lunedì, 18 Gennaio, 2021
Politica

PNRR: grande concertazione Pubblico-Privato o il piano sarà inclinato

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Il 15 ottobre il Governo presenterà alla Commissione Europea, insieme al Documento programmatico del Bilancio, le linee del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) indicando le priorità italiane nell’ambito del Next Generation EU le cui linee guida sono state inviate agli Stati Membri a metà settembre

Sarà il primo passo formale di un lungo percorso. All’inizio del 2021 il Governo ha promesso che invierà a Bruxelles il dettaglio dei singoli progetti, ben prima della scadenza fissata per la fine di aprile. Da allora la Commissione avrà a disposizione un massimo di 8 settimane per esaminarli e proporli all’approvazione dell’Ecofin che, entro altre 4 settimane a maggioranza qualificata dovrà dare il via libera.

Solo allora arriverà il primo 10% del finanziamento globale (81,4 miliardi di sussidi e 127,4 miliardi di prestiti), salvo intoppi in sede di Consiglio Europeo dove i Paesi egoisti del Nord e quelli sovranisti dell’Est sono pronti fare sgambetti e a tendere imboscate per interessi poco nobili.

I ministeri, durante l’estate, hanno prodotto 558 progetti, troppi… Il Governo ha inviato alle Camere 38 pagine e 32 slide per sintetizzare le linee essenziali del PNRR. Ma finora un dibattito approfondito su questo documento non c’è stato, né in Parlamento né nell’opinione pubblica.

Eppure si tratta di un passaggio cruciale che segnerà il futuro del nostro Paese.

Altri Paesi, Germania in testa, hanno già elaborato i dettagli dei loro piani che arriveranno sulle scrivanie di Bruxelles prima di quelli italiani. Ma questo non è il vero problema. I tempi per fare un buon lavoro ci sono tutti.

Il problema vero è il metodo.

Ha senso affidare il compito di redazione dei progetti ai soli Ministeri? Ne ha poco. Per almeno tre motivi. Ogni Amministrazione ha una visione parziale e particolaristica dei problemi; per questo ciascun Ministero cercherà di “accaparrarsi” la maggior quota dei finanziamenti con proposte numerose e onerose; infine, le competenze tecniche delle Amministrazioni non sono sufficienti per scrivere nel dettaglio progetti che richiedono una conoscenza specifica di settori, mercati, etc.

La redazione dei progetti del PNRR è l’occasione per una grande mobilitazione e responsabilizzazione collettiva nazionale che coinvolga non solo il Governo ma anche il mondo degli interessi. Immagino già le critiche dei soliti noti che urlano sempre contro “il dilagare delle lobby” e altre amenità del genere. Non si tratta di preparare assalti alla diligenza o saccheggi ispirati da interessi particolari ma di costruire insieme, pubblico e privato, piani che funzioneranno solo se terranno conto di variabili complesse che nelle stanze dei Ministeri spesso non entrano tutte e non sono valutate adeguatamente.

Sulla base delle linee guida europee il governo ha indicato le priorità come gli compete. Ma ora Conte deve chiedere a tutti i portatori di interessi di non trincerarsi dietro le critiche ma di assumersi la responsabilità di proporre azioni concrete e praticabili e di farlo nell’ambito di una concertazione che guardi all’interesse generale da costruire insieme.

Ogni parte sociale deve uscire dalla “comfort zone” in cui si trova quando polemizza anche duramente con il Governo, magari manda dossier e richieste e poi finisce lì. No. Questo è il momento di scendere con i piedi per terra, mettersi intorno ad un tavolo e tirar fuori idee praticabili che non tutelino questa o quella corporazione ma, anche a costi di qualche sacrificio, diano una prospettiva di sviluppo all’Italia.

Questo lavoro, che poteva essere iniziato già a metà giugno, non richiede la costituzione di altre task force, ma la capacità da parte del Governo di saper guidare e coordinare questa complessa attività di ascolto ed elaborazione comune.

Conte ha affermato: «Per il Piano ci doteremo di uno strumento normativo ad hoc. Una struttura con norme specifiche e soggetti attuatori dedicati per garantire trasparenza e tempi certi”.

La partita si giocherà proprio nell’individuazione della “struttura” e del “metodo” con cui dovrà lavorare.

Il Governo ha un’occasione storica per segnare un vero cambio di marcia anche nel confronto/dialogo con il mondo degli interessi. Non ne abbia paura ma li coinvolga responsabilizzandoli. Sarà un bene per tutti.

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