mercoledì, 2 Dicembre, 2020
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La società che cambia. Come superare la crisi dei “corpi intermedi” ed evitare i rischi della democrazia diretta

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Tornare ai valori della famiglia, dei partiti, delle associazioni, delle istituzioni, si può. Serve più solidarietà, impegno e valorizzare le proposte dei cittadini. Le comunità vanno aiutate e sostenute non illuse e usate.

Nella sua ironia British lo statista Wiston Churchill osservava: “La democrazia è la peggior forma di governo, eccezion fatta per tutte quelle forme che si sono sperimentate fino ad ora”, la battuta ci permette di entrare subito in un tema caldo, oggi dibattuto da politici, dalle “élite” istituzionali, da personalità della cultura e del mondo accademico che ragionano sulla crisi dei “corpi intermedi”, ossia di tutte quelle istituzioni a partire da famiglia, associazioni di categoria, sindacati, partiti, e tutto il vasto mondo dell’associazionismo. Questi “corpi” secondo alcuni attenti osservatori e sociologi sarebbero al tramonto, in disfacimento perché il cittadino ormai guarda tutto con sospetto, diffidenza, con disincanto e allora salta ogni mediazione per arrivare, a quella chimera della “democrazia diretta”. Una tirannide che appare come il male minore. Di esempi anche recenti ne abbiano avuti tanti, chi ad esempio annunciava di “aprire il Parlamento come una scatoletta”, per scoprire tutti, “gli inciuci, inciucetti e inciucioni”, sappiamo oggi come è finita, con il maxi inciucione.

Certo possiamo dire che ogni semplificazione populista fa presa perché soffia sui problemi senza risolverli, e sappiamo che nelle società complesse c’è sempre una maggiore esigenza di partecipazione, di essere presenti, oggi, inoltre fatto inedito la spinta delle nuove tecnologie e i cosiddetti social media amplificano in modo irruente, caotico e contraddittorio ogni tipo di richiesta anche le più assurde. In questo stato di cose i corpi intermedi vivono di riflesso la frammentazione sociale ne sono assediati e talvolta travolti. Ma ci sono alcune riflessione da fare, la prima che i cambiamenti vanno governati. Che le maggiori istanze di libertà e partecipazione vanno comprese, accolte e organizzate. A nostro giudizio non è in crisi il valore e il ruolo di famiglia, delle associazioni e dei partiti, ma la loro scarsa propensione o incapacità a rinnovarsi, a riorganizzarsi e soddisfare le nuove esigenze che sono maturate nella opinione pubblica. Possiamo fare molti esempi. Ci limiteremo a quelli più comuni. Può un cittadino anziano per una visita specialista sottoporsi a 9 file: dal medico di famiglia, fino al cup, all’esame, al ritiro delle cartelle, ai controlli del referto.

E, ancora, può un un cittadino competere con la complessità di tutte le fatturazioni e pagamenti elettronici oggi previsti da tutti gli enti e società? Una persona fino a che punto riesce a controbattere ai ritardi, talvolta alle inconcludenze delle richieste dell’Agenzia delle Entrate? Può il singolo cittadino affrontare ogni imprevisto tenendo testa ad una burocrazia diventata sempre più una segreteria telefonica, un numero di telefono, una mail, una pec, una voce registrata ottusa quanto inutile.

Possono i corpi intermedi e la Pubblica amministrazione che per eccellenza è un servizio primario non derogabile, rimanere immobili, lasciare che il cittadino sospetti – e talvolta ne ha anche le prove – che questa mediazione sia in balia di gruppi di potere, che non sia altro che un gioco di interessi personali volti ad accumulare carriere , denaro, privilegi alla faccia di chi invece dovrebbe essere tutelato? Sono interrogativi legittimi. Noi pensiamo che i corpi intermedi, – tra cui anche l’informazione – debbano essere un connettore di istanze sociali, di interessi reali delle persone, sistemi capaci di allargare la democrazia, di renderla più viva, con servizi efficienti, semplici e solidali. Noi scommettiamo ad esempio che i partiti debbano tornare, che bisogna riaprire le sezioni, avviare un confronto dal basso, sulle questioni che vivono le famiglie. Nei giorni scorsi abbiamo assistito anche ai commenti trionfali di chi gioisce per il taglio dei parlamentari. Senza calcolare che la solitudine del cittadino aumenterà fino al solipsismo. Bisogna, invece, ridate certezze alle persone evitare quelle derive autoritarie.

Possiamo infine fare una annotazione. La pandemia – come ha ricordato Papa Francesco, come ribadito in numerosi interventi alla tre giorni di Saint Vincent organizzati dalla Fondazione Dc -, ha innescato spinte solidaristiche, ridato un senso a molte comunità disorientate. C’è chi ha lanciato una nuova visione dei corpi intermedi, bisogna puntare a riorganizzarli a renderli pieni di valori e impegno. La Fondazione DC grazie alla sua storia ci prova, con l’obiettivo di riaprire le sezioni, ridare spazio anche fisici agli incontri, al dialogo. Servono soluzioni al disagio che sta emergendo con grande velocità ed evidenza. Nessuna società può vivere senza legami, senza l’impegno ad essere comunità di persone. Senza un collegamento fattivo e virtuoso con lo Stato e i suoi servizi. È un grande tema è una grande sfida su cui ritorneremo.

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