domenica, 1 Agosto, 2021
Economia

Boom di risparmi. E adesso che farne? Parla l’esperto

La pandemia ha scosso profondamente la fiducia degli italiani che, dal marzo dello scorso anno, hanno accumulato ingenti ricchezze riducendo i propri consumi, soprattutto per una paura generalizzata nel futuro. Anche gli investimenti, di conseguenza, risultano fermi, preferendo i risparmiatori tenere ferma la liquidità sui conti correnti piuttosto che rischiare sui mercati.

La Discussione ha incontrato Daniel Dell’Osso, Family Banker romano di Banca Mediolanum, con cui abbiamo approfondito il tema.

Nell’ultimo anno la propensione al rischio degli italiani si è ridotta, preferendo mettere sotto il materasso i risparmi piuttosto che investirli sui mercati. Quale scenario si può immaginare per i prossimi mesi?
Sul tema del risparmio le famiglie italiane sono leader mondiali. Pensate che dopo il Covid la percentuale di reddito lordo risparmiato è salito da un 10% a un 20%. Gli italiani pensano erroneamente che con quei soldi si possa far fronte a eventuali imprevisti. In realtà al verificarsi di un evento catastrofico, non basterebbero i risparmi messi da parte e la famiglia rimarrebbe senza fonte di reddito. Altro mito da sfatare riguarda la remunerazione dei conti correnti. Si tende a pensare che, con un tasso di rendimento a zero, non si guadagna nulla, ma non si rischia nulla. L’inflazione, invece, seppur bassa, erode lentamente e inesorabilmente il potere d’acquisto, generando certamente delle perdite. A questa percezione generalizzata, si è aggiunta la crisi sanitaria e conseguentemente economica che stiamo tuttora vivendo. Ultimi dati affermano che nell’ultimo anno la ricchezza delle famiglie Usa è cresciuta del 15%, in Germania del 12%, in Italia solo del1,8% a fronte di un risparmio maggiore degli altri paesi, ma questi hanno reso più efficienti le loro risorse.  La spiegazione è che qui il risparmio resta fermo, non si aggancia al mercato, non lavora per noi. Per gli altri invece si.

 Se è vero che, da un lato, il Paese sta uscendo dalla crisi emergenziale, dall’altro il futuro appare sempre più incerto. In uno scenario così imprevedibile, perchè le persone dovrebbero investire i propri soldi privandosi della liquidità?
Bisogna aiutare la gente a guardare avanti, al futuro e contestualizzare gli eventi, seppur drammatici e inaspettati, nel giusto contesto temporale. Il Coronavirus finirà grazie ai vaccini. Questa parentesi sanitaria, seppur drammatica, finirà.  Se riuscissimo a immaginarci il mondo tra cinque anni, riusciremmo a recuperare la fiducia necessaria per progettare il nostro futuro, pianificandolo. Non possiamo arrivare finanziariamente impreparati al momento in cui ci ritireremo dal lavoro, o alla richiesta dei figli di continuare gli studi all’estero o all’assistenza sanitaria dei genitori anziani. Ecco come la consulenza finanziaria può fare la propria parte. Deve ricoprire un ruolo sociale per le famiglie, portando consapevolezza sulla necessità di individuare e quindi investire sui reali progetti di vita. Ricordiamoci che le scelte che facciamo oggi avranno un impatto più o meno significativo domani. Indietro non si torna.

Qual’è, a suo giudizio, il livello di conoscenza che gli italiani hanno dei mercati finanziari o dei prodotti di investimento?
Una ricerca pubblicata nel 2018 dalla Banca d’Italia, ha rilevato un gap sostanziale fra il nostro paese e il resto dell’area Ocse quanto al livello di conoscenze di base dei temi legati alla finanza personale, al risparmio e agli investimenti: il 30% degli italiani ha raggiunto un livello di conoscenza di questi aspetti della propria economia domestica adeguato, contro una media Ocse del 62%. Credo che l’educazione finanziaria debba essere introdotta nelle scuole e lo Stato debba considerarla una priorità. Fondamentale è La figura del Consulente, il suo supporto, che si tratti di pianificazione degli obiettivi o delle decisioni da assumere durante una turbolenza dei mercati, può essere determinante. 

 

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