sabato, 11 Luglio, 2020
Politica

A Conte serve un gruppo parlamentare non un partito

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Fondare partiti è una sorta di hobby nazionale. Poco importa che la loro aspettativa di vita sia mediamente molto corta. Però che male c’è?

Anzi. È segno di vitalità della democrazia e anche di una fede incontrastata in uno strumento di aggregazione e rappresentanza del consenso cui la nostra Costituzione assegna un ruolo cruciale (art.49) “Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale“.

Conte vuol fondare un partito? E perché no? In tanti ci hanno provato. D’altronde oggi i partiti sono entità liquide che trovano il loro catalizzatore chimico in un leader che abbia grande visibilità. E il Presidente del Consiglio gode sempre di grande attenzione. Così fu nel 2013 per Mario Monti e la sua “Scelta Civica” così è adesso per Giuseppe Conte. Il partito di Monti, che era stato nominato senatore a vita poco prima di diventare Presidente del Consiglio, fondato nel 2013 visse solo due anni. Era accreditato nei sondaggi intorno al 15%, ma nelle elezioni politiche del febbraio 2013 raccolse solo l’8,5% e dopo due anni di scontri interni si sciolse.

Monti non era un politico e la sua decisione di “scendere in campo” irritò non poco il suo mentore Giorgio Napolitano che lo aveva voluto alla guida del Governo dopo il tracollo di Berlusconi.

Per Conte andrà diversamente? Sulla carta lo spazio politico per un partito di centro, serio e con idee equilibrate c’è e come!!. Triste è la liquefazione di Forza Italia che non è capace neanche di dire no ad una manifestazione sconclusionata, e pure pericolosa per la salute pubblica, come quella voluta da Salvini e Meloni del 2 giugno. L’incapacità di Berlusconi di recidere i legami con questa destra nazionalista, illiberale e antieuropea crea un vuoto nell’area di centro moderato che rimane sguarnito. Un tempo le vere gare politiche si giocavano nella rincorsa ad occupare le posizioni più centrali. Ora tutti vogliono fare i centravanti e nessuno sta più al centro del campo politico che quindi è zona libera. Ma non è facile occuparla.

Monti non ci riuscì, ma all’epoca Berlusconi era ancora forte. Conte potrebbe farcela? Certo dovrebbe scrollarsi di dosso il battesimo grillino con cui è stato iniziato alla politica e anche un armamentario populista di cui all’inizio si era ammantato. Ma questo non è impossibile.

Conte si è dimostrato duttile, capace di cambi di rotta ben gestiti anche se arditi, dotato di buona capacità di mediazione, disponibile a compromessi Sembra abbastanza accomodante, poco irascibile. Tutte caratteristiche indispensabili per chi voglia fare il “centrista” in Italia.

Ha ancora difetti di comunicazione – ma non per colpa sua ma di chi lo consiglia – e quindi eccede in presenze, troppo frequenti, lunghe e verbose. Ma a questo si può rimediare.

Il problema di Conte è che oggi non può fondare un partito perché questo indebolirebbe il suo ruolo di Presidente del Consiglio che può giocare un ruolo multiplo di essere espressione del M5S, che lo indicò a Mattarella due anni fa, ma libero da vincoli di “obbedienza” al sinedrio grillino e quindi interlocutore ben accetto del Pd e, in qualche modo dotato di relativa “terzietà” rispetto ai due principali partner di governo.

Se fonda oggi un suo partito Conte non è più super partes ma diventa “parte” e quindi guardato con sospetto. La fretta di crearsi un partito adesso dimostrerebbe mancanza di fiducia nella durata del governo che presiede e quindi indebolirebbe il suo attuale ruolo.

Se l’Italia ha bisogno di un vero partito di centro Conte non ha oggi bisogno di farsi un partito che lo esponga come leader di parte.

Più utile sarebbe per lui che nei due rami del Parlamento si formassero due gruppi parlamentari autonomi da Pd e 5S che, di fatto potrebbero fungere da paladini del Presidente del Consiglio in quanto tale e non come leader di una nuova formazione politica.

Conte avrebbe bisogno di una trentina di deputati e una ventina di senatori che avessero in lui il punto di riferimento e che gli facessero da sponda non solo nei complessi lavori parlamentari ma anche nelle trattative che si svolgono a Palazzo Chigi e nelle segrete stanze.

In pratica Conte dovrebbe poter dire a Renzi, Di Maio/Crimi, Zingaretti: guardate che devo tener conto non solo di quello che dite voi ma anche di quello che pensano e vogliono questi e gruppi parlamentari affidabili che sostengono la maggioranza di governo. In questo modo Conte potrebbe controbilanciare le spinte che vengono da fazioni grilline, scontenti del Pd e dall’irruenza perenne di Renzi e schierare una sorta di pattuglia parlamentare di fedelissimi su cui contare al 100 per cento.

Questo davvero gli sarebbe utile e lo rafforzerebbe.

Poi per il partito ci sarà sempre tempo, tanto la legislatura dura a lungo …o no?

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