mercoledì, 20 Ottobre, 2021
Cultura

Riscoprire la Costituzione ai tempi del Covid-19

Le misure di contenimento del contagio da coronavirus hanno indotto il governo centrale e le singole Regioni – queste ultime nel perimetro della Riforma del Titolo V della Costituzione – a varare una serie di misure estremamente limitative della libertà di circolazione dei cittadini. In questo frangente molto particolare è tornato d’attualità il dibattuto sui problemi relativi all’esercizio dei diritti fondamentali e della legittimità della loro limitazione a tutela della salute.

Mentre attendiamo di conoscere le prossime mosse del Governo verso la cosiddetta “fase due”, un libro dell’ex magistrato Michele Del Gaudio – “La costituzione è rock pop rap trap…” (Edizioni Alimena) – ci invita a riflettere sullo straordinario patrimonio di valori che contiene la Carta firmata il 27 dicembre 1947 da Enrico De Nicola, Capo provvisorio dello Stato eletto dall’Assemblea Costituente, Umberto Terracini, Presidente dell’Assemblea Costituente, e dal nostro fondatore Alcide De Gasperi, capo del governo. Ecco come ha risposto alle nostre domande.

L’ex magistrato Michele Del Gaudio

La Costituzione dovrebbe essere la base condivisa di tutto il popolo italiano, ma così non è. Di chi la colpa: dello scadimento della politica o della scarsa cultura delle persone?
“La Costituzione viene discussa e approvata nel 1946-1947 ed entra in vigore il 1° gennaio 1948. La scrivono 556 donne e uomini subito dopo aver riconquistato la libertà e aver messo la parola fine alla seconda guerra mondiale, che provoca 55 milioni di vittime. Si diffonde quindi una coscienza collettiva animata da ideali che prima non avevano mai trovato espressione così completa in un atto giuridico: la nostra Costituzione disegna un mondo ideale non reale. Traccia un cammino con delle stelle comete da seguire, senza però la certezza di poterle raggiungere. In altre parole cuce un abito, per le cittadine e i cittadini, troppo elegante per essere indossato nella cruda vita di tutti i giorni, frequentata non solo da persone perbene, ma anche da mascalzoni. Non è però un libro dei sogni, può essere attuata, ma occorre il tempo necessario affinché aumentino sempre più coloro che passino dall’io al noi, agiscano insieme per costruire non per distruggere, per rispettare i diritti altrui non per negarli. Quindi è colpa degli esseri umani e dei loro rappresentanti nelle istituzioni, che non vengono da un altro pianeta, ma sono la corrispondente immagine riflessa”.

Come le è venuta l’idea  di raccontare la Costituzione attraverso le canzoni?
“Man mano cresceva con me la propensione a difendere i deboli… fino a capire che, nella nostra società, fra i deboli ci sono bambine, bambini, adolescenti, giovani: le loro esigenze sono troppo spesso calpestate. Il loro mondo trascorre buona parte della sua giornata ascoltando musica, cantando, ballando? Ed ecco “La Costituzione è rock pop rap trapp”, in cui le norme costituzionali assumono forma attraverso i testi delle canzoni che ragazze e ragazzi amano, non grazie a complicate frasi giuridiche di studiosi. La seconda idea è affidare ad un dialogo fra loro i frammenti della Costituzione più vicini al loro sentire. A tal fine ho ripreso l’esperienza del Gruppo “Ragazze e ragazzi protagonisti”, formato da alunne ed alunni di scuole primarie, medie, superiori fino agli universitari, che si è riunito ogni 15 giorni per 3 anni”.

Ritiene che la riforma del Titolo V costituisca un tradimento della volontà dei padri costituenti?
“No, è l’attuazione dell’articolo 5, secondo cui “La Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali… (e) il più ampio decentramento amministrativo…”. È evidente che la Costituzione non vuole uno Stato centralistico, dove il cuore sta al centro e muove tutto, ma un “organismo vivente composto da parti viventi”, cioè tanti nuclei diffusi sul territorio nazionale con la loro autonomia. I problematici rapporti fra Stato e Regioni durante l’attuale pandemia non dipendono dai precetti costituzionali, ma dallo scontro politico fra le persone che ricoprono cariche centrali e locali”.

Cosa manca nella Carta, sempre che lei ritenga che il testo debba essere utilmente adattato ai tempi?
“La Costituzione ha superato i 70 anni, va aggiornata almeno nella parte delle istituzioni. Guai però a mutarne la struttura architettonica, sarebbe un’altra costruzione… non quella dei 556 modesti ed umili muratori del 1948. È innegabile che uno Stato moderno non può avere un governo all’anno; un parlamento pigro; orientamenti economici, fiscali, giudiziari, continuamente modificati. Occorre approvare riforme che rendano il governo stabile, consentendogli di adottare una visione politica programmata nel tempo; ma anche efficiente, spedito nell’azione, per dominare gli avvenimenti e non esserne dominato. Anche il potere legislativo va trasformato: deve essere agile e snello, trovare conclusioni appaganti in tempi brevi. E poi non bisogna creare confusione fra forma di stato ed effettiva gestione del potere. Il sistema più democratico e solerte del globo non è in grado di estirpare degenerazioni endemiche quali la partitocrazia e la burocrazia. La soluzione non sta solo nella regola, ma anche nel modo di fare politica e amministrazione”.

Sarebbe un bene o un male inserire la lotta alla corruzione ed alla evasione fiscale nella Costituzione?
“La Costituzione contiene ciò che unisce le donne e gli uomini, di un determinato territorio, che decidono di stare insieme con gli stessi principi e gli stessi obiettivi. Quindi disegna le stelle comete da rincorrere: libertà, uguaglianza, solidarietà…; i pianeti da raggiungere: giustizia sociale, lavoro per tutti…; le astronavi da utilizzare: parlamento, governo, magistratura… . Se si aggiungono regole di comportamento effettivo si rischia di svilire la grandiosità del suo messaggio. Peraltro corruzione e evasione fiscale sono già vietate dalla Costituzione quando all’articolo 54 prevede “Tutti i cittadini hanno il dovere di essere fedeli alla Repubblica e di osservarne la Costituzione e le leggi”. E corruzione ed evasione sono vietate da una legge”.

Lei che ha anticipato di vari anni Tangentopoli. Che giudizio conserva di quel periodo? E di oggi?
“Furono anni di sofferenza ed entusiasmo, di paura e di impegno, di studio e azioni, di dubbi e decisioni, di scelte ed errori, di concretezza e poesia, di solitudine e comunità, ma soprattutto di sentimenti ed ideali, di consapevolezza di aver dovuto gestire una cosa più grande di me e di soddisfazione per averlo fatto con onestà ed equilibrio. La “Mani pulite” di oggi è molto simile a quella degli anni ’90”.

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