domenica, 22 Settembre 2019
Editoriale Europa

Europa: sfide e prospettive

“Avrei voluto fare dei popoli europei un solo popolo”, così scriveva Napoleone secoli fa. Un altro francese molti anni dopo De Gaulle, diceva che l’Europa c’è ma è delle nazioni.

Qual è oggi lo stato di salute del vecchio continente?

Come il pendolo di Foucault l’Europa si muove tra un desiderio di unità e una tendenza sovranista, vero scoglio alla fusione di culture come diceva Monnet.

Le maglie della burocrazia e i parametri severi hanno esacerbato la vita economica degli stati. E chi reclama un certo ridimensionamento delle politiche attuali ha molte ragioni, non solo per i famosi sforamenti del tetto di bilancio per finanziare la crescita ma anche sulle regole che spesso si presentano come piombo in sella per i singoli stati.

Un politico tedesco una volta ha detto: I dieci comandamenti contengono 279 parole, la dichiarazione di indipendenza americana 300 e le disposizioni della comunità europea sull’importazione di caramelle 25.911 parole.

Mica poche…

L’euro ci ha reso sicuramente più solidi soprattutto ai paesi soggetti a speculazioni valutarie come ad esempio il nostro (non dimentichiamo che negli anni 80 per far fronte a situazioni di crisi il governo italiano fu costretto a prendere un prestito dalla Germania dando in pegno l’oro della banca d’Italia), però si è anche dimostrato un ostacolo alla crescita non lasciando molte capacità di manovra. Allo stesso tempo il tassello mancante è stato l’uniformità delle politiche fiscali.

L’economia europea mostra oggi nuove crepe.

Il commissario Moscivici in uno degli ultimi rapporti, ha snocciolato una serie di cifre da brivido: l’economia europea frena, l’Italia è in coda, unico stato con un pil vicino allo zero, e le prospettive sono cupe.

Le incertezze internazionali e la Brexit pesano sui fondamentali del vecchio continente. Ne fanno le spese Germania, Paesi Bassi, mentre i paesi dell’0eset proseguono la marcia positiva.

Il pil nel 2019 sarà dell’1,3% nell’euro zona e dell’1,5% nell’unione europea dei 28. Per il prossimo anno i dati salgono rispettivamente all’1,6% e all’1,7%.

L’unica via di uscita per evitare una frammentazione e una discesa verso il basso è rivedere le regole europee in una dimensione più moderna e competitiva.

Meno burocrazia, meno rigidità nei conti e più coordinamento.

La nomina avvenuta pochi giorni fa, frutto di un calcolo politico ben preciso, di Paolo Gentiloni alla guida degli affari economici in Europa, lascia ben sperare considerando la levatura e lo spessore del personaggio.

L’Europa unita ci ha dato molto non ultima una pace tra gli stati.

“Nei conflitti europei per i quali non c’è tribunale competente, il limite si fa valere con le baionette” ha scritto Bismark.

L’unità europea ha disinnescato molte situazioni di scontro garantendo un equilibrio di pace e distensione.

Le grandi sfide però potranno solo essere vinte da una classe politica competente e qualificata; e in questo contesto vengono in mente le parole di Alcide De Gasperi: “il politico guarda alle prossime elezioni, uno statista alle prossime generazioni”.

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