ed io dopo avere sbollito l’ira di ogni tranquillo cittadino che capita in mezzo a comportamenti ignobili che nulla hanno a che vedere con la protesta legittima di chi vuol criticare le scelte di qualunque governo democratico.

Questo dunque lo scenario nel quale – almeno a quello che il Marziano mi ha riferito – ci troveremo fra un paio d’anni: non prima, perché la pandemia ancora in atto impedisce al Parlamento inglese di avviare iniziative ostruzionistiche verso il Governo Johnson, fondate (come già avvenne per il governo May) su aggregazioni trasversali fra “pezzi” dei Conservatori e partito Laburista; ma neanche troppo tempo dopo, perché i sacrifici  imposti nell’approvvigionamento delle merci e nella libertà di movimento delle persone porteranno presso i cittadini inglesi ad alzare il loro livello di protesta verso la scelta operata con una Brexit che spaccò sostanzialmente in due l’opinione pubblica di quel Paese.

L’Europa dei tempi del primo referendum ha comunque modificato poi la sua politica e anche i suoi protagonisti sono cambiati: oggi non si parla più di bilanci nazionali in pareggio, ma di politiche di sviluppo nello stile Keynesiano più puro e Keynes, si sa, torna sempre di moda in periodi di grande crisi come quelli che stiamo vivendo.

Il partito Laburista proverà dunque a rilanciare la sua candidatura alla guida del Regno Unito, giocando tutta la propria campagna elettorale sulla proposta di un secondo referendum in esito del quale venga avviato un processo eguale e contrario a quello che ha portato il Paese fuori dall’Europa, ben sapendo che Quest’ultima Lo riaccoglierebbe a braccia aperte.

Boris Jonson, a sua volta, non si lascerà sorprendere da questa (fin troppo prevedibile) iniziativa e tenterà con ogni mezzo di attutire le conseguenze della Brexit rallentandone al massimo gli effetti ed elargendo concessioni alle imprese e ai cittadini, finalizzandole al ripristino, almeno parziale, delle libertà da loro perdute in pari passo al riacquisto della propria sovranità, da parte dell’Inghilterra.

Purtroppo Kurt non ha saputo, o voluto, rispondermi alla ovvia domanda sull’esito del nuovo referendum: ha detto che il suo viaggio è stato troppo breve per vedere in anticipo l’esito delle urne e mi ha anche spiegato che i suoi viaggi nel tempo sono molto più faticosi di quelli nello spazio, per cui non pensa di tornare a breve a visitare il Regno Unito, proiettandosi fino al momento delle sue prossime elezioni e tantomeno può prevedere come quel futuro referendum finirà.

Una cosa però ha aggiunto e su questa occorrerà riflettere attentamente: non è detto che BoJo, attento studioso di Churchill e delle sue strategie politiche, accetti di lasciare al partito laburista il monopolio dell’opzione neo referendaria; è addirittura probabile che Egli giunga ad accordarsi con i suoi contraddittori, invertendo l’ordine dei fattori, ovvero per tornare al referendum prima delle prossime elezioni.

Capisco che questi ragionamenti ci trasportano dalla politica alla fantapolitica, ma già nel 68 la fantasia al potere cambiò gli equilibri del mondo, fino a portare la Cina a diventare protagonista del nuovo ordine mondiale e vale, anche in questo caso, l’augurio che Confucio indirizzava a tutti ad ognuno dei suoi contemporanei: “che tu possa vivere in tempi interessanti”! 

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