venerdì, 30 Luglio, 2021
Politica

Aumenta la povertà. La politica dia risposte

La politica non guarda più alle fasce popolari. Dalle famiglie emerge un grave disagio che i numeri delle richieste ISEE e l’affanno dei Caf dimostrano. Crescono povertà ed emarginazione che lambiscono ceti medi. È urgente che la politica torni a comprendere queste aspre difficoltà. La Dc costruì un modello di Welfare unico in Europa. Il passato può darci indicazioni per il futuro, non sprechiamo la storia dell’Italia migliore.

L’Italia delle due realtà, delle stringenti disuguaglianze, che non interessa alla politica che non riesce a comprendere il grave disagio popolare.

Mentre in questi giorni c’è attesa sulle sorti del Governo, su un altro fronte quello delle famiglie più povere si apre una settimana di attesa e calcoli burocratici da brivido. L’inps infatti ha registrato un balzo delle richieste ISEE per il 2020 di 9 milioni e mezzo di famiglie con una crescita record del 20% di domande che si sono avute in due regioni molto diverse tra loro, in Lombardia e in Campania. In pratica per il 2021 chiedono aiuto economici e sconti quasi 10 milioni di famiglie che attraverso la documentazione ISEE possono accedere al reddito o pensione di cittadinanza per 532 euro al mese. In questi giorni ci sarà una ressa nei Caf per rinnovare la documentazione ISEE, ossia ‘indicatore della situazione economica equivalente, – l’ISEE, strumento che permette di misurare la condizione economica, che tiene conto di reddito, patrimonio e delle caratteristiche di un nucleo familiare -.

Secondo i calcoli Inps i primi tre mesi del 2021 saranno di massimo impegno nella corsa si rinnovi, come è accaduto lo scorso anno. A spiegare questo salto di richieste di sostegni sono una serie di fattori negativi correlati alla pandemia, alle chiusure di attività, alla perdita di occasioni di lavoro. Ma c’è anche una drammatica novità, nello studio delle famiglie che chiedono aiuto la fascia si è sposata in alto, ossia ora ci sono più persone che prima avevano una disponibilità economica maggiore che, invece, oggi si ritrovano in condizioni di povertà. Le richieste di aiuti crescono nelle “fasce centrali” con 435 mila famiglie che hanno un reddito che varia da 10 mila a 25 mila euro l’anno. Mentre la crescita di quelle più basse è calcolata in 235 mila famiglie in più che hanno fatto domanda. In altri versi la povertà cresce e coinvolge famiglie che prima avevano una condizione di vita migliore. Un aumento di richieste che ha come primo impatto i Centri di assistenza fiscale dei Caf, che già nel 2020 erano andati in affanno per la mole di domande inviate all’INPS per circa 8 milione 300 mila richieste di ISEE. Inoltre per il 2021 c’è allarme per la situazione dei Caf per il debutto dell’assegno unico per i figli. Un maggior lavoro per i dipendenti dei Caf che non avranno per ora aiuti, malgrado le sollecitazioni fatte al Governo. La Consulta Nazionale dei CAF hanno già lanciato un SOS, che vogliamo ricordare: “La richiesta di certificazioni Isee è aumentata esponenzialmente, incrementando il numero di dichiarazioni DSU (Dichiarazione Sostitutiva Unica) lavorate dai Caf che stanno esaurendo con tre mesi di anticipo le risorse a disposizione per il 2020”.

Il rischio di maggiori costi ancora una volta ricade su famiglie e centri di assistenza che si vedono scaricati sulle loro fragilissime spalle il prezzi dell’assistenza fiscale. In altre parole il Ministero del Tesoro fa intenzione di ridurre i contributi ai Caf – che, invece, per il 2021 avevano chiesto un aumento di 90 milioni – per scaricare questi costi sui cittadini che non potranno più avere una consulenza fiscale gratuita o a basso costo. I primi effetti negativi per gli utenti si sono già manifestati con un aggravio di spese.

Abbiamo voluto ricordare parlando fi Caf e ISEE un aspetto dei tanti problemi che la “società civile” ha e contro i quali lotta quotidianamente. Se la politica, se i parlamentari volgessero lo sguardo alla vita reale dei cittadini potrebbero capire il perché c’è diffidenza verso i rituali incomprensibili di un ceto politico che pensa più a sé stesso e meno al Paese. Non è pensabile che questa situazione di distacco possa durare ancora a lungo, che le famiglie in difficoltà siano così segnate dai problemi senza che abbiano nei partiti e nella politica un punto di riferimento.

Possiamo dire che la Dc nella sua lunga storia è stato un partito che non ha mai tralasciato le fasce popolari, che ha costruito politiche di aiuto e assistenza che sono state modello in Europa. Guardare al passato non deve essere solo consolante, potrebbe invece aiutarci a ridare forza a quanti oggi sperano in una svolta popolare, moderata in una politica attenta ai valori e non alle poltrone. Cambiare in meglio si può ed è stato fatto nel passato. Non aspettiamo che la situazione precipiti a danno di tutti.

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