mercoledì, 23 Giugno, 2021
Politica

Migranti nuova sfida per Draghi. Si rischia la rottura con Salvini?

L’immigrazione sarà la pietra dello scandalo su cui la maggioranza rischia di spaccarsi definitivamente. Non si può escludere nulla. Dei tanti, questo è il tema più divisivo nella coalizione e quello su cui Salvini rivendica una sorta di primato e su cui vorrà giocarsi molte carte.

La gestione del Ministero dell’Interno  del leader leghista fu dedicata prevalentemente alla politica dura contro i migranti, in forte polemica con l’Europa e con decisioni che sono apparse molto discutibili anche sul piano umanitario.

Per alcune di quelle scelte Salvini è finito sotto i fari della magistratura. Ma, inutile negarlo, la Lega  ha guadagnato voti proprio con le semplificazioni dei “porti chiusi”, dei “respingimenti ” e dei famosi rimpatri di massa cui non si vide granché.

L’USO POLITICO DEL DRAMMA DEI MIGRANTI

Insomma per Salvini l’immigrazione clandestina è la tematica su cui si muove con maggiore tranquillità e scioltezza. E’ sicuro di non avere rivali nel saperla usare per parlare alla pancia dell’Italia e alimentare paure e polemiche spesso irrazionali. E stavolta deve battersela con una Meloni agguerritissima che dall’opposizione farà fuoco e fiamme sull’argomento, certa di potersi spingere anche dove Salvini potrebbe non arrivare per evitare una rottura con Draghi.

Una rottura sull’immigrazione, probabilmente, non dispiacerebbe al Pd che non vede l’ora che Salvini esca dalla maggioranza e smetta di praticare la politica dei due forni.

Al di là dell’uso politico, il dramma dell’immigrazione rimane, e con esso la tragedia di vite umane che muoiono per  la criminale attività degli scafisti e l’inadeguatezza del sistema dei soccorsi.

 

LE RESPONSABILITA’ DELL’EUROPA

Grande assente continua ad essere l’Europa che aveva promesso di non rinchiudersi nell’egoismo dei singoli Paesi e di procedere ad una redistribuzione equa dei migranti.

Draghi ha una carta importantissima da giocare. Il suo prestigio in Europa è molto forte e può far leva sulla sua autorevolezza per proporre una soluzione ragionevole e rapida prima che l’estate del 2021 sia segnata da migliaia di sbarchi ingestibili e da altri lutti. Battersi per il definitivo superamento del regolamento di Dublino è indispensabile. Ma non basterà l’Italia deve essere il capofila dei Paesi dell’Unione interessati a mettere sotto controllo le “porte” illegali di partenza dei barconi. Questo significa innanzitutto mobilitare l’intelligence e colpire duramente i trafficanti di esseri umani (che dovrebbe essere trattati come i mafiosi- 41 bis e non cavarsela con pochi anni di carcere). Ma bisogna anche chiarire una volta per tutte i patti con i Paesi dalle cui coste partono i barconi. A cominciare dalla Libia. Siamo proprio sicuri che la Guardia Costiera sia in buone mani e risponda al nuovo presidente? La Turchia ne aveva preso il controllo un anno fa. Dati i rapporti non eccellenti con Erdogan non si può escludere nulla.

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