mercoledì, 2 Dicembre, 2020
Politica

Cambiare metodo, non governo

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Sarà lunga e dura. Da qui alla primavera 2021, la lotta contro il virus non sarà una guerra lampo come quella di marzo-aprile di quest’anno, un blitz che ci ha dato, dopo due mesi di clausura, l’illusione di aver vinto. Occorrerà una guerra di posizione, combattuta giorno dopo giorno con decisioni flessibili che si dovranno adattare alle situazioni in continua evoluzione. Sarà faticosa e richiederà nervi d’acciaio. Per questo motivo occorre instaurare un clima politico diverso, per scelta e non per necessità

Dopo la decisione di chiudere l’Italia il 12 marzo, di fatto l’opposizione aveva dovuto smorzare i toni della sua polemica. Nella maggioranza Renzi, che aveva condotto un’offensiva contro Conte, era stato costretto a rinfoderare la sciabola. Tutti avevano capito che l’urgenza imponeva di mettere la sordina alle polemiche, con il retro pensiero che da lì a poco si sarebbe tornati alla “normalità” del confronto e scontro politico senza le cautele imposte dalla pandemia.

Infatti, da fine giugno era ripreso il lavorio delle opposizioni, e anche quello sottotraccia di componenti dei partiti della maggioranza, per mettere in difficoltà Conte. Autorevoli quotidiani avevano alimentato con retroscena improbabili ed editoriali altisonanti l’idea che un cambio di governo fosse imminente.

La flemma di Conte, insieme agli ottimi risultati conseguiti in Europa, ha smorzato questa onda di malumori interni ed esterni alla maggioranza e, a fine settembre, nonostante l’incendio scatenato nei 5 Stelle da Di Battista, la nave del governo è sembrata fuori dal rischio di essere investita da una tempesta perfetta.

Solo pochissimi osservatori avevano, però, immaginato che i numeri della pandemia sarebbero cresciuti talmente in fretta da condizionare pesantemente l’evoluzione del quadro politico. L’aumento vorticoso dei contagi e i primi segnali di affanno del sistema sanitario hanno aperto per il Governo Conte, che già si sentiva relativamente tranquillo almeno fino alle elezioni del capo dello Stato del gennaio 2022, una nuova fase, destinata a durare almeno sei mesi.

La seconda ondata della pandemia che alcuni avevano addirittura escluso, c’è ed è più complicata da gestire della prima per due motivi: il numero delle persone che incontrano il virus è enormemente più grande di quello della primavera scorsa, e un secondo lockdown generalizzato e totale non è assolutamente realizzabile. Stretta tra questi due scogli la gestione della pandemia si annuncia complessa, difficile e tutta da inventare. Ma stavolta è in gioco la credibilità, l’autorevolezza e -diciamolo pure- la stessa legittimità della classe dirigente politica.

Il Governo torna ad essere il depositario delle aspettative dei cittadini, che si attendono decisioni rapide, efficaci nel frenare i rischi di forfait delle strutture sanitarie ma anche di salvaguardare l’economia, che stava rialzando la testa, il funzionamento della scuola, che non può chiudere, e il delicato equilibrio sociale messo a repentaglio dallo tsunami che sta impoverendo larghe fasce della popolazione.

Il Governo non può cambiare, ma il metodo suo e della politica in generale non può più essere quello di prima. Inutile illudersi di costruire governi di unità nazionale adesso. Si perderebbe tempo e il risultato sarebbe un pastrocchio ingestibile.

Ma Conte ha il dovere di instaurare un dialogo costante, concreto, rispettoso e proficuo con le forze di opposizione. Le deve consultare preventivamente su tutte le scelte principali da adottare in relazione alla pandemia e deve accogliere proposte che siano ragionevoli e utili alla gestione del problema. Quindi andrebbe previsto un meccanismo periodico di convocazione a Palazzo Chigi dei leader delle opposizioni per un confronto essenziale, rapido e costruttivo sulle azioni dell’Esecutivo.

Questa consultazione periodica dovrebbe andare di pari passo con un nuovo modello di coinvolgimento sistematico del Parlamento nella cogestione delle decisioni.

Il Governo, quando ritiene di dover adottare scelte urgenti per la pandemia, dovrebbe incontrare i Presidenti di Senato e Camera e concordare con loro se utilizzare lo strumento amministrativo del DPCM o quello legislativo del decreto legge. Nel primo caso, oltre a dare un’informazione preventiva alle Camere, come già previsto, Conte dovrebbe accogliere l’indirizzo che potrebbe emergere da un rapidissimo dibattito tra tutti i gruppi parlamentari.

L’opposizione, ovviamente, deve essere disponibile e non solo a parole, a collaborare restando nel proprio ruolo ma evitando di seminare incendi nell’opinione pubblica pur di colpire il Governo. Non è il momento di speculare su una tragedia nazionale.

I cittadini hanno bisogno di percepire uno spirito di unità nazionale per poter reggere meglio il fardello delle restrizioni e dei sacrifici economici, morali, psicologici che segneranno i prossimi mesi. Occorre il senso di una nuova coralità non evanescente e declamatoria ma reale.

Lo spettacolo del Governo che va in rotta di collisione col Parlamento, dello scontro continuo tra maggioranza e opposizioni, di partiti di governo dilaniati da contrasti interni indebolirebbe la credibilità complessiva delle classi dirigenti politiche e farebbe sentire i cittadini abbandonati a sé stessi, smarriti e disorientati proprio mentre l’orologio dell’inverno più duro scocca i suoi lenti, lunghi e pesanti rintocchi.

Uno scenario triste e pericoloso da evitare a tutti i costi.

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