sabato, 19 Settembre, 2020
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Nuova crisi dei consumi a luglio. Confesercenti: pesa il clima d’incertezza. Necessario prolungare cassa integrazione e incentivi fino a marzo 2021

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Più bassi che alti. Così se giugno aveva fatto sperare in una ripresa di consumi luglio ha deluso le aspettative facendo temere il peggio. Per ora i “segnali” rimangono
deboli sul fronte della fiducia. Sul recupero pesa il clima di incertezza per le famiglie e le imprese. Così l’Ufficio Economico Confesercenti commenta i dati Istat sulla fiducia di luglio. Per i consumatori, dopo il lieve rimbalzo di giugno, luglio segna una nuova caduta, che indica il permanere di una forte incertezza sulla situazione generale futura (diminuiscono, infatti, gli indici sul clima economico e su quello futuro).

“Per quanto riguarda le imprese”, spiega Confesercenti, “si registra il secondo incremento consecutivo, per quanto gli indici permangano, come sottolinea lo stesso Istituto di statistica, su livelli storicamente bassissimi. E’ il caso soprattutto del settore turistico dove, nonostante i circa 9 punti di aumento, l’indice è pari a 41. Ma anche nel commercio, nonostante la risalita, gli indicatori sono molto bassi”. Quindi gli operatori intravedono dei miglioramenti seppure molto graduali ed, in particolare, è ancora fortemente negativa la valutazione su vendite ed ordini. In alcuni settori la ripresa in corso è solo parziale e gli effetti di questa crisi, per molte imprese, non rientreranno in tempi brevi. “Dopo le conseguenze dirette del lockdown, nei prossimi mesi emergeranno gli esiti legati alle perdite di posti di lavoro e al clima di incertezza, che peserà sulle decisioni di spesa di famiglie e imprese ancora a lungo”, sottolinea con preoccupazione la Confesercenti, “Le prospettive di un ulteriore recupero sono legate al massiccio impegno finanziario del Recovery Fund, concordato a livello europeo, e assecondato dall’espansione del bilancio delle maggiori banche centrali.

Ma l’Italia in questo contesto resta il paese più fragile: la crisi del Covid-19 ha, purtroppo, rafforzato, le contraddizioni accumulate dal nostro paese in un ventennio di mancata crescita, bisognerà perciò agire con chiarezza, tempestività ed efficacia anche nell’utilizzo delle risorse comunitarie, una grande sfida per il nostro Paese”.

Lo scenario di una ripresa ha come sfondo migliaia di imprese ancora in difficoltà. “Apprendiamo”, dice Confesercenti, “che nel prossimo decreto di agosto ci saranno misure per il prolungamento per la cassaintegrazione e nuovi sostegni alle attività, ma non basta: è necessario inserire anche una misura che proroghi la sospensione dei mutui e della trasmissione protesti introdotta dal CuraItalia, e in scadenza a fine agosto”.
Per Confesercenti la crisi delle imprese non è terminata con la fine del lockdown. Per molte la situazione si è anzi aggravata con il riavvio dell’attività, che ha visto ripartire i costi ma non i fatturati, complice un’estate gelida dal punto di vista dei consumi e del turismo.

“Nel commercio, nei servizi turistici, nella ricettività e nella somministrazione un’impresa su tre teme di chiudere”, rivela la Confederazione degli esercenti, “Per molti, rimanere aperti è un vero e proprio esercizio di equilibrismo. Durante il lockdown, giustamente, erano state previste la sospensione del pagamento delle rate dei mutui e dei leasing, la non revocabilità delle linee di credito a breve termine e che i pubblici ufficiali non trasmettessero, fino al 31 agosto 2020, protesti o constatazioni equivalenti alle camere di commercio, provvedendo d’ufficio alla cancellazione degli stessi ove già pubblicati. È necessario”, conclude la Confesercenti, “che queste misure siano prorogate almeno fino al marzo del prossimo anno: sono fondamentali per la tenuta del tessuto imprenditoriale e in particolare delle PMI travolte dall’onda lunga dell’emergenza Covid”.

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