sabato, 31 Ottobre, 2020
Società

Investire nel digitale per ridurre le disuguaglianze

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L’innovazione tecnologica e la digitalizzazione sono indispensabili per poter agire in una prospettiva di crescita per il Paese. 

Il ricorso a strumenti digitali sempre di più si mostra vitale per la sostenibilità di molte attività. L’emergenza da Covid-19 non ha fatto altro che evidenziare quanto necessario sia investire in infrastrutture e nell’implementazione delle competenze digitali.

La tecnologia, in ragione delle misure adottate per fronteggiare l’emergenza sanitaria, si è imposta ad aziende, istituzioni pubbliche ed agli stessi cittadini, al fine di scongiurare una totale paralisi del Paese. È solo grazie al ricorso all’e-learning che si è potuti andare avanti con la didattica ed allo smart working che si è riusciti a gestire alcuni settori produttivi.

Ma l’emergenza sanitaria ha anche portato alla luce l’esistenza di un divario digitale che esclude una consistente fetta della popolazione dalla fruizione di servizi, generando enormi discrepanze e disuguaglianze.

Stando ai dati Istat del 2019, in Italia, il 76,1% delle famiglie dispone di un accesso a Internet e il 74,7% di una connessione a banda larga.

Resta tra le famiglie, però, una forte disomogeneità nell’accesso alla rete.

La principale causa è da ricondurre a fattori generazionali e culturali: quasi tutte le famiglie con almeno un minorenne dispongono di un collegamento a banda larga (95,1%); la percentuale scende notevolmente per le famiglie composte esclusivamente da persone ultrasessantacinquenni (al 34,0%).

Dispongono di una connessione a banda larga il 94,1% delle famiglie in cui almeno un componente è laureato, mentre, se il titolo di studio è inferiore, la percentuale diminuisce (46,1%).

Pur riducendosi il gap tra le regioni, resta però importante la differenza tra le famiglie che risiedono in comuni di centro area metropolitana (80,4%) e famiglie che risiedono in comuni con meno di 2000 abitanti (69,6%).

In tutti i casi, il motivo principale addotto, per l’assenza di una connessione internet nella propria abitazione, è la mancanza di capacità (56,4%), solo il 13,8% riporta motivazioni economiche legate all’alto costo dei collegamenti o degli strumenti necessari.

Ma l’analfabetizzazione digitale è solo uno dei fattori che influisce negativamente sull’accesso alle nuove tecnologie. L’altro elemento su cui è provvidenziale agire sono le infrastrutture.

La Commissione Europea attualmente ha identificato due livelli di digital divide. Il primo, che in Italia riguarda una piccola parte della popolazione (5,6%), si riscontra quando c’è mancanza di copertura di banda larga fissa ad almeno 2Megabit. Il secondo, invece, quando rileva una mancanza di copertura di banda ultra larga, indispensabile per un uso adeguato dei servizi internet. In quest’ultimo caso i dati oscillano tra il 20% ed il 40%.

Da fonti sia nazionali che internazionali, quindi, emerge quanto in Italia sia stagnante la crescita digitale, tanto da penalizzare la partecipazione consapevole dei cittadini e la capacità del Paese stesso di aprirsi a mercati ed opportunità nuove. 

Una risposta per muovere i dei passi in tale direzione è arrivata nei giorni scorsi: il Ministro per l’innovazione tecnologica e la digitalizzazione ha annunciato l’avvio di “Repubblica digitale”, l’iniziativa con cui l’Italia aderisce alla Coalizione per le competenze e le professioni digitali, rientrando nel programma europeo elaborato nel 2016 dalla Commissione europea.

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