venerdì, 25 Giugno, 2021
Economia

Povertà e debiti. Basta condannare imprese e famiglie all’emarginazione. Troppe le vittime di sistemi finanziari iniqui, di burocrazie fiscali sanzionatorie, di chiusura del credito

I partiti ritornino alla realtà. Si realizzino le riforme concrete della Crif, del fisco, di aiuti a chi ha bisogno di fondi per ripartire. Il tempo stringe, la voragine di ingiustizie e indigenze aumenta.

Se anche Confindustria con il suo presidente Bonomi lancia l’allarme povertà e disoccupazione. Se anche l’Istat e le associazioni, per citarne alcune, come: Confcommercio, Confesercenti, Confagricoltura e Confartigianato, insistono con preoccupazione che la situazione è delicatissima, che vi saranno chiusure e fallimenti a catena, allora c’è solo da rimboccarsi le maniche e impegnarsi nel concreto della realtà per estirpare il male che sta devastando la società italiana.

Le imprese, le famiglie e quell’universo di persone, giovani e anziane che sono rimaste troppo indietro che diventando ogni giorno più invisibili. Il male comune è rinchiusa in una sola parola: disuguaglianze. Prendiamo il caso dei rapporti, come quello del Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza, o della Caritas, o dei sindacati, oppure, delle Associazioni di categoria, o, le osservazioni di Confindustria sulla povertà e l’emarginazione che aumentano ogni giorno.

Cosa ci dicono? Raccontano tutti di una situazione non più di crisi e di stallo, ma di una rottura significativa, uno spaccato inquietante di una società che scivola nella spirale del debito, della emarginazione e del rischio. Il nodo rimane quello del debito e della possibilità di ritornare ad una situazione finanziaria normale. Ma servono delle riforme che vanno incontro alle loro necessità.

Così le nostre proposte ripetute su la Discussione di un controllo sulla Centrale rischi finanziari, Crif, il braccio operativo delle banche sui debiti dei cittadini che poi interdicono al credito anche per fatti sanati, marginali e discutibilissimi; o per le 50-60 milioni di cartelle di pagamento dell’Agenzia delle entrate, che incombono sui cittadini per cifre modeste, sono un ulteriore aggravio sulla testa di chi ormai ha gettato la spugna o sta per farlo.

Vediamone anche i motivi, perché è facile giudicare il “cattivo pagatore” ma molto più difficile – se si vuole fare una analisi seria – capire come milioni di italiani e di imprese sono arrivate ad essere in ginocchio. C’è di mezzo la crisi economica, la pandemia ma non bastano a giustificare le difficoltà così diffuse, ci sono di mezzo le “disuguaglianze”, la burocrazia, le incongruità del fisco.

I normali canali bancari, per l’acquisto della casa o l’avvio di un’attività imprenditoriale, della concessione del credito, non funzionano più per aver saltato, secondo la Crif una o due bollette, una rata di un mutuo, una firma messa come garante magari per un debito poi estinto, allora chi ha bisogno è costretto a rivolgersi altrove. Dove? Fuori dai circuiti tradizionali per entrare in una spirale pericolosa e con regole da nodo scorsoio per chi si avventura.

In Italia tra le 270.000 e le 300.000 persone ogni anno vanno ai banchi dei pegni per un giro d’affari di 800 milioni di euro. Banchi dei pegni, il cui rapporto è spesso di proprietà di grandi gruppi bancari, magari gli stessi dove quelle persone non riescono ad avere accesso al credito e finiscono quindi ad impegnare i propri gioielli per fare fronte a qualche emergenza. Si tratta di quel “cortocircuito”: la spirale del debito che impoverisce il tessuto sociale. Ancora un dato tra il 2019 e il 2020 si è arrivati in Italia a quasi 30 mila licenze per attività di “Compro oro”. Un record che ha fatto scattare anche inchieste per riciclaggio.

C’è poi l’usura con una stima di 24 miliardi di euro che coinvolge circa 200 mila persone, piccoli imprenditori e altri professionisti. Uscire si può da questa situazione, come già sottolineato, ma deve esserci una volontà corale, consapevole, determinata a capire che milioni di famiglie e le piccole imprese hanno bisogno di un aiuto che non siano soldi a pioggia magari pochi e in ritardo, ma nuove regole sul credito, sul controllo del debito, su come poter riemergere da situazioni che appaiono senza soluzioni.

I partiti che finora sono rimasti a discutere solo di se stessi, delle loro percentuali e posti di potere da occupare, ritrovino il senso della realtà. Di come fare riforme vere, non annunci, ma decisioni concrete e coraggiose.

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