mercoledì, 2 Dicembre, 2020
Società

Sicurezza nazionale e intelligence. Il punto del vice-presidente del Copasir Adolfo Urso

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Intelligence, golden power e sicurezza nazionale. Il vice-presidente del Copasir e senatore Adolfo Urso (FdI), già vice Ministro allo Sviluppo economico, illustra la sua proposta di riforma della legge n. 124 del 2007 sulla disciplina dei servizi segreti italiani.

Senatore Urso, il 5 marzo 2020 ha presentato come primo firmatario una proposta di legge che consentirebbe un importante passo in avanti sulla difesa della sicurezza nazionale, in particolar modo sulla tutela degli interessi economico-strategici nazionali. Da osservatore privilegiato, dove vede i maggiori rischi oggi?
Oggi, i rischi sono nelle nuove frontiere della Sicurezza Nazionale dove siamo meno preparati rispetto a quelle tradizionali. Per intenderci, l’Italia ha una intelligence straordinaria, mi riferisco sia all’operato di contrasto svolta nei confronti della criminalità organizzata e sia alla lotta al terrorismo, in quanto per quest’ultimo aspetto siamo la Nazione che ha pagato e combattuto di più storicamente tale piaga; tutto questo è dimostrato dal fatto che il nostro Paese rispetto agli altri Stati europei è stato meno colpito dal terrorismo fondamentalista islamico. D’altro canto abbiamo, tuttavia, la necessità di affinarci su alcuni aspetti: la guerra cibernetica e quella economico-finanziaria. Non a caso, la proposta di legge che ho presentato accenna un’ipotesi di riforma generale dei servizi segreti italiani, perché alla luce di questa nuova emergenza globale l’attuale suddivisione degli apparati di sicurezza in affari interni ed esteri appare anacronistica.

A proposito di minacce esterne per il sistema Paese, perché estendere il golden power al settore assicurativo, finanziario e creditizio?
L’estensione è avvenuta con la mia proposta di legge (5 marzo 2020) che è stata recepita dal Governo con il c.d. Decreto Liquidità durante la crisi pandemica. Oggi, il golden power può essere usato per il settore creditizio, finanziario e assicurativo ma anche nei confronti dei soggetti dell’Unione europea; questo perché le maggiori minacce al comparto bancario e assicurativo provengono da tali soggetti.

Che direzione sta prendendo tale riordino?
Noto che il riassetto del sistema economico, bancario e assicurativo italiano vede coinvolti due soggetti: la Francia a livello internazionale e il Partito Democratico sul piano nazionale; mi auguro che non si venga a prefigurare un compromesso sinistro tra queste due parti al fine di raggiungere l’obiettivo di avere delle “loro” banche.

Oggi è ipotizzabile la costruzione di un’autorità istituzionale? Ad esempio un Consiglio di Sicurezza Nazionale come negli Stati Uniti d’America?
Sarebbe auspicabile. Bisogna ad ogni modo capire in quale struttura istituzionale inserirlo, cioè se in seno alla Presidenza del Consiglio oppure alla Presidenza della Repubblica. Abbiamo proposto di istituire un Consiglio per la Sicurezza Nazionale che in maniera continuativa possa seguire le vicende della sicurezza nazionale nella dialettica politica tra Governo e Parlamento. In tal senso, la costituzione del Comitato Parlamentare per la Sicurezza della Repubblica ha rappresentato indubbiamente un importante passo in avanti, poiché è l’unico organismo guidato dall’opposizione, che può dunque fare da contraltare al Governo in materie così delicate per la tutela dell’interesse nazionale.

Come vicepresidente del Copasir può darci un bilancio dell’ultimo anno e mezzo?
In questa legislatura si può trarre un bilancio estremamente positivo, iniziando con la presidenza di Lorenzo Guerini e poi proseguita dal Presidente Raffaele Volpi; oggi, il Copasir ha assunto una centralità più funzionale rispetto al passato, in ragion del fatto che qualunque decisione del Comitato è stata approvata all’unanimità. Si è realizzato un comune sentire frutto di un lavoro costante ed equilibrato da parte di tutti i componenti del comitato a prescindere le “casacche” di partito.

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