domenica, 7 Marzo, 2021
Attualità

Conti in rosso e stretta creditizia

A gennaio nel disinteresse generale, come se il problema riguardasse solo una minoranza sprovveduta pensando che gli italiani, famiglie e imprese, navigano nell’oro e non hanno problemi economici.

Bloccare le nuove norme europee sui Conti correnti. Le forze politiche e il Governo raccolgano gli allarmi delle Associazioni di categoria, sarebbe un buon inizio di anno a tutela di imprese e famiglie.

 Il 2021 sarà un anno ad alto rischio economico interveniamo subito finché si è in tempo per evitare nuovi guai ai cittadini che lavorano e fanno sacrifici.

Un silenzio sulle nuove norme che scatteranno dal primo giorno del 2021, – lo ricordiamo bastano tre mesi di uno sforamento sul conto corrente, anche di 100 euro, per finire segnalati alla centrale rischi e avere il conto bloccato -, che faranno impallidire non solo le imprese già in gravi difficoltà ma milioni di famiglie che hanno i conti in affanno se non in rosso. Le nuove norme Ue sono estremamente severe, – per quanto riguarda l’Italia si aggiungono a situazioni discutibili come le segnalazioni alla Centrale rischi finanziari (Crif) che già di sé è un obbrobrio giuridico per la poca trasparenza e danni creati ai cittadini anche in regola – tanto che ci saremmo aspettati dibattiti televisivi, approfondimenti tra economisti, un confronto politico e istituzionale serio e di merito, invece niente. A scendere in campo con la richiesta di “Intervenire urgentemente”, sono state tutte le maggiori associazioni di categoria da Confcommercio a Confindustria, dalla Cna alla Coldiretti fino all’Abi, evidentemente tutte allarmate da ciò che sta per accadere. La lettera appello dai toni accorati è stata inviata alle istituzioni europee per chiedere di intervenire urgentemente su alcune norme in materia bancaria che, “pensate in un contesto completamente diverso da quello attuale e caratterizzate da un eccesso di automatismi, rischiano di compromettere irrimediabilmente le prospettive di recupero dell’economia italiana ed europea”. Insomma parole sagge dettate da vere preoccupazioni. Ora noi ci chiediamo del perché il silenzio mediatico su un problema del genere? Del perché una iniziativa come quella di tutte le Associazioni di categoria responsabili di milioni di lavoratori e famiglie, non venga presa in considerazione con un giusto è adeguato risalto nazionale. Nel nostro piccolo è il terzo approfondimento che facciano, ma ci rendiamo conto che non può e non deve bastare. Per questo noi ribadiamo che l’iniziativa di tutte le grandi Associazioni vada sostenuta con un impegno straordinario, ad iniziare dalla televisioni pubbliche che sull’argomento hanno realizzato qualche defilato servizio. Bisogna spiegare e dire con chiarezza che siamo al centro di una sofferenza economica e produttiva che ha alimentato crisi e incertezze. Il Governo e lo Stato devono far propri i timori che hanno le associazioni imprenditoriali italiane, quando chiedono di rinviare le disposizioni Europee per evitare che situazioni di temporanea difficoltà delle imprese si trasformino in crisi irreversibili. E ancora siamo con le imprese italiane, con i loro dirigenti e lavoratori quando ricordano che le nuove e più restrittive soglie per gli importi scaduti rischiano di determinare la classificazione a default di un numero ingentissimo di imprese, comunque sane. Sottoscriviamo questo allarme perché molte imprese sane perderebbero l’accesso al credito, con quello che ne consegue in termini di prospettive di ripresa. Ora gennaio è arrivato, le forze politiche diano un segno di interesse e impegno, raccolgano gli appelli e le richieste di un rinvio della stretta sui conti correnti. Sarebbe un inizio di anno all’insegna di una sfida che vedrebbe unito il Paese su un problema che sta a cuore a tutti non solo alla forze produttive. Facciano che il 2021 inizi con un po’ di serenità per milioni di imprenditori e famiglie, ossia per il Paese delle persone perbene.

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