martedì, 22 Settembre, 2020
Politica

Il rimpasto non è un antipasto

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Che ne sarà del Governo tra una settimana, dopo il doppio voto sul referendum e per le elezioni in sei regioni?

Alcuni osservatori politici, da quando è finito il lockdown, danno per spacciato il Conte2, prefigurando scenari irrealistici.

Dati i numeri che ci sono in Parlamento non ci sono troppe filosofie astratte su cui costruire ipotesi praticabili.

Un governissimo con tutti dentro è impensabile date le distanze enormi tra Lega e Fratelli d’Italia da una parte e il Pd, Leu e Iv dall’altra.

Un governo tecnico, modello Monti, non troverebbe alcuna giustificazione istituzionale visto che in Parlamento c’è una maggioranza e che il Conte2 gode di ampia fiducia da parte dell’Europa, dalla quale ha ottenuto un sostegno straordinario con i 209 miliardi concessi tra prestiti e aiuti.

Un ribaltone che riporti i 5 Stelle a governare con Salvini sarebbe un suicidio clamoroso per il Movimento che in una stessa legislatura cambierebbe tre volte alleato, e che, nell’ipotesi assurda di un ritorno alla formula giallo-verde, andrebbe col cappello in mano ad allearsi col partito che gli ha fatto perdere la metà dei voti in un anno.

Non esistono altre soluzioni possibili.

L’unica novità potrebbe essere rappresentata dalla formazione di un gruppo parlamentare costituito da parte di Forza Italia e membri del gruppo misto: ma si tratterebbe di un’iniziativa di tipo “centrista” a sostegno del Governo e in particolare del Presidente del Consiglio, quindi andrebbe in senso opposto agli scenari che vedono il tramonto di Conte.

Pd e 5 stelle sono “condannati” a governare insieme da qui alle prossime elezioni che, probabilmente, non saranno anticipate. Siccome la politica italiana si fa spesso beffa della ragione, non si possono escludere altre ipotesi, ma sempre interne all’attuale coalizione.

Qualcuno potrebbe ambire a prendere il posto del Presidente del Consiglio e quindi ad adoperarsi per sbalzare Conte dalla poltrona nella certezza che un Conte3 non sarebbe possibile. Può darsi. Ma è poco sensata l’idea che a Palazzo Chigi possa andare un uomo del Pd o uno dei leader dei 5 Stelle. Questo altererebbe i pesi nell’alleanza e metterebbe in difficoltà uno dei due partiti. Trovare una persona che possa essere punto di equilibrio tra Pd e 5Stelle sembra impresa ardua. Chi si illude che Draghi possa prestarsi a questa o ad altra operazione di palazzo sbaglia. D’altro canto una crisi al buio solo per far fuori Conte non sarebbe particolarmente intelligente in piena pandemia e rischierebbe di ritorcersi contro l’ideatore del complotto.

Detto questo, l’ipotesi di fare un tagliando al Governo e di cambiare alcuni ministri oggi sembra meno irrealistica di qualche tempo fa. Per tre motivi. Il primo. Le performance di alcuni Ministri sono state piuttosto deludenti e, visti gli impegni gravosi dei prossimi mesi, Conte avrebbe il dovere, e anche l’interesse, a rafforzare la squadra mettendo in campo energie migliori. Il secondo motivo è tutto politico e dipende dall’indebolimento di Zingaretti e dal desiderio di rivincita di Di Maio. Difficilmente il Pd potrà mantenere la guida in Campania, Puglia, Toscana e Marche. Se ne dovesse perdere una, sarebbe una sconfitta ma non un dramma. Se ne perdesse due o addirittura tre, si porrebbe un problema per la guida del partito e, con nuovi equilibri ai vertici del Pd, ci sarebbe necessità di ribilanciare la sua presenza ministeriale. Nei 5 Stelle Di Maio vuol riprendere il controllo del Movimento e -non potendo diventare Presidente del Consiglio né tornare ad essere Capo politico, deve rafforzarsi nel Governo per stroncare sul nascere l’ascesa di Di Battista.

Il terzo motivo è il riconoscimento a Renzi della sua svolta a favore di Conte, da una iniziale posizione molto polemica e a tratti aspra.

Sicché il rimpasto potrebbe essere una soluzione obbligata per rafforzare la squadra e consolidare gli equilibri interni a Pd e 5 Stelle. L’esperienza insegna, però, che i rimpasti non sono indolori: si sa come cominciano ma serbano sempre sorprese. Occorre un patto di ferro tra gli alleati prima di fare la prima mossa altrimenti il gioco rischia di scappare di mano.

Pensare di usare il rimpasto come antipasto per l’ultima cena del Governo Conte2 è apparentemente un’astuta e cinica strategia. Ma chi sotto il mantello affila il coltello sentendosi volpe, fa bene a ricordare che -come diceva Andreotti- tutte le volpi finiscono in pellicceria o -per dirla con Hegel- che non ha senso mettersi contro l’astuzia della ragione.

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