sabato, 23 Ottobre, 2021
Economia

Famiglie e imprese, sulla batosta dei conti correnti in rosso, silenzio da Governo e Ue. Inascoltati gli appelli per il rinvio

Per ora lettere e appelli non hanno sortito effetti. Che siano le Associazioni di categoria con i sindacati, che sia Confindustria o le piccole grandi imprese legate alle cooperative, l’Europa sul credit crunch non cede, o almeno nemmeno ha risposto agli accorati documenti che chiedevano un rinvio delle nuove norme.
Per fine gennaio inizieranno i dolori per quanti avranno in rosso per tre mesi consecutivi il conto corrente anche per pochi euro. La nuova norma che pone in default le imprese e le famiglie in difficoltà, è entrata in vigore dal 1 gennaio 2021, norma che creerà non pochi problemi a tutti, comprese le banche. In pratica per quanti non hanno ancora ben chiaro il meccanismo la situazione è questa, le soglie bancarie per identificare il default sono state abbassate drasticamente. Il che in tempi di pandemia, di crisi economica generalizzata, di fallimenti ad effetto domino, significa innescare l’azzeramento di milioni di conti correnti. Basterà, secondo gli esperti, infatti lo sconfinamento sulla singola linea di credito per più di 90 giorni e che sia superiore a 100 euro, – in altri versi superiore all’1% del totale delle esposizioni verso la banca – (rispetto al 5% ad oggi in vigore) per innescare la procedura di cattivo pagatore.
Il conti in rosso è segnalato come NPL (Non performing loans-crediti deteriorati). Ma forse per comprendere meglio può aiutare un esempio pratico: poniamo che l’affidamento di 10.000 euro – per oltre 90 consecutivi risulta uno sconfinamento di 101 euro -, ecco che scatta la classificazione di credito deteriorati.
A questa condizione se ne legano altre ugualmente allertanti, come la Rimodulazione dell’affidamento qualora per effetto della rimodulazione dell’affidamento, che poi prevede la rinegoziazione dei prestiti, rifinanziamento e consolidamento. Infine una perdita superiore all’1%, la banca deve riclassificare il cliente in stato di default.
La situazione di default rischia di portare conseguenze ancora più negative anche ai soggetti connessi all’impresa, soprattutto nel caso di cointestatari di mutui o di società partecipate, rischiando di inficiare la capacità di rimborso di un altro nominativo collegato anche soci compresi.
Questa nuova definizione in materia di default non riguarderà solo le banche con rilevanza europea, ma anche tutti gli intermediari finanziari non bancari come ad esempio le società di leasing.
La difficile situazione economica attuale porterà le imprese a scontrarsi con questi rigidi parametri, compromettendo l’accesso al credito, comprovato dalle segnalazioni negative sulla Centrale Rischi banca d’Italia.
Diventa quindi fondamentale per le PMI il controllo finanziario, pianificando le entrate e le uscite, monitorando le scadenze di mutui e leasing e il saldo del proprio c/c.
Come visto si tratta di una norma così stringente da apparire un nodo scorsoio per milioni di soggetti. Come uscirne? Per ora la norma è valida e sarà attuata. L’unica via d’uscita, almeno per preparare famiglie alla nuova tegola è un rinvio di sei mesi, inoltre per le imprese sino a fine giugno la moratoria sui debiti.
Finora né il Governo né il ministro dell’Economia si sono fatti sentire, quest’ultimo dovrebbe, farsi garante, secondo gli auspici di chi chiede uno slittamento, davanti all’Europa che si tratterà solo di uno slittamento.
Il concetto è che non si possono attuare norme così severe in un momento in una fase in cui l’emergenza sanitaria non si attenua e cittadini e imprese devono far fronte a ulteriori blocchi e restrizioni. C’è attesa quindi nell’avere risposte che però non arrivano. La campagna di chi vuole una moratoria si amplia così come il disinteresse del Governo che non dà segnali di attenzione. Così è scesa in campo anche Confindustria per far sentire la necessità di un rinvio per non pregiudicare la possibile ripresa economica attesa per il 2021.
La moratoria, infatti, secondo l’esponente di Confindustria, è uno strumento essenziale di supporto alle aziende per fronteggiare la crisi del Covid 19 e guardare alla ripresa. L’Italia che produce e le famiglie che devono fare i conti con bilanci precarissimi quindi hanno ora davanti due incognite economiche – tralasciando per un attimo quelle sanitarie – la prima se il il nuovo anno porterà ad una svolta economica positiva e recuperare un po’ di fatturato perso, e se qualcuno riuscirà a far desistere l’Europa dalla attuazione immediata del credit crunch. Due rebus su cui nessuno oggi ha voglia di scommettere.

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