domenica, 1 Agosto, 2021
Politica

Carta bianca al Governo dei competenti

“Draghi decida in piena autonomia. Non nasce una nuova maggioranza”. Le parole più equilibrate le ha usate Silvio Berlusconi, nel suo rientro sulla scena.

E così sia. I partiti hanno ascoltato le linee del programma. Hanno assentito offrendo a Draghi qualche spunto di riflessione. Ma la politica ora deve fare un passo di lato. I mal di pancia di chi si offende perché voterà la fiducia insieme ad eterni avversari sono del tutto impropri. Mattarella ha chiesto un governo fuori dagli schieramenti ma non perché si costruisca un nuovo schieramento.

Se le forze politiche non vogliono sentirsi in imbarazzo a sedere in Consiglio dei ministri con esponenti di partiti che ritengono incompatibili devono chiedere a Draghi di non nominare ministro nessun politico. Se la sentono? Dubito.

E allora non ha senso chiedere quale sia il perimetro della maggioranza. Berlusconi lo ha detto chiaramente: è un governo di unità nazionale senza preclusioni.

Si starà insieme non per convinzione ma per necessità, per rispetto alla richiesta di Mattarella e alla personalità di Draghi. Il Presidente del Consiglio saprà proporre in Parlamento un programma che eviti argomenti divisivi e si concentri su quello che “non si può non fare subito” e su cui tutti, con sfumature diverse, non potranno che essere d’accordo.

L’autonomia con cui Draghi si muoverà non comporta il conferimento di poteri straordinari fuori dall’ordinamento. Ma nessuno si può illudere che Draghi possa impantanarsi nelle sabbie mobili di mediazioni infinite che ritardano le decisioni.

Il governo dovrà andare spedito perché i tempi sono strettissimi, le decisioni da adottare sono tante, le riforme strutturali sono complesse.

Il Parlamento non dovrà subire alcune emarginazione e umiliazione. Ma anche Camera e Senato dovranno saper accelerare i tempi e non ingolfare i propri lavori con i soliti rituali, tipo presentazione di valanghe di emendamenti e allungamento dei tempi di discussione per mero sfoggio di retorica.

Tutti devono saper essere misurati in questa fase delicata.

Dare carta bianca a Draghi non è un’abdicazione della politica né il trionfo della tecnocrazia. Ogni decisione comporta scelte di valore e quindi è politica. Draghi ha i suoi valori di riferimento e le decisioni su cui chiederà il consenso dei partiti saranno improntate a una visione che ha il Presidente incaricato ha illustrato alle forze politiche e che esse hanno condiviso.

Ora Draghi deve scegliere le persone competenti, capaci di gestire i Ministeri e di non farsi paralizzare dalla burocrazia.

Sembra facile. Ma non è impossibile.

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