giovedì, 24 Giugno, 2021
Politica

Conte e le incognite 5 Stelle

È tutta in salita la strada che l’ex Presidente del Consiglio deve percorrere per conquistare la leadership effettiva del Movimento, dopo l’investitura ricevuta da Beppe Grillo.

Due sono le difficoltà maggiori che dovrà superare.

La prima riguarda i rapporti con il gruppo dirigente che finora ha guidato il Movimento e che ha in Luigi Di Maio ancora il punto di riferimento principale. Pur essendosi dimesso dal ruolo di “capo politico” da più di un anno, è sempre lui la mente politica che ispira gran parte del vertice dei grillini ed è anche la persona che ha dovuto fare le rinunce più pesanti per assecondare scelte imposte da Grillo.

 

IL RUOLO DELLA NOMENKLATURA

Nell’agosto di due anni fa Di Maio rinunciò all’offerta di Salvini di diventare Presidente del Consiglio in una riedizione della maggioranza giallo-verde. Sacrificò le sue ambizioni personali per far strada al Conte 2 e alla nuova coalizione. Da allora Di Maio ha visto la sua immagine andare in secondo piano rispetto a quella di Conte. Una perdita di prestigio che sicuramente si acuisce con la designazione del professore alla guida del Movimento.

In questo quadro si inserisce la “bomba” fatta esplodere da Grillo: la conferma del vincolo del doppio mandato. Questo significa che alla prossime elezioni Di Maio e con lui gran parte del gruppo dirigente devono lasciare il Parlamento . Probabilmente non torneranno a vita privata e rimarranno impegnati politicamente ma, privi dello scranno parlamentare, avranno meno mezzi e opportunità per incidere sulle scelte del Movimento. Non è una questione di poco conto. E le prime reazioni di molti esponenti, già al secondo mandato parlamentare, segnalano tempesta in arrivo.

La presa di posizione di Grillo è interpretata come un modo per sgombrare a Conte l’ascesa al vertice, ma potrebbe rivelarsi un boomerang. Una levata di scudi dei “vecchi capi” potrebbe indebolire e non rafforzare la nascente leadership di Conte che partirebbe , paradossalmente, con il freno tirato in un’atmosfera di pesante conflittualità interna

 

RIMANGONO SIMPATIE VERSO LA LEGA

L’altra difficoltà con cui Conte dovrà misurarsi riguarda la linea politica.

La collocazione” a sinistra” del Movimento e la sua solida alleanza con il Pd, che piace sia Conte che a Grillo non è condivisa da tutti. Le sirene di Salvini continuano ad ammaliare molti grillini che non vorrebbero chiudere definitivamente la porta ad una possibile interlocuzione con la Lega legandosi troppo con il partito di Letta.

E non è detto che la componente che ,sotto sotto, simpatizza con Salvini non trovi nello stesso Di Maio e nei suoi seguaci un autorevole sostegno.

Difficilmente Conte potrebbe cambiare idea su Salvini e tornare a dialogare con lui.

Come si vede, l’ex Presidente del Consiglio non avrà un compito facile nel misurarsi con il vecchio gruppo dirigente. Non si può cominciare una nuova avventura da leader politico partendo con una doppia zavorra: la diffidenza sulla linea politica e il risentimento dei maggiorenti del Movimento.

Conte dovrebbe allargare gli orizzonti della sua “creatura” politica andando oltre i confini del Movimento e della sua nomenklatura e riprendendo l’idea di un soggetto politico meno sbilanciato a sinistra e più centrale nello schieramento politico. Non è impresa facile ma forse è l’unica che potrebbe avere senso per un personaggio come Conte, se non vuole che la sua leadership nasca fragile e troppo condizionata.

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