mercoledì, 1 Dicembre, 2021
Politica

Più partiti più democrazia

Si dicono tante cose e tante belle frasi sono state coniate attorno ai partiti. In una si afferma che “i partiti sono la linfa vitale della democrazia”.

Per capirne qualcosa in più occorre fare dei salti indietro nella storia ed esattamente a quando, un bel giorno, ci trovammo con una persona, con pieni poteri, ed un partito solo, il Partito Nazionale fascista ed imprigionati in una ferrea dittatura durata quasi un ventennio, con strascichi bellici ancora insanabili.

Come sempre accade, anche nei salotti o nelle famiglie, si suole dire che tre parole sono troppe e due sono poche, ma con una non c’è dialogo.

I nostri padri costituenti, sicuramente in virtù della esperienza pregressa, fatta con una persona con pieni poteri, a capo di un unico partito, hanno avuto tante buone motivazioni per lasciare le porte aperte a più soluzioni, dicendo il meno possibile e scrivendo quanto può bastare al buonsenso.

Nella nostra Carta costituzionale si rileva, in effetti, molta avarizia sul fronte della regolamentazione dei partiti e, spesso, ci si domanda se era dovuto alla paura di eccedere nei vincoli burocratici o se era un manifesto atto di coraggio, accompagnato da un eccesso di fiducia verso i consociati.

Sta di fatto che, il costituente, non ha sprecato molto fiato, come per dire: “a buon intenditore poche parole”.

Di parole, in effetti, ne ha utilizzato appena venti, come accennato in un mio precedente articolo alcuni giorni or sono, nel commentare lo sdoganamento a partito del Movimento 5Stelle con un referendum rivolto agli iscritti sulla piattaforma Rousseau, secondo l’omologa del principio costituzionale di cui all’articolo 49 e cioè che:

“Tutti i cittadini hanno il diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale”.

Di partiti, negli ultimi tempi, ne sono sorti abbastanza, sia a livello nazionale e sia in alcune aree geografiche del territorio. Questa proliferazione avviene, sistematicamente, in occasione di consultazioni elettorali europee, nazionale e territoriali.

In altri momenti è conseguenza di conflitti interni tra la componente verticistica del partito, Movimento o associazione che dir si voglia, ed il singolo politico iscritto, al quale non sono stati concessi spazi per dialogare, ovvero maggiori possibilità di avere voce in capitolo.

Ciò succede in modo direttamente proporzionale alla propria statura politica ed al bacino elettorale del collegio nel quale è stato eletto, oltre che ai consensi e credibilità acquisiti, nel tempo, dentro le forze politiche dell’arco costituzionale, per le capacità oratorie in Parlamento, nelle varie sedi istituzionali e fuori, nonché presso i propri elettori, con i quali, normalmente, mantiene contatti.

Attualmente le forze politiche con proprie autonomie rappresentative sono circa 13 a livello nazionale e se ne contano 21 a livello europeo.

Tra i 13 partiti si può annoverare Italia viva, il cui promotore ha trascinato seco i più fedeli suoi sostenitori, costituendo in tal senso, ago della bilancia al governo in carica a cui, a fasi alterne, minaccia di togliere la fiducia.

Le pressioni da parte dei partiti avversari sono più che ovvie, benché spesso il linguaggio lascia molto a desiderare.

Analogo percorso ha fatto, circa un anno fa, il parlamentare europeo Carlo Calenda, già Ministro per lo Sviluppo economico nei tre governi (Renzi, Letta e Gentiloni), eletto nelle fila del Partito democratico, per non aver affatto gradito la formazione del governo Conte2 tra il PD ed il Movimento 5Stelle. Si mise subito in azione, dando vita ad una propria creatura a cui le impose esattamente il nome “Azione”.

Anche questo partito, secondo i sondaggisti, attrae una certa percentuale di consensi tale da creare pressione e distrazioni al governo in carica.

 

Tali partiti svolgono molteplici funzioni, principalmente di contenimento e di frenaggio delle attività politiche e degli atti normativi delle forze di governo non graditi ed a volte anche semplici operazioni di distrazione di massa dell’opinione pubblica, che ha difficoltà a comprenderne le vere ragioni, che passano sotto la terminologia di opportunità politica o visibilità.

In altre aree politiche, quale la destra, una coalizione definita a tre gambe, con qualche fibrillazione e temporaneo distacco, vive in apparente armonia, concordando, di volta in volta intese di desistenza dall’una o dall’altra parte, ovvero di non belligeranza e sostegni concreti a favore del concorde predeterminato candidato presidente.

Questo lavoro riesce molto male alla coalizione di governo per divergenze ab origine.

Sembrano vere tattiche e strategie di alti studi militari per la conquista di territori avversari o per mantenere quelli già conquistati in precedenza.

Non si possono non ricordare altre scissioni avvenute nella sinistra Pd, quale Leu ed articolo uno, nonché la nascita di altri partiti prima ancora, quale Ulivo, Quercia, Margherita, rifondazione comunista, etc., ed altre forze quali, UDC, CDU e forze minori, tutte inglobate sotto l’ombrello della Casa della Libertà.

Insomma, dopo  l’avvento di tangentopoli, scomparsi i partiti, ognuno con una tradizione  storica,  filosofica, culturale e, sopratutto, con quella dose di fascino ideologico, quali il Movimento Sociale Italiano, poi a Fiuggi trasformatosi in Alleanza Nazionale, il partito socialista, il partito liberale,  il partito repubblicano, il partito comunista italiano, il partito radicale e tanti altri, oltre al famoso Scudo Crociato, LIBERTAS – Democrazia Cristiana, mai tramontata e sempre viva nei sentimenti di molti politici e non solo.

Della Democrazia Cristiana è doveroso accennare che vi sono progetti, come grande contenitore di centro, tra cui un convegno in ottobre a Saint Vincent. Si tratterebbe di quella democrazia cristiana che per anni è stata il partito trainante nell’universo politico nazionale con autorevoli segretari e presidenti, quali Arnaldo Forlani, teste chiave nell’inchiesta di mani pulite, per la sua appartenenza alla terna del CAF (Craxi, Andreotti, Forlani), e Benigno  Zaccagnini, soprannominato “ l’onesto Zac”.

Era l’epoca in cui la politica italiana era nelle mani, ovvero in una mano (pentapartito) di cinque partiti che governavano, a turno, dando luogo ai famosi governi balneari, perché duravano all’incirca una stagione. Il più lungo è stato quello con la presidenza del Consiglio dell’onorevole Bettino Craxi (4 agosto 1983- 18 aprile 1987), segretario del partito dal 1976 al 1993, indi la sua fuga ad Hammamet.

Ricordi non belli della nostra Repubblica per il ruolo supplente della Magistratura, per le spettacolari vicende giudiziarie e per alcune tragedie umane di imprenditori chiamati a rispondere per i reati di finanziamenti illeciti ai partiti, con conseguenti reati societari, tra cui il falso in bilancio.

La così detta seconda repubblica ha inizio con la nascita di un partito patronale, di matrice imprenditoriale.

A costituirlo è Silvio Berlusconi che, visto la strage giudiziaria della classe politica del momento, annuncia la sua “discesa in campo” con la costituzione del partito, tuttora vivo e vegeto, denominato “Forza Italia”, con un nuovo approccio e mentalità imprenditoriale ai temi e problemi del Paese, con un debito pubblico da capogiro, una pressione fiscale forte ed una pubblica amministrazione tutta da rifare.

Vicende giudiziarie ed alternanze al governo del Paese con la sinistra, nel ventennio, riesce a modificare poco o niente, anche per il problema atavico del peccato originale relativo al conflitto di interesse sempre pronto ad essere ricordato. L’unico conflitto poteva risiedere, in effetti, nella legge Mammì, che venne battezzata dagli addetti ai lavori – presidente del Consiglio Bettino Craxi – legge berlusconiana.

Si può dire che in questo momento storico tutti i partiti esistenti sono quasi costituti da organismi personalizzati che ne caratterizzano esclusive ed anche pericolose forme di accentramento di potere e di condizionamento sia delle persone che ne fanno parte e sia per i riflessi sulle conseguenti attività politiche e legislative che ne derivano.

La frantumazione e la conseguente riproduzione di partiti patronali, a volte satelliti dei principali, è ancor più sentita nei politici attaccati alla poltrona, per la preoccupazione sull’imminente esito positivo del referendum sulla riduzione del numero dei parlamentari. Sarebbero ben 345 parlamentari in meno tra Camera e senato per la prossima legislatura, per cui una certa apprensione, molto riservata, si avverte anche nello stesso Movimento 5Stelle, promotore della riforma.

Solo una sensata legge elettorale, con uno sbarramento che tenga conto di queste pericolose e demagogiche manovre di frazionamenti artificiosi e perniciosi, con vincoli  chiari per i requisiti di candidabilità ed eleggibilità, potrà dare garanzie di trasparenza, affidabilità ed onorabilità che deve caratterizzare un partito politico sia nei rapporti interni e sia verso gli elettori, nella scelta dei singoli candidati tenuto conto che, ai sensi dell’articolo 67 della Costituzione, “Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato.”

Ci si augura che vi siano sempre più cittadini liberi ed indipendenti, volenterosi di dar vita a partiti che possano far lievitare, democraticamente, la politica nazionale.

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