mercoledì, 2 Dicembre, 2020
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Se il virus infetta la logica

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L’Uomo è un animale razionale, che non fa sempre buon uso di questa sua dotazione naturale.

Eppure il ragionamento, l’uso della logica è l’unico faro che ci guida quando navighiamo nelle nebbie dell’ignoto. C’è un rapporto di proporzionalità inversa tra le informazioni di cui disponiamo e il ricorso al ragionamento. Meno informazioni certe abbiamo più dobbiamo affidarci alle connessioni logiche per evitare di brancolare nella confusione.

Una pandemia come questa è un classico caso in cui il ricorso alla ragione ha un ruolo elevatissimo, data la scarsità di elementi scientifici certi di cui disponiamo.

Partiamo dagli unici due dati sicuri che abbiamo sul Sars-Cov-2: non è molto letale ma è estremamente contagioso. Chi fa poco uso della ragione si sofferma sulla bassa letalità e si consola dicendo: non drammatizziamo, se ci si ammala ci si può in qualche modo curare, tanto rischiano di morire solo coloro che hanno altre patologie gravi e sono molto avanti negli anni.

In base alla logica, il ragionamento dovrebbe essere diverso: facciamo di tutto per evitare la diffusione vorticosa dei contagi perché se troppe persone si ammalano contemporaneamente non ci sono strutture sufficienti per curare adeguatamente tutti e quindi la letalità aumenterà non per colpa del virus ma per via della “scarsità” di ospedali, medici, infermieri attrezzature etc.

Questa semplice constatazione avrebbe dovuto guidare tutte le politiche relative al contrasto della pandemia: rallentare i contagi, potenziare le strutture sanitarie.

Per ridurre il ritmo dei contagi o si chiude tutto o si fissano regole di convivenza col virus talmente rigide da impedirgli di sfuggire al controllo, tenendolo a briglia stretta. In primavera, investiti dall’ondata brutale che ci ha colpiti a sorpresa nei due punti più deboli, ospedali e Rsa, non c’erano alternative: solo il lockdown poteva frenare la valanga di malati e morti. Ha funzionato, con un costo altissimo, sociale ed economico.

Quando abbiamo riaperto, logica avrebbe voluto che tenessimo il più frenato possibile il ritmo dei contagi, senza bloccare la vita dei cittadini ma rendendola piena di regole da far rispettare con severità punendo i trasgressori in maniera esemplare. E invece la ragione è andata in vacanza, si è diffusa l’assurda convinzione che il virus fosse stato fiaccato, quasi sconfitto e tutte le norme di sicurezza potessero essere allentate. È stato il regalo più grande che potevamo fare al nemico che ne ha approfittato per riprendere a riprodursi a suo piacimento.

A fine agosto, non c’era alcun motivo logico per ritenere che la ripresa dei contagi potesse svilupparsi molto lentamente, visto il generale lassismo. Ma l’illusione ha preso il posto della ragione e abbiamo sognato di poter essere una brillante eccezione in un’Europa ormai in fiamme.

Quando a fine settembre la diffusione dei contagi ha cominciato ad accelerare, logica avrebbe voluto che si attivasse subito una robusta frenata, con misure rigide per evitare di perdere il controllo e invece ci siamo dimenticati che per bloccare il virus in primavera eravamo stati costretti a stare tutti chiusi per ben due mesi…. Così siamo arrivati alle misure più recenti dalle quali si attendono effetti che in base alla logica non potranno esserci. Si chiudono locali di cultura e ristorazione mentre bastava solo imporre regole più severe ed effettuare controlli a tappeto.  Ma non si interviene sul trasporto pubblico locale dove l’affollamento è la regola.

La fiera delle irrazionalità, d’altronde, è ricca di esempi: durante il lockdown per evitare supermercati pieni di gente invece di allungare gli orari di apertura li avevano ridotti; per aumentare le possibilità di fare i tamponi hanno impedito fino a ieri ai laboratori di analisi privati di offrire questo servizio; per decongestionare i mezzi pubblici si rifiutano di coinvolgere quelli privati che sono inutilizzati da mesi.

Il sonno della ragione moltiplica il virus.

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