giovedì, 29 Luglio, 2021
Attualità

Esclusione e fragilità, ecco l’altra Italia

Nel Paese 18 milioni di persone sole e 45 mila persone morte inosservate e senza esequie.

I dati che il nuovo anno si lascia dietro di sé – non parliamo di Covid e contagi – ma della vita quotidiana e delle solitudini contemporanee che con la pandemia hanno avuto una accelerazione provocando nuovi disagi. Le cifre che descrivono la solitudine in tutti i suoi aspetti, sono più impietose della realtà. I numeri sono infatti eccezionali e sempre abbastanza occultati dal sistema mediatico più pronto ad esaltare tutto ciò che è lontano da povertà e solitudine. Ma fragilità sociale ed emarginazione rappresentano ormai la cifra di una Italia sconfitta, di una maggioranza senza voce. Si tratta di una dimensione sociale da brivido che conta oltre 18 milioni di persone che vivono sole, altro che botti di capodanno e il can can televisivo della esagerata allegria. La solitudine in Italia fa passi da gigante, e siamo al doppio rispetto a 33 anni fa. Se poi si vuole riflettere ancora più seriamente allora c’è un dato che si commenta da sé: oltre 45 mila persone sul territorio nazionale sono morte da sole, inosservate e senza esequie funebri. Ma chi sono poi gli italiani che vivono da soli, l’Istat rivela questa immagine: il 40% vedovi, 39% celibi o nubili, 21% separati; mentre più di una famiglia su tre, 31,6%, è composta da una sola persona.

Secondo l’ultimo Rapporto annuale Istat 2018, inoltre, circa 3 milioni di persone dichiarano di non avere una rete di amici, né una rete di sostegno, né partecipano a una rete di volontari organizzati. La quota di persone senza reti esterne alla famiglia è più alta tra le persone che vivono da sole ed è massima tra gli anziani. Il 42,4% di chi vive con i familiari si dichiara molto soddisfatto per la propria vita rispetto al 33,5% di chi vive da solo. Nel vasto e triste mondo della solitudine negativa ci sono un po’ tutti, gli anziani, le donne, i giovani e anche i bambini; una solitudine che ha molte facce, ma per molti è “causata in maniera diretta da scarsa assistenza sociale e da un welfare inadeguato o mancante”. Se si ampia un po’ lo sguardo e ci si confronta con un indicatore, uno condiviso a livello europeo che misura la percezione del sostegno sociale, si nota cheil 17,2% degli individui in Italia si sente privo o quasi di sostegno e che nel confronto con l’Unione Europea l’Italia mostra, sempre rispetto alla percezione del sostegno, una maggiore fragilità per tutte le classi di età”. I più soli e fragili, per definizione, sono gli anziani che trascorrono il 70% del tempo da soli senza alcuna compagnia.

Anche la tanta decantata vita di coppia è in crisi, in due vivono il 44,5% degli anziani di 75 anni e più. Le donne vivono più frequentemente da sole (49,2% contro il 21,7% di uomini), soprattutto le ultraottantenni. La quota di persone di 75 anni e più che vivono sole è più alta tra coloro che abitano nelle aree metropolitane. Il 42,3% delle persone di 75 anni e più è multicronico, cioè soffre di tre o più patologie croniche. Forse per capire il disagio che vivono le persone sole in Italia bisogna fare qualche riferimento con altri Paesi. Come ad esempio il rapporto Eurostat del 2017, – ultimo sull’argomento – dal quale si evinceva che in Italia la percentuale di soggetti non aventi la possibilità di chiedere aiuto in caso di bisogno risultava doppia rispetto alla media dei 28 paesi europei. A esaminare con attenzione il fenomeno della solitudine il sociologo ed esperto di welfare Alessandro Rosina, Docente di Demografia e Statistica sociale all’Università Cattolica di Milano, che ha parlato di “solitudine delle famiglie italiane” (nel libro dall’omonimo titolo, edito dal Mulino)

“L’Italia è uno dei paesi con peggior combinazione di bassa fecondità, povertà delle famiglie con figli, elevato numero di Neet (giovani che non studiano e non lavorano). Le categorie più in difficoltà, più a rischio di esclusione sociale, sono quelle che hanno progressivamente visto aumentare il rischio di povertà o la rinuncia a realizzare i propri progetti di vita. L’impoverimento del ceto medio italiano e la bassa vitalità demografica indicano una compressione verso il basso delle condizioni e delle scelte delle famiglie in generale, con aumento delle diseguaglianze evidenziato dalla bassa mobilità sociale. Ancor più marcato è stato l’impoverimento delle famiglie con persona di riferimento under 35”.

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