sabato, 17 Aprile, 2021
Politica

Abbandonare le poltrone è sinonimo di democrazia?

Il governo Draghi, come l’Arca di Noe’, ha fatto accomodare quasi tutti i partiti; non si capisce bene ancora se abbia favorito la crisi del sistema dei partiti o se siano stati proprio i partiti in crisi a mettersi nelle mani di questa forma di Governo misto tecnico-politico.

Sta di fatto che alcuni effetti sono già sotto gli occhi di tutti; il terremoto nel partito democratico rappresenta, purtroppo, sia la  causa  che gli effetti di questo Governo, oltretutto reclamato a gran voce da partiti grandi e piccoli, mandando a casa il governo Giallo-Rosso solo perché a capo vi era un non politico che snobbava il Parlamento coi suoi Dpcm per proteggere, tempestivamente, la popolazione dalla pandemia da Covid-19, ancora viva e vegeta.
La colpa era quella di essersi circondato da gente ritenuta incapace a ben utilizzare i 209 miliardi di euro che era riuscito, comunque, ad ottenere dall’Unione Europea, facendo sentire le proprie ragioni.
 
I matrimoni tra politici e tecnici, normalmente, si formano per merito di volontà superiore; quindi, sono matrimoni portati, cioè di puro interesse; qui l’interesse è della nostra Italia, che deve sollevarsi da questa caduta imprevedibile e non dei singoli partiti che pure non vedono l’ora di tornare in pista alla vecchia maniera.
 
Intanto, anche l’ulteriore slittamento delle elezioni amministrative e quella del seggio elettorale alla Camera di Siena, ha fatto abbassare, apparentemente, la temperatura tra i Partiti.
 
Ma c’è una novità del momento che ha agitato le acque nel mondo politico, benché sembra riguardi solamente il Partito Democratico e cioè le dimissioni – per un sentimento di vergogna – del Segretario Nazionale del PD Nicola Zingaretti, stufo di assistere ancora a litigi per poltrone, nonostante  il clima di pandemia in atto.
 
L’ abbandono della poltrona da parte del Segretario del PD avviene in un clima molto particolare per la pandemia in atto e si sospetta che sarà solamente l’inizio del rinnovo di una classe politica allo sbaraglio.
C’è il Movimento 5Stelle che è alla ricerca di nuovi equilibri interni ed esterni, col tentativo di risollevarsi, tentando di arrestare l’emorragia in atto.
 
Quale classe politica subentrerà alle macerie del dopo Governo Draghi, visti i primi effetti?
 
Del resto i governi di Unità Nazionale iniziano per un atto d’amore e di concordia apparenti e poi man mano le due linee parallele divergono e, lentamente, si allontanano, ognuno per la propria strada come prima o peggio.
 
La realtà è che la classe politica attuale sta rimanendo senza capi, senza guide, senza pilastri portanti, senza persone di riferimento che abbiano nel cuore, nella mente e nelle scelte il senso dello Stato e la salvaguardia dell’interesse generale della collettività in tutte le fasce di età e classi sociali.
 

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