domenica, 11 Aprile, 2021
Economia

Il Sud può rinascere dai suoi piccoli comuni   

Ora finalmente possiamo tirare un sospiro di sollievo. Sarà il Presidente Draghi, coadiuvato da pochi e competenti collaboratori, a riscrivere il Recovery Plan.  Sarà il suo team a definire progetti, risorse e tempistica che dovranno garantire al nostro Paese la disponibilità dei 209 miliardi concessi  dall’Europa. Ricordo molto bene quando, nella seconda metà degli anni Novanta, ogni fine aprile il Governo presentava in Parlamento il Dpef, il Documento di programmazione economica e finanziaria. Alla Camera tutti si chiedevano chi l’avesse scritto. Molti  lo ignoravano. Ma qualcuno, ben informato, sottovoce lo sussurrava ai colleghi:  “il Dpef lo ha scritto Draghi”.

Il giovane Direttore generale del Tesoro che Guido Carli suggerì a Ciampi, durante il suo governo rimasto in carica dal 29 aprile 1993 all’11 maggio 1994. Nelle sue dichiarazioni programmatiche, il Presidente Draghi non ha detto granché sul Mezzogiorno. Ma non per questo trascurerà il Sud. Alla voce coesione sociale bisognerà dedicare molta attenzione, perché se il Mezzogiorno rimane ancora l’ultima ruota del carro, se continua lo spopolamento delle sue aree interne, se il suo sistema sanitario continua a fare acqua e soprattutto se non si investe nei suoi piccoli comuni, allora il divario storico tra le due Italia rischia di allargarsi ancora di più. Al Sud, le aree interne sono da sempre i territori più fragili. Sono piene di paesini e di borghi da salvare. Sono ricche di patrimonio, naturalistico, agricolo e culturale ma sempre più povere di servizi. In certe zone non ci sono le scuole, non ci sono mezzi pubblici, la sanità non esiste. Per non parlare poi della connessione internet, dei personal computer che scarseggiano nelle famiglie meno abbienti o della banda larga che non si sa nemmeno cosa sia. Stefano Boeri si è fatto promotore di una campagna per facilitare una “dispersione” e con essa una “ritrazione dall’urbano”. Fabrizio Barca nel 2013 elaborò una strategia nazionale per le aree interne.

Durante questa pandemia, però, qualcosa si è mosso. Si è imposto all’attenzione di tutti il problema della rigenerazione dei piccoli comuni e con essa un’ inversione di tendenza  nel rapporto città-campagna, centro-periferia, zone montane e aree costiere, territori ricchi e comunità povere. Anche al Sud sono nate le cosiddette amministrazioni solidali, con sindaci coraggiosi che non vogliono far morire i loro paesi e che sono in prima linea per invertire questa tendenza al dualismo e all’impoverimento. Servono idee nuove e progetti originali. Pensiamo ad esempio a quello delle “Case a un Euro”, o ad una nuova legge sulle associazioni fondiarie. Una normativa che permetta a privati, onlus e comuni di recuperare le terre incolte e di insediare cooperative per nuovi modelli di economia rurale.

Ai comuni in generale, ma soprattutto ai più piccoli, serve come il pane la madre di tutte le riforme: quella della Pubblica Amministrazione. Solo una burocrazia semplificata, leggera e possibilmente celere può assicurare il successo dei progetti messi in campo dal Piano di rinascita nazionale. E infine non possiamo sottovalutare la presenza del terzo settore. Pensiamo alle fattorie sociali, alle scuole del ritorno, intese come ritorno alla terra, alla campagna, sul modello di quelle progettate dall’Università d’agraria dell’Università di Torino. Ma altri esperimenti potrebbero essere replicati al Sud, come ad esempio il progetto Attiva-aree, il programma della Fondazione Cariplo per le aree interne, oppure i Borghi del Benessere, una versione più sostenibile delle RSA urbane o i Borghi dell’innovazione, che coniugano vita rurale ed economia digitale, alla stregua degli smart-village promossi dalla Commissione Europea. Al Sud, l’acciaio, il petrolio e le automobili hanno creato tanti posti di lavoro ma hanno anche  provocato disastri ambientali e forti squilibri nelle dinamiche sociali. La Pandemia può segnare uno spartiacque, mentre il Piano di rinascita può rappresentare un nuovo inizio nella storia dell’ emancipazione economica e civile del nostro Mezzogiorno.

Foto fonte (e-borghi)

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