giovedì, 25 Febbraio, 2021
Politica

Draghi e Conte: cosa serve all’Italia

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L’ex Presidente della Banca Centrale Europea, dopo l’intervista del 25 marzo al Financial Times, in cui segnalava la gravità enorme della crisi e la necessità di una forte azione europea, dal palco del Meeting di Rimini ha svolto riflessioni acute e dato suggerimenti precisi affinché i soldi che l’Europa mette a disposizione non vengano sprecati.

Diversi giornali, alcuni autorevoli, non si sono lasciati sfuggire anche questa occasione per continuare a ricamare uno scenario, piuttosto fantasioso, in cui Draghi sarebbe il “nemico” di Conte pronto a scendere in campo per sostituire l’attuale Presidente del Consiglio.

Premesso che in Italia tutto è possibile, in questo caso, però, il rispetto per la straordinaria personalità di Draghi dovrebbe imporre maggiore prudenza a tanti commentatori politici.

Draghi è stato un eccellente servitore dello Stato, come Direttore generale del Tesoro e Governatore della Banca d’Italia. In Europa ha impresso una svolta storica dando alla BCE una rotta decisa per favorire lo sviluppo e lo ha fatto senza temere di mettersi in contrasto con la Germania.

A livello mondiale è considerato il personaggio pubblico italiano che gode di maggior prestigio e autorevolezza.  È quella che si dice una risorsa per lo Stato. E che risorsa!

Immaginare che una persona con la sua storia non dorma la notte pensando ad una carriera politica e ipotizzare che si possa prestare ai giochi della politica politicante a mio avviso è piuttosto ingeneroso, se non offensivo verso Mario Draghi.

L’ex Presidente della BCE ha sicuramente una passione civile elevata e ha tutte le carte in regola per poter dare, oltre a quello che ha già fatto, un contributo di altissimo livello al suo Paese. Un contributo di cui l’Italia ha bisogno. Ma, proprio per questo, è una figura istituzionale a cui sta stretto qualsiasi ruolo di parte.

Chi ipotizza, o desidera, che Draghi prenda il posto di Conte dovrebbe spiegare con quale maggioranza dovrebbe nascere tale Esecutivo.

Non credo che Draghi accetterebbe mai di fare il Presidente del Consiglio con l’attuale maggioranza, per ovvi motivi: è una coalizione piuttosto risicata in cui persistono ancora, anche se meno che in passato pregiudizi antieuropei, come è evidente nell’insistenza dei 5 Stelle sul No al MES.

C’ è chi ipotizza, o desidera, un governissimo con tutti dentro, e pensa a Draghi come collante di una siffatta grandissima coalizione.

Ve lo immaginate Draghi che a Palazzo Chigi deve tener conto delle opinioni di due partiti sovranisti (Lega e FdI) che, con diverse sfumature, sono ostili a quell’ Europa per la quale egli ha lavorato? Mi pare uno scenario da incubo.

Tirare per la giacchetta Draghi, di qua e di là, è sbagliato perchè rischia di introdurre elementi che contrastano con la figura istituzionale super partes che egli impersona.

Parlare del prossimo Presidente della Repubblica, quando mancano 16 mesi alla scadenza del mandato di Mattarella è indelicato verso chi, dal Quirinale, con equilibrio e saggezza, sta svolgendo in modo eccellente il ruolo di garante dell’unità nazionale e di custode della Costituzione.

Quando verrà il momento, il nome di Draghi sarà sicuramente quello che potrebbe raccogliere il maggior consenso per salire al Quirinale. E questo consenso sarà tanto più ampio quanto meno Draghi sarà associato a questa o quella coalizione. L’Italia ha bisogno di una forte coesione nazionale e il prossimo inquilino del Quirinale dovrà essere eletto col maggior numero di voti possibile.

Nel frattempo l’ex Presidente della BCE, senza diventare uomo di parte, può sicuramente dare un apporto di altissimo livello alle decisioni che l’Italia deve adottare per ridisegnare la sua struttura economico-sociale post Covid.

E qui veniamo a Conte. Il Presidente del Consiglio ha tutto da guadagnare se può avvalersi della grande esperienza di Draghi e sarebbe auspicabile che un dialogo costante e discreto tra i due mettesse il Governo in condizione di chiedere e ricevere stimoli, consigli, critiche e anche indicazioni precise su come meglio gestire alcuni passaggi della ricostruzione ed evitare errori.

Questo non significa mettere Draghi a guidare l’ennesima task-force. Tutt’altro. È bene che rimanga fuori da questi meccanismi spesso poco efficaci. Ciò che serve all’Italia è una interlocuzione diretta, libera e rispettosa tra il Presidente del Consiglio e l’ex Presidente della BCE che non deve diventare un consulente di Conte come tanti ma un autonomo punto di riferimento per la delicata fase che l’Italia deve affrontare.

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