martedì, 17 Maggio, 2022
Cuisine Moderne

La cuisine moderne di Kitty’s Kitchen

Mangiare, bere e raccontare il tutto, più semplice di così?
Questo lo scopo di questa rubrica, in cui si farà menzione di ricette, si testeranno ristoranti, si assaggeranno buoni vini, e proverò a raccontarli.

La sottoscritta, curiosa di enogastronomia è sempre alla ricerca di nuove emozioni per il palato e ciò ha fatto che si che questo appuntamento, prendesse il titolo di “cucine moderne”.

Si può classificare la cucina di oggi come cucina moderna? Si può parlare della cucina di oggi senza quella di ieri? Sul si e sul no, possiamo aprire lunghi dibattiti di discreto interesse.

Ma tornando al titolo della rubrica la scelta è stata ispirata proprio da un testo datato 1888: “la cuisine moderne” edito a Parigi ad opera di L. Larose et Forcel, pubblicazione quasi introvabile, in cui si raccontano gli albori della cucina francese borghese casalinga, tra i primi testi in cui si classificano ricette, pietanze e menù seguendo rigorosi ordini di portata più compatibili con gli attuali modelli, utili per “la matresse de la maison”, il target a cui il libro era destinato. Così, giusto per complicare le carte in tavola parleremo di quella “cuisine moderne” mai così ancient e per mescolarle meglio partiremo proprio dall’Italia, in cui solo qualche anno più tardi il nostro Artusi pubblicava il primo e più importante ricettario del nostro paese.

Il testo datato 1888: “La cuisine moderne” edito a Parigi ad opera di L. Larose et Forcel

Cercheremo di trovare quelle tendenze del momento secondo cui il consumatore sceglie sempre più consapevolmente la “trattoria moderna” rispetto al noto e blasonato “stellato” e in vigna tutti tornano ad essere contadini e vigneron e parlano di territorio invece di cercare riparo nell’impianto di vitigni internazionali e lavorare sulla “costruzione” del vino in cantina. Tutto per dimostrare che il mondo della gastronomia e dei prodotti che amiamo segue mode e cicli e magari ci ritroveremo ad amare la cucina dei Monsù proposta in chiave “contemporanea” servita su vassoi pieni di azoto e al posto del risotto con la sfoglia d’oro di Gualtiero Marchesi, ci ritroveremo ad apprezzare “scomposizioni” e “ricomposizioni” di sorprendenti “ragù” e sartù di riso.

Da qui insomma muoviamo i primi passi con l’intento di partire da tradizione e raccontare qualcosa di innovazione passando per i grandi cuochi che ora sono i Signor Chef e aprendo una parentesi sul vino e su chi racconta il territorio interpretandolo. 

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