giovedì, 21 Gennaio, 2021
Politica

La pessima salute di ferro del Governo Conte

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Se un marziano sbarcasse a Roma, come ipotizzato dalla fantasia ironica di Ennio Flaiano nel 1954, dopo aver letto i giornali riferirebbe ai suoi suoi colleghi rimasti sul disco volante che il Governo Conte 2 è caduto un sacco di volte dal settembre 2019 e che quindi non si capisce perché il Presidente del Consiglio stia ancora a Palazzo Chigi. “Misteri di questi terrestri italiani …” commenterebbe sbalordito l’extraterrestre.

In effetti il Governo guidato dall’ex avvocato del popolo, fin dalla sua nascita, è stato dato per morto con cadenza settimanale sia dai giornali apertamente di destra che da quelli simpatizzanti a sinistra.  Eppure sta ancora lì.

Ma, si dirà, è gravemente malato!! In realtà il Governo gode di una pessima salute di ferro. Vediamo perché.

Un anno fa Conte non era circondato da grande fiducia ed entusiasmo né da parte del Pd né dai i 5 Stelle, i partiti che pure lo hanno votato. Zingaretti non era granché convinto dell’alleanza forzata con gli acerrimi avversari del suo partito. Di Maio, che forse avrebbe preferito una riedizione del vecchio asse con la Lega, stentava a convincere sé stesso e il Movimento che quella imposta da Beppe Grillo fosse stata la scelta giusta. Renzi, votata la fiducia, era rapidamente uscito dal Pd e si era messo a fare sgambetti a giorni alterni al Governo. Calenda non aveva neanche aspettato che Conte si presentasse alle Camere e aveva rotto col Pd. Insomma una debolezza peggiore di questa Conte non poteva immaginarla. Ma non se ne è fatto un cruccio ed è andato avanti come poteva.

Nel frattempo dall’opposizione Salvini faceva fuoco e fiamme contro il Governo trascinando in questa guerra totale sia Giorgia Meloni che Silvio Berlusconi. Ma le cose sarebbero presto mutate.

A fine gennaio, finito sotto attacco dal fuoco amico interno, Di Maio era costretto a dimettersi. Poi a febbraio è arrivato il virus e tutto è cambiato. Conte, costretto dalle circostanze, si è assunto responsabilità importanti nella gestione della pandemia imponendo il primo grande lockdown della storia, una scelta che avrebbe poi fatto da benchmark anche per altri Paesi. L’emergenza è stata una sorta di bromuro per i bollenti spiriti di Renzi, che ha smesso di attaccare Conte. Pd e 5 Stelle si sono impegnati a sostenere le scelte del Governo senza se e senza ma. E dall’opposizione Berlusconi ha lanciato i primi segnali di moderazione. A metà maggio la popolarità di Conte era alle stelle. E i suoi numerosi avversari erano costretti a prenderne atto, obtorto collo.

A fine giugno Conte portava a casa lo straordinario risultato del sostegno finanziario senza precedenti dell’Europa, 209 miliardi tra prestiti e aiuti. Il Governo, nonostante vari errori e scelte   discutibili come la passerella degli Stati generali, era comunque al massimo della popolarità.

L’estate senza mascherine smascherava anche giochi e giochetti di quanti ricominciavano a scavare le trappole per far cadere il Governo. Da molti pulpiti si predicava la fine di Conte e si pronosticava l’avvento di non si sa quale nuovo Esecutivo capace di governare la “resilienza” e la gestione dell’enorme pacchetto di miliardi europei. Ma erano chiacchiere al vento.

Un governissimo con tutti dentro era, ed è, impossibile per l’incompatibilità di Salvini con il Pd e gli ex alleati. Un cambio alla guida del governo giallo-rosso era, ed è, un esercizio di fantasia, perché Conte rimane l’unico punto di equilibrio di un’alleanza che senza di lui si squilibrerebbe o da un lato o dall’altro, finendo per implodere.

In tanti hanno tirato per la giacchetta Mario Draghi, contro la volontà dell’interessato. L’ex Presidente della BCE sarebbe certamente un autorevole rappresentante dell’Italia, ma nessuno ha spiegato quale coalizione dovrebbe sostenere Draghi senza costringerlo ad impelagarsi in una estenuante mediazione tra forze politiche litigiose. Insomma all’orizzonte non è emersa nessuna reale alternativa né a Conte né alla sua maggioranza. Anzi.

Nonostante gli errori commessi nella gestione della seconda ondata, l’area di sostegno a Conte potrebbe perfino allargarsi, vista la disponibilità di Forza Italia a “dare una mano” al Governo per spirito di responsabilità e senza chiedere ministeri. Insomma, quelli che uscendo dai 5 Stelle pensavano di indebolire il Governo hanno finito per rafforzarlo, favorendo l’innesto di Forza Italia e di altri parlamentari del Gruppo misto pronti ad evitare una crisi di governo. A gennaio comincerà la vaccinazione di massa e si presenteranno in Europa i piani per la ripresa. Solo un folle potrebbe ipotizzare in questo contesto una crisi di governo che paralizzerebbe il Paese, metterebbe serie ipoteche sull’erogazione dei fondi europei e rischierebbe di portarci ad elezioni anticipate in piena pandemia. Una follia nella follia.

Conte andrà avanti, per forza, a meno che non commetta errori madornali, fino ad agosto, quando scatterà il semestre bianco, durante il quale il Presidente Mattarella non può sciogliere le Camere. Solo allora, se il virus sarà stato messo sotto controllo e i piani saranno stati approvati dall’Europa, si potrebbe immaginare un nuovo Governo, con una maggioranza forse più ampia.  A guidarlo sarà sempre Conte? Dipenderà da lui, dalla sua capacità di fare da collante ad una coalizione eterogenea ma costretta a governare per il rimanente anno e mezzo di legislatura. In tanti continuano a considerare Conte una sorta di “parvenu” della politica. Ma si sbagliano. Il Professore sta imparando rapidamente gli arcana imperii, i segreti del potere. E tra questi c’è la capacità di costruire il consenso per l’elezione del prossimo Capo dello Stato. Conte saprà coltivare l’aurea mediocritas (che potremmo tradurre con capacità di guidare un’area moderata e riformista) auspicata dal poeta Orazio, lucano e vicino alla sua terra d’origine?

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